Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

EXPORT, CDP: LA RESILIENZA DEL MADE IN ITALY

È stato presentato il 2 luglio a Roma, a Palazzo Wedekind, il Rapporto Export 2026 di SACE, “RE-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale”, giunto alla diciannovesima edizione. All’evento hanno partecipato Antonio Tajani, Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale; Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy; e Lucia Albano, Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tra i fattori analizzati nel Rapporto, uno riguarda le materie prime critiche, essenziali per le transizioni digitale ed energetica e caratterizzate da una forte concentrazione geografica dell’offerta. Circa il 16% del commercio globale di queste materie è soggetto a restrizioni, con effetti potenziali sulla volatilità dei prezzi e sulla continuità delle forniture. Per un Paese manifatturiero come l’Italia, fortemente dipendente dall’import di input produttivi strategici, la sicurezza degli approvvigionamenti diventa parte integrante della strategia export. In questo ambito, SACE in quanto Export Credit Agency sostiene gli investimenti delle imprese, facilitando la mobilitazione di capitale privato per rendere più efficiente e prevedibile il funzionamento dei mercati, anche attraverso il supporto a contratti di lungo termine, strumenti di finanza mista e collaborazioni con istituzioni finanziarie, industria e settore pubblico.

Il Rapporto sottolinea infine il ruolo delle filiere globali del valore come punto di sintesi tra export e import e come leva fondamentale per accompagnare il sistema produttivo italiano in questa fase di trasformazione. Oggi circa il 41% della produzione manifatturiera italiana è attivata, direttamente o indirettamente, dai processi produttivi internazionali. Le filiere italiane rappresentano oltre la metà del fatturato nazionale e mostrano una propensione all’export nettamente superiore alla media dell’economia italiana: circa il 32% contro circa il 15%. Energia, Agroalimentare e Packaging, Automotive, Chimica e Farmaceutica, Elettronica e Meccatronica, Macchine e Impianti sono tra gli ambiti in cui l’integrazione nelle catene globali può rafforzare il posizionamento competitivo delle imprese italiane. (lug)

Il nuovo brief della Direzione Strategie Settoriali e Impatto di CDP analizza l’evoluzione dell’export italiano nel nuovo contesto geoeconomico internazionale, caratterizzato dal progressivo indebolimento del sistema multilaterale, dalla diffusione di politiche commerciali e industriali selettive e dalla crescente rilevanza della sicurezza economica nelle scelte di imprese e governi.

Nonostante il deterioramento del quadro globale, il commercio internazionale non arretra, ma cambia geografia e natura: la distanza geopolitica tra Paesi è diventata un fattore sempre più rilevante nell’orientare i flussi di merci, capitali e investimenti, soprattutto nelle filiere a maggiore intensità tecnologica e strategica.

L’Italia registra una significativa tenuta dell’export nazionale, che nel 2025 ha raggiunto 643 miliardi di euro, in crescita del 3,3% in valore e dello 0,7% in volume, con una performance migliore rispetto ai principali partner europei. Il risultato si traduce in un surplus commerciale di 50,7 miliardi di euro, che sale a 97,7 miliardi al netto del deficit energetico.

La tenuta dell’export riflette punti di forza strutturali del sistema produttivo nazionale: elevata diversificazione geografica e merceologica, posizionamento fondato su qualità e nicchie ad alto valore aggiunto, e una base ampia di imprese esportatrici, con un ruolo competitivo delle PMI accanto a grandi operatori.

Il brief evidenzia tuttavia anche rischi rilevanti: rafforzamento del protezionismo, soprattutto negli Stati Uniti; pressione sui margini legata a costi energetici elevati e volatilità dei prezzi dei noli; crescente concorrenza cinese nei segmenti a tecnologia medio-alta; e impatto delle tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, area strategica per energia e rotte commerciali.

Il nostro Paese può tuttavia beneficiare del nuovo orientamento dell’UE che favorisce la propria autonomia strategica in filiere chiave per la transizione energetica, la difesa e la salute, delle opportunità commerciali presenti nei mercati extra-UE ad alto potenziale e delle sinergie tra export di beni e servizi.

L’export italiano conferma una significativa capacità di tenuta, ma all’interno di uno scenario sempre più selettivo e competitivo:

  • nel 2025 l’export italiano di beni ha raggiunto 643 miliardi di euro, in crescita del 3,3% in valore e dello 0,7% in volume, con una performance migliore rispetto ai principali partner europei;
  • la resilienza dell’export riflette una forte diversificazione geografica e merceologica, nonché un posizionamento competitivo fondato su qualità e presenza in nicchie globali ad alto valore aggiunto;
  • il sistema si caratterizza per una base ampia di PMI esportatrici, affiancate da un numero più ristretto di grandi imprese, che contribuiscono alla diffusione capillare del Made in Italy sui mercati internazionali.

In questo quadro, l’export italiano risulta esposto a una molteplicità di rischi. Tra principali:

  • il rafforzamento del protezionismo, in particolare negli Stati Uniti;
  • la competitività di costo, penalizzata da prezzi energetici elevati e dalla volatilità dei noli;
  • la pressione competitiva della Cina, che ormai interessa anche segmenti a tecnologia medio-alta;
  • l’impatto delle tensioni geopolitiche, soprattutto in Medio Oriente.

Emergono, però, alcune direttrici strategiche per sostenere il posizionamento competitivo dell’export italiano:

  • valorizzare le opportunità offerte dalle politiche europee, in particolare nei settori strategici legati a transizione energetica, difesa e filiere tecnologiche;
  • rafforzare la presenza nei mercati extra-UE attraverso la diversificazione geografica e l’utilizzo degli accordi di libero scambio;
  • potenziare l’export di servizi, in particolare quelli tecnico-ingegneristici, che possono agire da volano per la manifattura;
  • sostenere l’innovazione tecnologica, condizione necessaria per mantenere il presidio delle nicchie ad alto valore aggiunto.

SCARICA QUI IL REPORT CDP

L'export italiano nel nuovo contesto geoeconomico internazionale

 https://www.cdp.it/internet/public/cms/documents/CDP-Brief-l-export-italiano-nel-nuovo-contesto-geoeconomico-internazionale.pdf

ZOPPAS (ICE): PRUDENZA SU DATI EXPORT, MA DIMOSTRANO CHE MADE IN ITALY E’ FORTE

 “Questi numeri si devono realizzare nel tempo, ma intanto ci danno una guida. Mettiamoci prudenza, che ci vuole”, ma nonostante “la questione dei dazi, del cambio euro-dollaro, dei conflitti bellici, che in questo momento comunque stanno dando delle problematiche, il made in Italy è ancora più forte”. Così Matteo Zoppas, Presidente ICE, a margine della presentazione del XIX Rapporto Export di SACE dal titolo "L'Italia alla sfida dell'export", svoltasi a Roma presso Palazzo Wedekind. “Bisogna capire se è una posizione strutturale o se è una questione momentanea, che però ormai sta andando avanti da un po' di mesi. Quindi usiamo un cauto ottimismo, ma il made in Italy comunque ha una forza, una resilienza, che sta dimostrando anche quest'anno”. “I nostri imprenditori insieme al sistema del Paese stanno performando” nonostante tutto.

TAJANI: OBIETTIVO 700 MLD DI EXPORT È RAGGIUNGIBILE

 “Il Ministero degli Esteri, ICE, SACE, SIMEST e Cassa Depositi e Prestiti insieme stiamo lavorando per far sì che l'export italiano sia sempre più il fiore all'occhiello della nostra politica economica. Già siamo al 40% quasi del PIL, l'obiettivo che ci eravamo dati dei 700 miliardi è un obiettivo che si può raggiungere”. Lo ha dichiarato Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, a margine della presentazione del XIX Rapporto Export di SACE, dal titolo "L'Italia alla sfida dell'export", in corso a Roma, a Palazzo Wedekind. “Il documento che è stato presentato oggi da SACE ci dice che si può fare, questo perché abbiamo dei prodotti di straordinaria qualità: la prima cosa è il prodotto italiano, poi la strategia è il lavoro che lo Stato e il governo hanno messo in campo per aiutare le imprese a esportare nel modo migliore, diversificando i mercati”, ha proseguito Tajani. “Nonostante due guerre più una guerra commerciale, siamo riusciti a ottenere dei risultati straordinari, e questo vuol dire che le cose vanno nella giusta direzione. Il prodotto italiano piace, anche negli Stati Uniti sono aumentate le esportazioni. Qualcuno dice che sono aumentate anche le importazioni e che c'è stato un leggero calo nella bilancia commerciale”, ha ricordato il ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, spiegando che ciò è dovuto al fatto che “abbiamo preso fonti energetiche dagli Stati Uniti e non le abbiamo comprate dalla Russia”, ha aggiunto.

EXPORT, URSO: DIVERSIFICAZIONE E STABILITÀ PUNTI DI FORZA SISTEMA PRODUTTIVO ITALIANO  

 Il Rapporto SACE individua qual è l'elemento di forza del sistema produttivo italiano: "la diversificazione, la diversificazione dei prodotti – abbiamo mille prodotti sul podio mondiale –, la diversificazione dei mercati, la diversificazione delle filiere e la diversificazione nell'approvvigionamento delle materie prime e dell'energia che ci serve". Così Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, il 2 luglio a margine della presentazione del XIX Rapporto Export di SACE, dal titolo "L'Italia alla sfida dell'export", svoltasi a Roma, presso Palazzo Wedekind. "Queste quattro diversificazioni, questa complessità e complementarità del sistema produttivo italiano, ci consentono di reagire meglio alle crisi in atto, di reagire meglio ai conflitti commerciali e alle guerre armate, di reagire meglio alla rivoluzione industriale, che è ovviamente una grande sfida per tutti", prosegue Urso. "Anche per questo l'Italia è diventata la quarta potenza esportatrice mondiale, superando in un balzo sia il Giappone che la Corea del Sud, due giganti asiatici. Anche per questo si accrescono ogni giorno gli investimenti esteri in Italia, perché le imprese straniere considerano il nostro paese una piattaforma produttiva per poi presidiare meglio i mercati mondiali", ha aggiunto. "Se crescono i prodotti italiani nel mondo, se crescono le imprese straniere in Italia, vuol dire che abbiamo un sistema produttivo più competitivo, più capace di affrontare le crisi cogliendo le opportunità, perché è più resiliente, più dinamico, che può finalmente contare su un altro effetto sorpresa, su un'altra grande novità: in un mondo in crisi in cui prevalgono l'incertezza, l'indeterminatezza, il conflitto, la stabilità del governo italiano. Le peculiarità del sistema produttivo e la stabilità del modello italiano sono i due asset su cui l'Italia sta crescendo nel mondo, diventando sempre più attrattiva per gli investimenti stranieri nel nostro paese", ha spiegato il ministro delle Imprese e del Made in Italy.

 

EXPORT, TERZULLI (SACE): OBIETTIVO 700 MILIARDI RAGGIUNGIBILE NEL 2027

"La dinamica delle esportazioni italiane di beni in valore è una dinamica positiva, seppure non del tutto lineare lungo l'arco di previsione. Noi prevediamo una crescita del 2% nel 2026, seguita da un'accelerazione al 2,5% nel 2027 e al 2,8% nel 2028. Una traiettoria di crescita, questa, che riteniamo assolutamente coerente con la strategia nazionale, sia quella del Piano d'Azione del MAECI, a cui noi contribuiamo attivamente come SACE, essendo un attore del sistema Italia. Chiaramente ci sono una serie di connotazioni a questo tasso di crescita macro: geografiche, settoriali e di filiera". Così Alessandro Terzulli, Chief Economist di SACE, a margine della presentazione del XIX Rapporto Export di SACE dal titolo «L'Italia alla sfida dell'export», svoltasi a Roma presso Palazzo Wedekind. "Per crescere all'estero le imprese italiane devono adottare una triplice diversificazione, per essere più competitivi e cogliere le numerose opportunità che, anche in un quadro così complesso, ci sono sui mercati esteri: diversificare i clienti, i fornitori e le filiere. Per diversificare i propri clienti, la ricetta che noi proponiamo non è quella di scommettere su un solo e unico mercato emergente, ma quella di costruirsi un portafoglio razionale, fatto da una giusta composizione di mercati che hanno profili di rischio diversi, adeguati al proprio settore, al proprio prodotto e sostenibili nel tempo. È chiaro che per fare il passo in più occorre prendersi qualche rischio in più: penso ai rischi di credito, ai rischi di incorrere in mancati pagamenti nelle transazioni commerciali, ai rischi politici. E noi, sostanzialmente, di SACE questo è il nostro mestiere: fornire strumenti di protezione per far sì che si possano cogliere queste opportunità gestendo al meglio i rischi" prosegue Terzulli. "Noi individuiamo 16 geografie strategiche, sostanzialmente diffuse a livello globale. Per darvi un'idea: sui 643 miliardi di export italiano di beni nel 2025, queste rappresentavano 83 miliardi, e avranno un tasso di crescita notevolmente superiore a quello che noi prevediamo nel triennio per il totale mondo. Per darvi un'idea, nel biennio 2027-28 a livello mondo prevediamo un tasso di crescita del 2,7%, mentre in queste geografie sarà del 4,4%".

 Tra gli esempi, "sicuramente l'India, da cui ci aspettiamo molto anche perché entrerà in vigore l'accordo di libero scambio che porterà una notevole accelerazione a partire dal 2028; la Cina, mercato non semplice ma che già nel 2026 è tornata in positivo; la Corea del Sud e altri mercati del Sud-Est asiatico; l'Arabia Saudita e gli Emirati, dove soffriremo quest'anno con dei segni meno per ovvi motivi, ma dove ci sarà già una ripartenza importante nel 2027 seguita da un buon tasso di crescita nel 2028; l'America Latina, con Brasile e Messico; ma anche mercati a noi più vicini, penso al Nord Africa, ad esempio al Marocco, oppure a tutta la proiezione verso i mercati dell'Africa subsahariana, grazie anche all'apporto del Piano Mattei". Inoltre, prosegue Terzulli, sull'obiettivo dei 700 miliardi: "secondo noi è ragionevole che venga raggiunto. I nostri numeri sono coerenti con questo obiettivo, tanto è vero che se proiettassimo sul nostro modello anche le azioni che tutto il sistema Italia metterà in piedi, proprio sulla base del Piano d'Azione del MAECI, riteniamo che nel 2027 i 700 miliardi possano essere raggiunti. Come tutte le cose non sarà facile, è una sfida, e lo sappiamo. Riteniamo anche che le imprese italiane sapranno cogliere questa proposta, queste iniziative, queste azioni, perché hanno mostrato, anche in tempi difficili come quelli del 2025, una certa capacità di adattamento". SACE prevede anche "una nuova strategia triennale, che abbiamo appena varato, basata su due pilastri fondamentali. Innanzitutto, il rafforzamento – perché sicuramente qui non partiamo da zero, anzi – di tutto il nostro supporto all'export e all'internazionalizzazione, per tener conto anche di tutte le trasformazioni che stanno accadendo nel commercio internazionale, nel quadro dei rischi geopolitici, geoeconomici e così via. Allo stesso tempo, però, per fare tutto questo occorre anche supportare la competitività delle imprese, perché le imprese devono andare sui mercati esteri e avere le adeguate soluzioni assicurativo-finanziarie. Quindi abbiamo un sistema di garanzie dedicate all'internazionalizzazione, per far sì che queste investano e possano attrarre maggiormente finanziamenti dal sistema bancario, e attraverso anche la nostra linea Archimede orientare l'azione dello Stato, se vogliamo, ad agire su infrastrutture, innovazione, sostanzialmente sostenibilità. Tutti investimenti che muovono leve competitive e che hanno anche bisogno di uno stimolo che arrivi con la garanzia pubblica, dove il pubblico svolge un ruolo addizionale fondamentale rispetto al mercato" ha concluso Terzulli. (lug)


(© 9Colonne - citare la fonte)

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