Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro della giustizia Carlo Nordio, ha approvato ieri sera un disegno di legge recante modifiche in materia di imputabilità del minore. Il provvedimento interviene sull’articolo 98 del Codice penale, introducendo una presunzione relativa di capacità di intendere e di volere per chi, al momento del fatto, abbia compiuto quattordici anni e non ancora diciotto. Muta così il criterio di accertamento: la capacità non deve più essere positivamente verificata caso per caso, ma si presume fino a prova contraria, restando ferma la possibilità di escludere l’imputabilità quando risulti, sulla base degli elementi acquisiti nel procedimento, che il minore ne fosse privo al momento del fatto. Resta ferma la diminuzione della pena prevista per i minori imputabili. Il disegno di legge modifica, di conseguenza, l’articolo 9 del decreto del Presidente della Repubblica 22 settembre 1988, n. 448, prevedendo che il giudice e il pubblico ministero possano acquisire anche elementi ai fini del giudizio sull’imputabilità del minore.
LE PAROLE DI MELONI “Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne. Il governo ha approvato un disegno di legge che cambia le regole sull'imputabilità dei minori”: a dirlo ieri sera è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che sui social ha pubblicato un videomessaggio nel quale commenta l'ultima modifica sul ddl che cambia le regole sull'imputabilità dei minori. “Comincio da un principio che stiamo cercando di affermare in ogni ambito - ha spiegato la premier : Chi aggredisce, chi rapina, chi devasta deve pagare sempre, anche se ha 15 o 16 anni, per questo abbiamo agito e continuiamo ad agire, arresto per i minorenni sorpresi con un’arma, norme severe contro la diffusione dei coltelli, pene più dure per i danneggiamenti di gruppo. Il nostro ordinamento prevede attualmente che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento quella capacità si presume sempre. Significa che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia, prima si presumeva l’incapacità ora si presume la responsabilità”.
SAVE THE CHILDREN, NO AD ADULTIZZAZIONE’ DEL SISTEMA DI GIUSTIZIA MINORILE Tante le reazioni al disegno di legge a cominciare da Save the Children.: “Le sentenze di non luogo a procedere per accertata immaturità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni emesse dal Giudice per l’Udienza Preliminare sono passate nell’ultimo ventennio da 256 nel 2004 a 60 nel 2024 (erano 110 nel 2014); anche i proscioglimenti disposti per lo stesso motivo dal Tribunale per i minorenni sono stati solo 4 nel 2024. Di fronte a questi numeri non sembra ragionevole voler limitare la discrezionalità del giudice minorile nel procedimento penale, irrigidendo di fatto un sistema già messo a dura prova dagli ultimi interventi legislativi. Di fronte a episodi che ci colpiscono e ci preoccupano, soprattutto quando coinvolgono ragazzi e ragazze molto giovani, è comprensibile chiedere risposte efficaci. Ma non tutte le risposte sono quelle giuste”. Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, commentando l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge che prevede la presunzione per legge della imputabilità del minore spiega: “La violenza giovanile rappresenta una sfida complessa che non può essere affrontata prendendo a modello la giustizia degli adulti. Considerare di regola imputabile un minore ultraquattordicenne rischia di trasmettere un messaggio semplice quanto rischioso: che la risposta penale agli errori degli adolescenti debba essere uguale a quella degli adulti, senza considerare la delicata fase evolutiva di vita di ragazzi e ragazze che entrano in contatto con la legge. Nel nostro sistema, tra i 14 e i 18 anni l'imputabilità non è automatica, ma deve essere accertata dal giudice caso per caso, proprio perché il legislatore ha riconosciuto che il percorso di maturazione degli adolescenti non è uguale per tutti e che la responsabilità penale di un minore non può essere presunta come quella di un adulto. Limitare la discrezionalità dei giudici in questa fase vuol dire snaturare la specializzazione del sistema penale minorile, che è stato invece creato proprio per rispondere alle esigenze evolutive dei giovanissimi. La sfida è che ci siano meno autori di reato, non che ne siano processati di più. Se un minorenne, soprattutto se molto giovane, arriva a commettere un reato, sottolinea l’Organizzazione, dobbiamo chiederci cosa è mancato prima: nella scuola, nella comunità, nei servizi, nelle opportunità educative e relazionali che avrebbero dovuto proteggerlo. La tutela della collettività e la prevenzione richiedono interventi strutturali sulle dinamiche educative e relazionali dei giovani, non un’estensione della risposta penale. La presunzione di imputabilità di minori tra i 14 e i 18 anni riguarderebbe giovanissimi che stanno costruendo la propria identità, che possono compiere errori anche gravi, ma che hanno davanti a sé enormi possibilità di cambiamento. È proprio su questa possibilità che si fonda il sistema della giustizia minorile italiana, costruito attorno alla finalità educativa, alla centralità del recupero del minore e al principio che il ricorso alla sanzione penale dovrebbe essere l’ultima risposta. Il nostro ordinamento non mira a punire il minorenne come un adulto in miniatura, ma lavora per comprenderne il percorso, responsabilizzarlo e favorirne il reinserimento nella società. Una risposta che penalizza i percorsi di crescita dei ragazzi e delle ragazze senza affrontare le radici della violenza semplicemente non funziona. È necessario allora un cambio di paradigma da parte della politica e dell'intero mondo adulto, che devono spostare lo sguardo da soluzioni esclusivamente penali e investire sull'ascolto, sulla prevenzione e sulla partecipazione. Per affrontare le questioni della giustizia minorile e rispondere alle fragilità che attraversano le nuove generazioni servono comunità educanti solide e responsabili, adulti capaci di accompagnare e sostenere, non soltanto di controllare e punire. Occorrono inoltre territori che sappiano offrire opportunità concrete di crescita, aggregazione e protagonismo, attraverso sportelli di ascolto nelle scuole, percorsi di sostegno alla genitorialità, attività culturali, sportive e sociali accessibili e spazi sicuri in cui ragazze e ragazzi possano sviluppare competenze, relazioni e senso di appartenenza alla comunità”. (red)
MARZIALE (OSSERVATORIO DIRITTI MINORI): ERRORE ABBASSARE LA SOGLIA DELLA PUNIBILITÀ
Il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e già Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Calabria, esprime forte preoccupazione per il provvedimento del Governo volto ad abbassare la soglia della punibilità dei minori, definendolo: “una scelta culturalmente, prima ancora che giuridicamente, pericolosa”. “Intervenire prevalentemente sul piano repressivo – afferma Marziale – alimenta una visione distorta dell’infanzia e dell’adolescenza, contribuendo a rafforzare quel processo di adultizzazione dei minori che da tempo rappresenta una delle più serie criticità educative del nostro Paese. Ai ragazzi si finisce per attribuire una maturità da adulti quando si tratta di responsabilità penali, salvo poi riconoscerne la fragilità in tutti gli altri ambiti della crescita”. Secondo il sociologo, tale orientamento si inserisce in un quadro normativo che presenta elementi di evidente contraddizione culturale. “L’abbassamento della soglia della punibilità finisce per fare il paio con una legislazione che fissa l’età del consenso sessuale a 14 anni e, in specifiche circostanze previste dalla legge, anche a 12 anni. Si tratta di disposizioni differenti sotto il profilo giuridico, ma accomunate da una medesima impostazione culturale, cioè quella di anticipare il riconoscimento di capacità e responsabilità proprie dell'età adulta, alimentando la percezione di un’adolescenza sempre meno bisognosa di tutela e sempre più assimilabile al mondo degli adulti”. “Le conoscenze scientifiche sullo sviluppo evolutivo dimostrano esattamente il contrario, vale a dire che l’adolescenza è una fase complessa, caratterizzata da una maturazione cognitiva, emotiva e relazionale ancora in corso. Per questo il legislatore dovrebbe rafforzare gli strumenti educativi e di prevenzione, non anticipare quelli sanzionatori”. Il presidente dell’Osservatorio rivolge, infine, un appello alla Conferenza nazionale dei Garanti dell’infanzia e dell’adolescenza, di cui ha fatto parte per due mandati, affinché assuma una posizione chiara e inequivocabile contro l'abbassamento della soglia della punibilità: “Mi auguro – conclude – che i colleghi facciano sentire autorevolmente la propria voce su un tema tanto delicato. È urgente affermare con nettezza che la risposta ai fenomeni della devianza minorile non può essere la progressiva adultizzazione dei ragazzi, bensì il rafforzamento delle politiche educative, della prevenzione e della protezione dei minori. Su questi principi non possono esserci divisioni di sorta”.(red Gil)
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