Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

‘’DISASTRO A GAZA,
BIMBI TRA FOGNE E TOPI’''

‘’DISASTRO A GAZA, <BR> BIMBI TRA FOGNE E TOPI’''

“Le città sono rase al suolo, livellate, azzerate. Rafah non esiste più. Ciò che a me colpisce di più è il fatto di viaggiare su strade fortuite, in mezzo alle tende, alle fognature. Qui vive la gente di Gaza. Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori. E una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Mordono soprattutto i bambini e Gaza è piena di bambini, si vedono ovunque ma, anziché andare a scuola, giocano, sporchi, accanto alle fogne”. L’immagine, infernale, di Gaza ci viene restituita dal cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme dei Latini, dal palco del Teatro sociale di Bergamo, dove ieri gli è stato consegnato il Premio per il dialogo e la pace dalla rivista Limes. Nel dialogo con il direttore di Limes, Lucio Caracciolo – come riportano i media vaticani - Pizzaballa ha raccontato la sua visita nella Striscia, fatta proprio la settimana scorsa, con Teofilo III, patriarca greco ortodosso di Gerusalemme. Un “disastro”, dice il religioso, sottolineando che dopo il cessate-il-fuoco non si intravede alcun miglioramento per la popolazione locale: “Se un po’ di cibo ad oggi riesce ad entrare, tutto il resto è ancora proibito. I prodotti dual use non possono entrare. E con dual use si intendono persino i banchi di scuola, le matite, i quaderni, il vetro con cui si fanno le finestre. Noi vogliamo riaprire le scuole, ma manca quasi tutto. Si cerca di rimediare riciclando pezzi qua e là. Quel che serve subito, mi hanno detto gli operatori sanitari, è il personale preparato a gestire i traumi psicologici dei bambini e delle mamme. Sarà una questione di cui prendersi cura con la dovuta sensibilità. Lo dirò in modo poco diplomatico, ma io provo una grande pena, non riesco a comprendere”. Anche in Cisgiordania, spiega Pizzaballa, la situazione è drammatica: “Non vige la legge e, se c'è, non è fatta per i palestinesi. Ai coloni israeliani viene permesso tutto. Fanno check-point ovunque, tagliano gli alberi, non ti fanno coltivare la terra, aggressioni, furti, insulti sono diventate scene quotidiane. Spesso chiamiamo l’esercito israeliano affinché intervenga per placare i coloni, ma quando arrivano sono già andati via, come se qualcuno li avesse avvisati per tempo, e così l’Idf finisce per prendersela con noi”. Tutto questo, però, secondo il patriarca, non deve far venire meno la necessità del dialogo, anzi: “Il 7 ottobre è molto presente nell'animo ebraico e israeliano. Da quel giorno sono cadute le ultime remore”, sottolinea il cardinale, spiegando che oggi Israele “è un insieme di cose, c’è di tutto ma,  devo dire con dolore, i più duri sono i militari religiosi. Con loro è molto difficile avere un rapporto chiaro e sereno. Le componenti più estreme della popolazione ebraica non sono ancora una maggioranza, ma hanno una crescita di consenso e stanno diventando sempre più rilevanti sul piano politico, con conseguenze però divisive sulla stessa società israeliana”. (Roc)       

(© 9Colonne - citare la fonte)
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