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direttore Paolo Pagliaro

CISGIORDANIA, FALTAS:
E’ UNA PRIGIONE

CISGIORDANIA, FALTAS: <BR> E’ UNA PRIGIONE

"La Cisgiordania sanguina, è una prigione, ma in tutta la Terra Santa la situazione è drammatica, è disumana". Lo afferma, in una intervista al Sole 24 Ore, padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa. "La situazione in tutta la Terra Santa è peggiorata. In Cisgiordania le limitazioni al movimento sono aumentate, sono aumentati gli scontri con i coloni e sono scontri che spesso diventano mortali. In molti casi poi la popolazione soffre anche per la mancanza di lavoro e per gli attacchi molto frequenti alle persone, alle proprietà che spesso vengono incendiate e occupate. La gente è disperata". Il direttore aggiunge inoltre: "La Cisgiordania è chiusa all'esterno e al suo interno, ci sono più di mille checkpoint e spesso vengono messi blocchi di cemento all'improvviso per chiudere strade e passaggi anche nella stessa proprietà. La Cisgiordania è una prigione a cielo aperto che soffoca la possibilità di vita". Sulle condizioni a Gaza, padre Faltas sottolinea: "A Gaza manca tutto. A Gaza si muore nonostante la tregua che è iniziata ad ottobre. Manca tutto. Mancano le medicine, il cibo, l'acqua. La gente muore di fame, di caldo, di malattia, anche di malattie che potrebbero essere curate facilmente". Riguardo infine al ruolo cruciale dell'educazione e alla vicinanza della Chiesa, evidenzia: "Con tanti sacrifici e difficoltà siamo riusciti a finire l'anno scolastico a Gerusalemme e in Cisgiordania. Ci sono stati lunghi periodi di chiusura dovuti alla guerra con l'Iran. La scuola è sempre il rifugio sicuro per tutti i ragazzi. Bisogna lavorare per diffondere la cultura della pace nelle scuole".

"Viviamo nella paura, quasi ogni giorno i coloni entrano nel villaggio e nelle proprietà private. Entrano nei terreni agricoli, tagliano le recinzioni, rubano gli attrezzi, danneggiano i pozzi d'acqua e i sistemi di irrigazione, arrivando perfino a fare il bagno nelle cisterne appartenenti ai residenti. Queste provocazioni sono diventate quotidiane" afferma, in una intervista al Sole 24 Ore, padre Bashar Fawadleh, parroco latino di Taybeh, descrivendo la drammatica situazione vissuta dalla comunità cristiana in Cisgiordania. Sulle difficoltà quotidiane legate anche alle restrizioni militari, padre Fawadleh spiega: "Subiamo pesanti restrizioni militari, le strade vengono chiuse sempre più spesso e gli spostamenti sono sempre più difficili. Da 26 giorni a causa di queste restrizioni i lavoratori non possono raggiungere la cava di pietre e la fabbrica di cemento, a ovest di Taybeh. Più di quindici famiglie hanno perso la loro principale fonte di reddito". Il parroco aggiunge inoltre: "L'occupazione è proseguita a dispetto degli appelli lanciati dai leader cristiani del villaggio, che hanno invocato l'intervento delle autorità per sgomberare l'area, cacciare i coloni e proteggere gli abitanti che vivono quotidianamente sotto minaccia". Sulle richieste della popolazione e sul progressivo svuotamento della cittadina, padre Fawadleh sottolinea: "Chiediamo solo di vivere in pace e sicurezza. Chiediamo rispetto della nostra dignità, di poter continuare a vivere e lavorare nella terra dei nostri antenati. La nostra vita quotidiana ha molte difficoltà, è complicato, non si può continuare così". E riguardo al futuro della comunità, conclude: "Le famiglie continuano ad andarsene, ad emigrare. Negli ultimi mesi sono almeno quindici le famiglie che sono emigrate negli Usa o in Guatemala perché non ce la facevano più. Sento continuamente di giovani che pensano di partire, la città si sta svuotando delle sue risorse migliori. Abbiamo bisogno che la comunità internazionale supporti il dialogo, la protezione dei civili e il rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa qui in Terra Santa". (29 lug - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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