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direttore Paolo Pagliaro

UCRAINA, SI COMBATTE
CON STORMI DI DRONI

UCRAINA, SI COMBATTE <BR> CON STORMI DI DRONI

“Il nemico ha effettuato 975 raid aerei su 56 aree della regione”. È con questo scarno e drammatico bollettino che il governatore della regione di Zaporizhzhia, Ivan Fedorov, ha fotografato l'ultima, violentissima ondata di bombardamenti russi che ha flagellato l'Ucraina meridionale. Un'offensiva a tutto campo che sul terreno ha lasciato un tragico bilancio di tre vittime e 18 feriti, inserendosi in una delle fasi più calde e tatticamente sature dell'intero conflitto. Il quadro generale d3ella situazione fotografa ancora una volta il fatto che quella in Ucraina sia divenuta (ormai da anni) una vera e propria guerra di logoramento che ha ormai travalicato i confini tradizionali del fronte, trasformando i cieli delle due nazioni belligeranti dell’Europa orientale in un teatro di saturazione tecnologica senza precedenti, dove lo sciame di droni è diventato lo strumento principale di pressione strategica e psicologica.

LA GUERRA DEI CIELI: L'OFFENSIVA ASIMMETRICA DI KIEV. I numeri emersi nelle ultime ore delineano una controffensiva aerea ucraina di proporzioni raramente registrate nel corso delle ostilità. Il Ministero della Difesa russo ha comunicato che, durante la notte tra ieri e oggi, le difese antiaeree di Mosca hanno intercettato e distrutto ben 419 droni ucraini in un perimetro che ha interessato ben 19 territori della Federazione, inclusa la penisola annessa della Crimea, la regione di Krasnodar e la stessa area metropolitana della capitale. Questa nuova massiccia incursione segue da vicino il record assoluto registrato nella notte tra giovedì e venerdì scorsi, quando l'esercito russo aveva annunciato l'abbattimento di ben 660 velivoli senza pilota.

La strategia di Kiev appare chiara nella sua esecuzione geopolitica: saturare i sistemi di difesa aerea russi e colpire sistematicamente i nodi energetici e logistici per soffocare la macchina bellica nemica. Gli effetti di questa campagna senza precedenti iniziano a essere visibili anche nelle ammissioni del Cremlino. Lo stesso presidente russo, Vladimir Putin, ha recentemente riconosciuto una “certa carenza” di carburante all'interno del Paese, un'anomalia causata direttamente dai ripetuti e precisi attacchi ucraini contro le infrastrutture per gli idrocarburi e le raffinerie nelle retrovie profonde della Russia.

IL FRONTE DI MOSCA E IL DRAMMA DEI CIVILI. La vulnerabilità della capitale russa è emersa con forza nei resoconti locali. Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha riferito stamane che la contraerea ha dovuto respingere ben nove ondate consecutive di velivoli diretti verso la città, intercettandone 46. Sebbene Sobyanin abbia rassicurato la cittadinanza sull'assenza di danni macroscopici o feriti immediati nel centro urbano, l'allarme ha paralizzato diversi settori amministrativi. Il bilancio più tragico di questa guerra di droni si è registrato però a Yegoryevsk, nella cintura metropolitana moscovita. Il governatore regionale Andrei Vorobyov ha confermato che ieri sera l'impatto di un velivolo senza pilota ha innescato l'incendio di un'abitazione privata. Sotto le macerie e le fiamme sono rimaste intrappolate diverse persone; nonostante il tempestivo intervento delle squadre di soccorso, che hanno estratto vive due coppie di adulti e bambini, un neonato di appena sei mesi è deceduto durante il trasporto in ospedale a causa delle gravi ferite riportate. Nel complesso, le forze ucraine hanno tentato di colpire 12 cittadine satellite della capitale, spingendo la difesa aerea a un lavoro frenetico che ha portato alla distruzione di 60 droni nell'intera macro-area.

IL LOGORAMENTO NEL DONBASS E I RAID DELLA VIGILIA. Mentre i droni colpiscono a lungo raggio, sul fronte interno la devastazione si consuma secondo i canoni della guerra d'attrito. Nella giornata di ieri, i raid aerei russi hanno provocato la morte di dieci civili in Ucraina: sei vittime si sono registrate a Dnipro, tre a Zaporizhzhia e una nel distretto di Kharkiv. Sul fronte opposto, un raid ucraino ha causato la morte di un civile nella regione occupata di Luhansk, a dimostrazione di come la popolazione non trovi più aree di reale sicurezza da ambo i lati della linea di demarcazione. Sotto il profilo strettamente militare, l'esercito ucraino ha rivendicato un importante successo tattico nel Donbass, confermando la distruzione di tre ponti ferroviari e stradali. Si tratta di snodi infrastrutturali vitali che i comandi di Mosca utilizzano quotidianamente per il trasporto rapido di personale, armi, munizioni e attrezzature logistiche verso le linee avanzate, un'operazione che costringerà ora i russi a ricalibrare i flussi di rifornimento su rotte più lunghe ed esposte.

L'ALLARME DELLA NATO E GLI SCENARI FUTURI. Le ripercussioni a lungo termine di questo scontro stanno ridefinendo le dottrine di sicurezza dell'intera Europa occidentale. Nel suo rapporto annuale sulla strategia globale diffuso proprio ieri, il Ministero della Difesa olandese ha formulato una previsione che ha scosso le cancellerie alleate: gli analisti dell'intelligence dell'Aia stimano che la Russia potrebbe essere in grado di lanciare una campagna militare “limitata” contro un Paese membro della NATO ad appena un anno di distanza dall'eventuale conclusione del conflitto in Ucraina. Il documento evidenzia come l'economia russa si sia ormai totalmente strutturata come un'economia di guerra e come Mosca stia assimilando lezioni tattiche fondamentali sull'uso della tecnologia asimmetrica. La transizione verso sistemi d'arma “autonomi” sta spingendo anche i Paesi Bassi a ricalibrare la propria difesa, ponendo l'obiettivo di raggiungere oltre la metà delle proprie capacità operative tramite sistemi guidati dall’intelligenza artificiale e droni entro i prossimi cinque anni. Un segnale evidente che il conflitto in corso non rappresenti più una crisi regionale, ma il prototipo della guerra globale del prossimo decennio. (30 GIU – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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