Un’esposizione per raccontare la storia dell’Oman attraverso manufatti, manoscritti, mappe e testimonianze storiche. Dallo scorso 18 giugno fino al 13 settembre, la Sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense a Milano ospita la mostra “Oman and Italy: Two Millennia of Cross-Civilisational Dialogue”, un importante progetto di cooperazione culturale internazionale che racconta la storia di scambi e relazioni che per oltre due millenni ha collegato il Sultanato dell’Oman al Mediterraneo, all’Italia e alle grandi reti culturali e commerciali del mondo antico e moderno. L’esposizione, promossa dalla Pinacoteca di Brera e dal National Museum of Oman di Muscat, curata da sua eccellenza Jamal Hassan Al-Moosawi, segretario generale del National Museum of Oman, documenta, attraverso una selezione di 59 opere che spaziano dall’Età del Ferro alla contemporaneità, l’identità culturale dell’Oman e il ruolo che il Sultanato ha svolto nel mettere in contatto mondi diversi. L’Oman, infatti, ha rappresentato per secoli un luogo di dialogo tra culture e tradizioni differenti, contribuendo alla circolazione di merci, persone, conoscenze e idee. La rassegna pone particolare attenzione alle connessioni che nel corso dei secoli hanno legato l’Oman all’Italia e al più ampio contesto mediterraneo. Il percorso allestito nella Sala Maria Teresa della Biblioteca Nazionale Braidense mette in luce come il Sultanato interagisse profondamente con le principali realtà culturali e commerciali europee. Le testimonianze di mercanti, viaggiatori e cartografi veneziani contribuirono a diffondere in Europa la conoscenza dei porti omaniti e delle rotte dell’Oceano Indiano; mentre i racconti provenienti dagli ambienti degli Stati Pontifici offrirono al pubblico europeo alcune delle prime descrizioni di Muscat e della Penisola Arabica. La mostra evidenzia come i contatti tra Oman e Italia non si siano sviluppati soltanto attraverso i commerci e i viaggi, ma anche attraverso la circolazione di saperi. Ne è un esempio il sistema degli Aflaj, l'antica rete di canali che per secoli ha consentito la gestione e la distribuzione dell'acqua nelle comunità omanite, la cui logica presenta significative affinità con le Qanat sviluppate in Sicilia durante la dominazione araba. L’esposizione offre, inoltre, uno sguardo su alcuni degli elementi più rappresentativi della cultura omanita, tra cui la tradizione dell’ospitalità - in arabo Diyafah -, ancora oggi considerata un tratto distintivo dell’identità nazionale. Gli oggetti legati al rito del caffè e dell’accoglienza testimoniano quanto la cultura omanita abbia fatto dell’incontro uno dei propri valori più riconoscibili. (gci)
PROROGATA AL 20 SETTEMBRE “ANNAMO' - LA STREET ART INCONTRA ANNA MAGNANI”
A settant’anni dalla consacrazione internazionale del 1956, Anna Magnani viene celebrata con una mostra che mette in dialogo l’eredità della sua arte cinematografica e il linguaggio dell’arte urbana. Inaugurata lo scorso 19 febbraio, ci sarà tempo sino al 20 settembre, dato il grande successo di pubblico, per poter visitare negli spazi espositivi de Il Margutta Veggy Food & Art, “ANNAmo’ – La street art incontra Anna Magnani”, un progetto espositivo che rende omaggio a un’icona senza tempo, simbolo di bellezza autentica, intensità e libertà espressiva. La mostra è curata da Bruno Ialuna e ideata dalla titolare de “Il Margutta” Tina Vannini. Il 1956 è stato un anno cruciale per Anna Magnani: l'attrice vince il Premio Oscar come migliore attrice protagonista per “La rosa tatuata” e riceve il Golden Globe come migliore attrice in un film drammatico nello stesso anno. Con il suo carisma e il suo spirito indomito, Magnani ha conquistato il mondo, diventando un'icona del cinema neorealista. Oggi, a 70 anni di distanza da questi trionfi, la sua figura continua a ispirare e a vivere attraverso la sua eredità artistica. Quindici artisti internazionali di street art sono stati chiamati a confrontarsi con l'immagine di Anna Magnani, ognuno con il proprio linguaggio e la propria interpretazione del personaggio: Maupal, Mauro Sgarbi, Mobydick, Elena Gallo, Giusy Guerriero, Sid, Ale Senso, Uman, Elisa Tamburrini, Diavu’, Rame13, Er Pinto, Miss K, Lediesis e Blub. Ognuno di loro esplora temi come la bellezza, la passione, il dolore e l'autenticità che hanno caratterizzato la vita e la carriera di questa grande attrice. Ogni opera è un omaggio a un aspetto diverso della sua personalità e della sua vita, che ha sempre cercato di vivere senza compromessi, dentro e fuori la scena. (gci)
“GUIDI - TANCREDI. UN NODO INVISIBILE”: DUE PROTAGONISTI DELL’ARTE A CONFRONTO
Il CIAC di Foligno (Centro Italiano Arte Contemporanea) presenta “Guidi - Tancredi. Un nodo invisibile”, una grande mostra dedicata a due protagonisti assoluti dell’arte italiana del Novecento: Virgilio Guidi e Tancredi Parmeggiani. Promossa e organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, sarà visitabile dallo scorso 28 giugno fino al 27 settembre. L’esposizione curata da Italo Tomassoni e Giovanni Granzotto riunisce oltre settanta opere rare e di straordinaria qualità museale, mettendo a confronto i capolavori degli anni Venti e Trenta di Guidi con le opere più intense e radicali di Tancredi realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta. La mostra nasce da una domanda critica tanto suggestiva quanto complessa: quale relazione profonda unisce due artisti apparentemente lontanissimi per linguaggio, sensibilità e visione? Da questa interrogazione prende forma il sottotitolo “Un nodo invisibile”, che allude a un legame sotterraneo, quasi inconscio, capace di attraversare le differenze stilistiche e generazionali dei due maestri. Il percorso espositivo si sviluppa come un confronto serrato tra due differenti idee di pittura e di realtà. Da una parte Guidi, protagonista di una ricerca che attraversa il Novecento mantenendo un saldo rapporto con la tradizione italiana, con la luce veneziana e con una visione poetica dello spazio; dall’altra Tancredi, artista inquieto e visionario, sostenuto da Peggy Guggenheim e vicino alle esperienze dello Spazialismo, capace di trasformare il segno e il colore in strumenti di introspezione radicale. La mostra al CIAC restituisce così non solo un confronto storico-artistico di eccezionale rilevanza, ma anche una riflessione sul destino stesso dell’opera d’arte nel presente. In un tempo dominato dalla riproducibilità tecnica, dalla smaterializzazione delle immagini e dalla perdita dell’aura, “Tancredi – Guidi. Un nodo invisibile” riafferma la centralità fisica e spirituale dell’opera, il suo corpo, la sua irriducibile unicità. L’esposizione rappresenta inoltre un’occasione rara per approfondire il rapporto tra due figure fondamentali della cultura italiana del Novecento, unite da una reciproca stima documentata già nel 1949, quando Guidi presentò il giovane Tancredi alla sua prima mostra personale veneziana, e successivamente nel 1953, in occasione della mostra alla Galleria del Naviglio di Milano sostenuta anche da Peggy Guggenheim. Attraverso un allestimento costruito come un attraversamento delle differenze, delle asimmetrie e delle tensioni del secolo scorso, il progetto del CIAC di Foligno propone una lettura nuova e originale di due percorsi che, pur restando irriducibilmente autonomi, continuano ancora oggi a interrogare il nostro presente. (gci)
“ROMA IN MONETA”: ARTE E POTERE NELLA CAPITALE
Il Ministero della Cultura presenta “Roma in moneta. Arte e potere nella storia della città eterna”, una grande mostra diffusa che racconta oltre duemila anni di storia di Roma attraverso la moneta, uno dei più potenti strumenti di rappresentazione politica, economica, ideologica e culturale elaborati dall’Occidente, in programma a Roma dallo scorso 2 luglio fino al 27 settembre. Mezzo di scambio, emblema del potere, veicolo di propaganda, oggetto artistico e supporto di memoria, la moneta ha accompagnato per secoli la costruzione dell’identità di Roma e della sua immagine nel mondo. Le monete coniate in città costituiscono per questo un osservatorio privilegiato sulle sue trasformazioni politiche, religiose, artistiche e sociali. Attraverso immagini, iscrizioni e simboli, ciascun esemplare conserva la capacità di evocare un’intera epoca. La mostra, curata dal Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, il VIVE - Vittoriano e Palazzo Venezia, il Parco archeologico del Colosseo, il Museo Nazionale Romano, utilizza le monete come chiavi di lettura per ricostruire alcuni momenti cruciali della storia e della cultura di Roma, mettendole in dialogo con opere d’arte antica, dipinti, sculture, codici miniati, oreficerie, installazioni contemporanee e testimonianze della cultura materiale. Tre grandi musei dello Stato collaborano per la prima volta alla realizzazione di una mostra comune. Il percorso si articola in tre sezioni cronologiche: l’età antica al Museo Nazionale Romano, il Medioevo al Parco archeologico del Colosseo, l’età moderna e contemporanea al VIVE. Le tre sezioni possono essere visitate sia in maniera autonoma sia secondo un percorso unitario. Un biglietto integrato, valido per tutta la durata della mostra, consentirà di accedere ai tre siti. La mostra presenta oltre 160 opere, dall’antichità al contemporaneo. La mostra è a cura di Alfonsina Russo, Edith Gabrielli, Simone Quilici e Federica Rinaldi. La sezione del Museo Nazionale Romano è affidata al coordinamento scientifico di Fabrizio Oppedisano (Scuola Normale Superiore di Pisa) e Massimiliano Papini (‘Sapienza’ Università di Roma); quella del Parco archeologico del Colosseo di Sandro Carocci (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), Serena Romano (Università di Losanna) e Dario Internullo (Università degli Studi di Roma Tre); quella del VIVE - Vittoriano e Palazzo Venezia di Francesco Benigno (Scuola Normale Superiore di Pisa), Edith Gabrielli e Matteo Sanfilippo (Università degli Studi della Tuscia). Il comitato scientifico comprende, oltre ai coordinatori, Barbara Agosti, Marta Barbato, Federico Barello, Lorenzo Canova, Raffaella Morselli, Massimo Osanna, Emanuele Pellegrini, Roberto Pinto, Pier Paolo Racioppi, Alessia Rovelli, Lucia Travaini e Claudio Zambianchi. L’iniziativa rientra nell’accordo di collaborazione siglato tra il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale e l’Istituto Italiano di Numismatica, diretto da Renata Cantilena. (gci)
PERUGIA, “L’ARLESIANA” DI VAN GOGH ALLA GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA
La Galleria Nazionale dell’Umbria riceve a Perugia un prestito straordinario, dallo scorso 2 luglio fino al 27 settembre, concesso dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma: “L’Arlesiana” di Vincent van Gogh. Nel 2024 il museo perugino ha inaugurato un ciclo di mostre-dossier, che partono dall’approfondimento di un “capolavoro”, ovvero di un’opera di estrema rilevanza storico-critica e iconicità a firma di uno dei grandi maestri della storia dell’arte dell’Ottocento e del Novecento. Le prime due iniziative del ciclo – quella dedicata a Le tre età di Gustav Klimt e quella incentrata su Nu couché di Amedeo Modigliani – hanno consentito, da un lato, di presentare l’opera ospite con un focus esclusivo, supportato da un dettagliato apparato didattico e da un allestimento in grado di potenziarne al massimo la fruizione; dall’altro, di strutturare un momento di indagine sugli autori, offrendo al pubblico in misura piana e puntuale alcune chiavi di lettura delle loro scelte espressive. Come nei casi precedenti, anche questa mostra è concepita come un percorso di avvicinamento al “capolavoro” e include perciò la presenza di uno spazio preliminare, al fine di illustrare il contesto storico-critico di riferimento. Inoltre, l’utilizzo di un ambiente immersivo consente di ripercorrere attraverso proiezioni-video aspetti salienti dell’universo formale, tecnico e culturale dell’artista di riferimento. Il dipinto ritrae Madame Ginoux, proprietaria del Café de la Gare ad Arles, uno dei soggetti più cari al pittore brabantino, che lo ripropone in differenti occasioni. La versione della GNAMC appartiene alla fase successiva allo spostamento volontario nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence, durante il soggiorno che va dal maggio del 1889 al maggio dell’anno successivo, poche settimane prima della morte. Usando un disegno di Gauguin – rimasto in suo possesso dopo la precipitosa fuga dell’amico – Van Gogh realizza un’immagine ricca di significati personali, associazioni biografiche e mentali, affetto e senso di catarsi. Per accompagnare il visitatore alla scoperta di quest’opera, è esposto un ricco nucleo di dipinti provenienti dal Museo dell’Ottocento di Pescara Fondazione Di Persio - Pallotta, in modo da documentare le trasformazioni della ritrattistica femminile nella seconda metà dell’Ottocento e ampliare il punto di vista del discorso verificando gli esiti della ricerca degli artisti italiani operanti a Parigi in anni prossimi a quelli dell’impressionismo e di Van Gogh. Le opere sono di alcuni tra i più importanti pittori protagonisti della scena artistica nazionale: Gioacchino Toma, Saverio Altamura, Silvestro Lega, Antonio Mancini, Mosè Bianchi e Niccolò Cannicci. Accanto all’Arlesiana, i tre Italiens de Paris – Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Giovanni Boldini – racconteranno il volto femminile della Parigi Belle Époque. Il progetto è reso possibile anche dalla collaborazione tra la Galleria Nazionale dell’Umbria e la Fondazione pescarese, che ha generosamente contribuito al percorso con il prestito di sedici opere. Il catalogo, stampato da Moebius, è arricchito dai saggi dei due curatori, Costantino D’Orazio, da pochi giorni nominato direttore generale Creatività Contemporanea dal ministro Alessandro Giuli, che approfondisce il tema specifico del capolavoro di Van Gogh, e di Aurora Roscini Vitali, che offre uno sguardo d’insieme sull’intero tema della mostra e sul rapporto reale e immaginato degli artisti italiani con Parigi, a quell’epoca indiscussa capitale mondiale dell’arte. A questi si aggiunge un corposo saggio di Alessandra Migliorati, docente di Storia dell’Arte Contemporanea nell’Ateneo perugino, dedicato alla evoluzione della rappresentazione femminile nel secondo Ottocento. (gci)
NELLA FOTO. Oman and Italy: Two Millennia of Cross-Civilisational Dialogue, Milano, Pinacoteca Nazionale Braidense, 2026
(© 9Colonne - citare la fonte)




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