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direttore Paolo Pagliaro

IL PAPA AI LEFEBVRIANI:
FERMI O SARA’ SCISMA

IL PAPA AI LEFEBVRIANI: <BR> FERMI O SARA’ SCISMA

Mancano ormai una manciata d’ore alla scadenza di quella che appare a tutti gli effetti come una linea rossa invalicabile per il futuro e l'unità della Chiesa cattolica. La data di domani, primo luglio, rappresenta il drammatico spartiacque temporale che potrebbe sancire una frattura formale e insanabile tra Roma e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, il movimento ultra-tradizionalista fondato da monsignor Marcel Lefebvre. La tensione ha raggiunto il culmine dopo la diffusione della lettera autografa inviata da papa Leone XIV a don Davide Pagliarani, superiore generale della Fraternità. Si tratta di un testo drammatico, intriso di affetto cristiano ma altrettanto fermo nel denunciare la gravità teologica e canonica di un imminente atto scismatico, rappresentato dalla volontà di procedere all'ordinazione di nuovi vescovi senza il necessario mandato pontificio.

LA LINEA ROSSA DI DOMANI: IL RISCHIO DEL BARATRO SCISMATICO. Il fulcro dell'emergenza ecclesiale si consuma interamente intorno alla scadenza di domani. L'eventuale consacrazione di nuovi presuli da parte della leadership della San Pio X, programmata in aperta disobbedienza all'autorità papale, configurerebbe formalmente un atto scismatico dalle conseguenze dirompenti. Nella sua missiva, papa Leone XIV ha voluto delineare con estrema chiarezza i risvolti drammatici che questa scelta avrebbe sulla vita spirituale delle stesse comunità tradizionaliste. Una rottura formale di questo tipo priverebbe infatti i fedeli della possibilità di ricevere i sacramenti in modo lecito e, per alcuni di essi come la Penitenza e il Matrimonio che richiedono la giurisdizione della Chiesa locale, ne comprometterebbe persino la validità canonica.

Richiamando l'immagine evangelica della veste indivisibile di Gesù, il Pontefice ha definito lo scisma come un peccato di estrema gravità che ferisce profondamente il corpo mistico della Chiesa. Secondo le norme del diritto canonico, d'altronde, la consacrazione episcopale priva del mandato apostolico fa scattare l'immediata scomunica automatica “latae sententiae” sia per i vescovi consacranti sia per coloro che vengono consacrati.

MEZZO SECOLO DI FRIZIONI: DALLE RIFORME CONCILIARI A OGGI. Per comprendere appieno la gravità delle prossime ore è necessario riavvolgere il nastro di una crisi ecclesiale profonda, che affonda le sue radici nella seconda metà del Novecento. La Fraternità San Pio X nacque nel 1970 per iniziativa dell'arcivescovo francese Marcel Lefebvre, ponendosi sin da subito in aperta reazione alle riforme introdotte dal Concilio Vaticano II. L'intera storia del movimento è stata costellata da continui strappi e da parziali tentativi di ricucitura con il soglio pontificio, incentrati sul totale rifiuto di nodi dottrinali storici. Lefebvre e i suoi seguaci hanno sempre rigettato la libertà religiosa, l'ecumenismo, il dialogo interreligioso e, soprattutto, la riforma liturgica che ha sostituito la storica Messa in latino in rito tridentino con il Novus Ordo in lingua volgare.

La prima vera linea rossa venne superata il 30 giugno 1988, quando monsignor Lefebvre consacrò quattro vescovi a Ecône, in Svizzera, senza l'approvazione di Papa Giovanni Paolo II, un atto che determinò la scomunica formale e la dichiarazione ufficiale dello scisma. Negli anni successivi non sono mancati i tentativi di riconciliazione, come nel 2009, quando Papa Benedetto XVI revocò le scomuniche ai quattro vescovi nel tentativo di favorire il rientro della Fraternità nella piena comunione. Tuttavia, i colloqui si arenarono nuovamente dinanzi al rifiuto della Fraternità di accettare integralmente il magistero conciliare. Sotto la guida di don Davide Pagliarani, eletto superiore nel 2018, il movimento ha mantenuto intatta la propria linea di assoluta intransigenza, culminata nella decisione odierna di procedere a nuove ordinazioni per garantire la sopravvivenza della propria gerarchia. La Chiesa cattolica si trova ora sospesa a un filo, in attesa di capire se la leadership di Ecône deciderà all'ultimo miglio di tornare sui propri passi o di consumare lo strappo definitivo. (30 GIU – deg)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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