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ASILI NIDO, PREGLIASCO: ATTENZIONE A INFEZIONI

ASILI NIDO, PREGLIASCO: ATTENZIONE A INFEZIONI

"L’episodio di Tropea, le cui cause dovranno essere chiarite dalle indagini epidemiologiche, microbiologiche e giudiziarie ancora in corso, rappresenta un’occasione per riflettere più in generale sulla tutela della salute nei servizi educativi per la prima infanzia. È fondamentale evitare collegamenti automatici tra un singolo caso e una specifica causa: proprio per questo è necessario attendere gli esiti degli accertamenti. Tuttavia, il caso richiama l’attenzione sulla necessità di mantenere sempre elevati gli standard di prevenzione". Lo afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International, commentando quando accaduto a Tropea, in Calabria, dove un bambino di un asilo nido è morto in ospedale a Catanzaro e altri piccoli sono stati ricoverati per un'infezione batterica.

"L’asilo nido è un ambiente straordinariamente importante per la crescita, la socializzazione e lo sviluppo cognitivo dei bambini, ma è anche un luogo in cui il contatto stretto e continuativo tra piccoli con un sistema immunitario ancora immaturo favorisce inevitabilmente la circolazione di virus e batteri. Nei primi anni di vita è normale che un bambino possa andare incontro a numerosi episodi infettivi ogni anno: questo fa parte del naturale processo di maturazione delle difese immunitarie, ma richiede particolare attenzione da parte degli operatori e delle famiglie. I rischi non riguardano soltanto le gastroenteriti, che rappresentano una delle principali cause di focolai nei nidi, ma anche le infezioni respiratorie, dall’influenza al virus respiratorio sinciziale, l’adenovirus, il metapneumovirus, il SARS-CoV-2 ancora presente con una circolazione endemica, oltre a malattie esantematiche come morbillo, varicella, quinta e sesta malattia, scarlattina, malattia mano-piede-bocca e congiuntiviti. In presenza di coperture vaccinali non ottimali possono inoltre ricomparire patologie che pensavamo ormai sotto controllo".

"Esiste poi il capitolo delle infezioni trasmesse per via alimentare o oro-fecale. La preparazione e la conservazione degli alimenti, la qualità dell’acqua, la gestione del cambio dei pannolini, il lavaggio delle mani e la sanificazione delle superfici rappresentano punti critici che devono essere costantemente monitorati. Bastano piccole disattenzioni per consentire la diffusione di microrganismi particolarmente contagiosi. Un altro elemento spesso sottovalutato riguarda il riconoscimento precoce dei sintomi. Nei bambini molto piccoli un’infezione può evolvere rapidamente e manifestarsi inizialmente con segnali poco specifici, come irritabilità, rifiuto del cibo, sonnolenza o febbre. È quindi fondamentale che educatori e genitori siano adeguatamente informati su quando è opportuno trattenere il bambino a casa, quando richiedere una valutazione pediatrica e quando attivare tempestivamente i servizi di emergenza".

La prevenzione si costruisce quotidianamente. Significa formazione continua del personale, protocolli rigorosi di igiene, corretta aerazione degli ambienti, pulizia e disinfezione di giochi e superfici, disponibilità di dispositivi per l’igiene delle mani, sorveglianza sanitaria, tempestiva comunicazione ai Dipartimenti di Prevenzione in caso di cluster e un rapporto di collaborazione trasparente con le famiglie. Anche le vaccinazioni raccomandate, sia dei bambini sia degli operatori, rappresentano uno strumento fondamentale per limitare la diffusione delle malattie prevenibili.

"Occorre poi considerare il tema dell’antibiotico-resistenza. Non tutte le infezioni richiedono antibiotici e il loro utilizzo improprio favorisce la selezione di batteri sempre più difficili da trattare. Per questo è essenziale una diagnosi microbiologica accurata quando indicata e una terapia mirata, evitando trattamenti inutili. Infine, non bisogna dimenticare che la salute nei nidi comprende anche aspetti ambientali e organizzativi: qualità dell’aria indoor, adeguata ventilazione, corretto rapporto numerico tra personale e bambini, sicurezza degli spazi, formazione sulle procedure di emergenza e disponibilità di piani per la gestione di eventuali focolai epidemici. Sono tutti elementi che contribuiscono a creare un ambiente protetto. Episodi drammatici come quello di Tropea sono fortunatamente eccezionali, ma ricordano quanto la prevenzione debba essere considerata un investimento quotidiano. Gli asili nido restano luoghi sicuri e fondamentali per lo sviluppo dei bambini, a condizione che la cultura della sicurezza, dell’igiene e della sorveglianza sanitaria sia mantenuta sempre ai massimi livelli. Ogni evento deve servire a rafforzare i sistemi di prevenzione, non ad alimentare paure generalizzate", conclude Pregliasco.(red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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