“Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma ovviamente dalle indagini non è trapelato nulla. Adesso aspettiamo gli sviluppi. Ho voluto ringraziare personalmente il Nucleo investigativo dei Carabinieri e il dottor Carlo Villani, che mi aveva promesso che avrebbe chiuso le indagini ed è stato di parola. Adesso bisognerà capire i dettagli di tutta questa vicenda e capire se ci sono altri livelli. Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale, chi ha provato a distruggere le SIM. Vedremo cosa accadrà ancora”. Con queste parole il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha commentato stamane a caldo, in un collegamento telefonico con la trasmissione “Agorà Estate” su Rai 3 condotta da Giulia Di Stefano con Marco Carrara, la svolta giudiziaria sulla grave intimidazione subita lo scorso autunno. Nelle prime ore della mattina, infatti, i militari del Comando Provinciale di Roma, supportati dai reparti di Napoli e Avellino, hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di quattro persone gravemente indiziate di aver pianificato ed eseguito l'attentato dinamitardo che il 16 ottobre 2025 ha devastato l'abitazione del cronista a Torvaianica, frazione del comune di Pomezia. Il provvedimento, siglato dal gip del Tribunale capitolino su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, prevede il trasferimento in carcere per tre degli indagati e gli arresti domiciliari per il quarto. Le accuse sono pesantissime: detenzione, porto e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, il tutto aggravato dal metodo mafioso e dall'aver agito in più di cinque persone.
LA PISTA CAMPANA E L'ESPLOSIVO DA CAVA. Le indagini dei Nuclei Investigativi di Roma e Frascati hanno svelato un'operazione condotta su commissione da un commando assoldato dietro compenso economico per fare un “favore” a soggetti ancora non identificati. A tradire gli esecutori materiali è stata una Fiat 500 X noleggiata in Campania. Una telecamera della strada statale 148 “Pontina” ha registrato il transito della vettura verso la Capitale e il suo repentino rientro nelle ore immediatamente successive alla deflagrazione. L'analisi incrociata dei tabulati telefonici operata dagli investigatori ha dimostrato una perfetta sovrapposizione tra la rotta dei cellulari degli indagati e i movimenti del veicolo, non solo la sera del delitto, ma anche nei giorni precedenti, quando la banda aveva effettuato un minuzioso sopralluogo della zona. L'esplosione, che ha distrutto le due autovetture di Ranucci e danneggiato il muro di cinta, avrebbe potuto avere esiti ancor più drammatici se qualcuno si fosse trovato nelle vicinanze, cosa che non è avvenuta per pura casualità. Gli accertamenti tecnici compiuti dalla Sezione Rilievi, dagli Artificieri e successivamente dal Ris di Roma hanno accertato l'impiego di “gelatina da cava”, un materiale obsoleto ma dotato di un enorme potenziale distruttivo, la cui reperibilità indica chiaramente l'accesso a canali illeciti di rifornimento di esplosivi sul mercato nero.
LA RETE DEI MANDANTI E I TENTATIVI DI DEPISTAGGIO. Le risultanze dell'inchiesta della DDA confermano una struttura di supporto logistico ed economico eccezionalmente ramificata e protettiva fornita dal o dai mandanti. Questi ultimi si sono adoperati per garantire agli esecutori fondi liquidi, schede telefoniche dedicate alla copertura delle comunicazioni, assistenza legale e finanche la pianificazione di una fuga all'estero in caso di necessità. Dal canto loro, gli indagati hanno tentato in più occasioni di inquinare le prove effettuando bonifiche elettroniche alla ricerca di eventuali microspie degli inquirenti, sbarazzandosi dei supporti informatici e concordando precise linee difensive improntate all'omertà. L'indagine, tuttavia, resta in piena evoluzione: mentre si cercano i mandanti apicali, sono tuttora in corso numerose perquisizioni a carico di altri soggetti sospettati di aver fornito l'esplosivo da cava o supporto logistico nelle fasi cruciali dell'azione criminale. (30 GIU - deg)
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