Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

NUOVA STRAGE A KIEV
UN SEGNALE ALLA NATO?

NUOVA STRAGE A KIEV <BR> UN SEGNALE ALLA NATO?

“Si sta procedendo alla definizione del bilancio definitivo di morti e feriti e le operazioni di soccorso continuano”. Le parole diffuse stamane dal capo della procura generale ucraina fotografano l’ennesima notte di terrore che ha sconvolto i cieli di Kiev e di ampie aree del Paese, lasciando dietro di sé una scia di distruzione che riapre ferite ancora sanguinanti. La capitale ucraina si trova a fare i conti con una nuova strage a pochissimi giorni di distanza da una carneficina ancora più grave, consumata in un crescendo di violenza che non appare affatto casuale. L'offensiva russa si abbatte sul Paese proprio alla vigilia del cruciale vertice della Nato, un tempismo che spinge analisti e diplomatici a interrogarsi sulla reale natura di quella che molti definiscono l'ennesima dimostrazione di forza orchestrata da Mosca.

Tuttavia, leggendo tra le righe delle dinamiche militari e della postura diplomatica russa, emerge il forte sospetto che questo massiccio raid aereo, concepito come un brutale avvertimento politico diretto all'Occidente, possa in realtà nascondere un profondo segnale di debolezza piuttosto che di ritrovata potenza strategica da parte del presidente russo Vladimir Putin. Ricorrere a bombardamenti a tappeto di tale portata contro obiettivi civili e infrastrutture vitali, nel tentativo di condizionare l'agenda diplomatica dei partner occidentali di Kiev, si traduce spesso nell'ammissione implicita di non riuscire a imporre una svolta decisiva e definitiva sulle linee del fronte terrestre. Il capo del Cremlino sembra voler utilizzare l'arma del terrore aereo per mascherare le difficoltà logistiche e strategiche che i suoi reparti continuano a incontrare sul campo di battaglia, offrendo alle cancellerie europee e americane un motivo in più per serrare i ranghi e accelerare le decisioni sul sostegno militare a lungo termine.

LA MAPPA DELLA DISTRUZIONE NEI QUARTIERI DELLA CAPITALE. I dettagli forniti nelle prime ore di oggi dall'ufficio del procuratore generale ucraino chiariscono la violenza dell'impatto che ha colpito la città e le sue immediate periferie durante le ultime ore della notte. Le zone urbane maggiormente devastate dai vettori d'attacco russi sono state quelle dei quartieri di Darnitsa, Podil, Holossiiv e Obolon, martellati in modo sistematico. Le conseguenze sulle strutture abitative civili appaiono drammatiche e i soccorritori sono ancora al lavoro per estrarre eventuali superstiti dalle macerie dei complessi residenziali centrati dai missili. Nel distretto di Podil la situazione si presenta particolarmente critica, dal momento che “gli appartamenti situati tra il quinto e il nono piano di un edificio sono stati distrutti” a causa dell'esplosione provocata dagli ordigni.

Non meno gravi sono i danni registrati nel distretto di Darnitsa, dove la traiettoria dei proiettili ha squarciato una torre residenziale di ben venticinque piani, all'interno della quale sono andati interamente distrutti gli appartamenti dislocati tra il secondo e il quinto piano. La catena degli incendi ha poi lambito altre strutture adiacenti, provocando il panico tra la popolazione civile che ha cercato riparo nei sotterranei e nelle stazioni della metropolitana; le fiamme hanno infatti avvolto anche diversi appartamenti situati all'interno di un grattacielo di trenta piani appartenente a un altro complesso edilizio della zona. Le autorità giudiziarie e i servizi di emergenza ucraini stanno monitorando costantemente l'evoluzione dei dati, confermando che il bilancio provvisorio parla di dieci vittime accertate e quarantasei feriti nella sola area metropolitana, un numero che purtroppo potrebbe subire variazioni con il passare delle ore e con il progredire delle operazioni di rimozione dei detriti cementizi.

LA RIVENDICAZIONE DI MOSCA E GLI OBIETTIVI STRATEGICI. La reazione ufficiale dei vertici russi non si è fatta attendere ed è giunta attraverso i canali di comunicazione istituzionali della difesa, offrendo la consueta narrazione speculare che mira a giustificare politicamente l'ondata di bombardamenti davanti all'opinione pubblica interna e internazionale. “La scorsa notte, le forze armate della Federazione Russa, in risposta agli attacchi terroristici perpetrati dal regime di Kiev contro le infrastrutture civili sul territorio russo, hanno lanciato un massiccio attacco”. Con questa dichiarazione formale, diramata stamane sul proprio canale ufficiale Telegram, il Ministero della Difesa russo ha voluto inquadrare l'operazione bellica come un atto di pura ritorsione per le recenti incursioni subite oltre il proprio confine geopolitico.

La leadership militare della Federazione ha inteso precisare la natura dei target inseriti nei piani di volo dei propri bombardieri e dei sistemi missilistici, escludendo formalmente la volontà di colpire aree residenziali e concentrando la propria retorica sull'apparato produttivo e logistico dell'avversario. Secondo quanto sostenuto dai comandi di Mosca, i raid coordinati hanno preso di mira in modo selettivo “imprese dell'industria militare, impianti del complesso energetico e petrolifero nella città di Kiev e nella regione di Kiev, nonché infrastrutture aeroportuali militari nelle regioni di Dnipropetrovsk, Poltava, Cherkasy, Chernihiv e Kiev”. Nonostante queste rassicurazioni sull'estrema precisione dei sistemi d'arma impiegati, i riscontri oggettivi sul terreno indicano come il prezzo più alto in termini di vite umane sia stato pagato ancora una volta dalla popolazione civile della capitale, dove le esplosioni hanno causato la morte immediata di dieci residenti.

LA COMPLESSA BARRIERA DELLA DIFESA AEREA UCRAINA. La reale dimensione quantitativa dell'attacco sferrato dalle forze aerospaziali russe è emersa con chiarezza nella mattinata di oggi, quando l'aeronautica militare ucraina ha diffuso un dettagliato resoconto tecnico relativo ai vettori intercettati e ai punti di impatto registrati sul territorio nazionale. I sistemi di sorveglianza radar hanno tracciato l'incursione di una flotta aerea imponente e composita, quantificata in circa 419 velivoli d'attacco complessivi, all'interno della quale spiccava la compresenza di 68 missili di vario tipo e ben 351 droni suicidi. Lo sforzo profuso dai reparti di contraerea ucraini ha consentito di neutralizzare gran parte della minaccia dei velivoli senza pilota, portando all'abbattimento di 326 droni su 351, mentre la percentuale di successo si è rivelata sensibilmente inferiore nel contrasto ai vettori missilistici, con 37 ordigni intercettati sui 68 totali.

L'analisi dei resti dei proiettili evidenzia l'impiego da parte russa di tecnologie sofisticate e diversificate, pensate per saturare le difese nemiche e colpire obiettivi a elevata distanza. Tra i missili impiegati figurano sei proiettili ipersonici antinave 3M22 Tsirkon e Oniks lanciati specificamente dalla regione russa di Kursk, affiancati da 23 missili balistici Iskander-M ed S-400 partiti dalle oblast di Bryansk, Orel e Kursk, a cui si sono aggiunti 39 missili da crociera convenzionali. I vertici militari di Kiev hanno confermato che la macchina bellica russa ha concentrato la maggior parte del potenziale distruttivo sulla città principale del Paese, definita esplicitamente come l'obiettivo primario dell'intera operazione notturna. “Secondo le prime segnalazioni, alle 8:30 del mattino, è stato registrato l'impatto di 29 missili balistici (inclusi missili antinave) e 18 droni d'attacco in 34 siti, nonché la caduta di droni abbattuti (detriti) in 16 siti”.

LE INCURSIONI OLTRE CONFINE E IL FRONTE DELLA CRIMEA. Mentre la capitale ucraina subiva il peso maggiore dei bombardamenti russi, le dinamiche del conflitto hanno continuato a far registrare episodi di segno opposto lungo le aree di confine e nei territori occupati, confermando la determinazione di Kiev nel voler colpire i nodi logistici della Federazione. Il governatore della penisola ucraina di Crimea, annessa unilateralmente dalla Russia, Sergei Aksyonov, ha comunicato questa mattina la riuscita di un attacco condotto tramite droni d'assalto ucraini, sferrato nel corso della notte proprio in corrispondenza dell'area strategica dello stretto di Kerch.

Secondo quanto reso noto dal rappresentante delle autorità di occupazione, l'incursione aerea ha provocato il decesso di un residente della città costiera e il ferimento di altre due persone, a testimonianza di come la penisola rimanga un obiettivo sensibile e costantemente vulnerabile alle manovre di controffensiva asimmetrica orchestrate dai comandi ucraini. Aksyonov ha sottolineato che i sistemi di sicurezza locali sono stati attivati per contenere gli effetti dei droni, ma l'episodio riafferma la complessità di un teatro bellico in cui la profondità degli attacchi reciproci continua a estendersi ben oltre le linee di trinceramento tradizionali del Donbass, influenzando le valutazioni dei comandi militari di entrambi gli schieramenti in vista delle prossime scadenze diplomatiche internazionali. (6 LUG – deg)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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