Roma si conferma il principale polo bancario del Paese, con 848 filiali nel Comune e 1.157 nell'intera provincia. Un dato che, tuttavia, non basta a frenare un fenomeno che continua ad avanzare su scala nazionale: la desertificazione bancaria. Un processo che colpisce soprattutto le aree interne e i territori più fragili e rispetto al quale CNA Roma richiama l'attenzione sulla necessità che la transizione digitale non si traduca in un arretramento dei servizi essenziali per imprese e cittadini. Negli ultimi dieci anni l'Italia ha perso oltre 11.000 sportelli bancari, con una riduzione del 36,7% della rete. Oggi quasi il 44% dei comuni italiani è privo di una filiale bancaria; 4,8 milioni di cittadini vivono in comuni senza banca e oltre 310mila imprese operano in territori sprovvisti di uno sportello. Si tratta di un fenomeno che assume una rilevante dimensione economica e sociale. La progressiva chiusura delle filiali rende infatti più difficile l'accesso ai servizi finanziari, penalizza le micro e piccole imprese, accentua le disuguaglianze territoriali e colpisce in particolare gli anziani e le comunità più periferiche. Nei comuni privi di una banca operano quasi 311mila imprese, nelle quali lavorano oltre 932mila addetti. Anche il Lazio non è immune da questa tendenza. Il segnale più evidente arriva dalla provincia di Rieti, dove quasi il 39% della popolazione vive in comuni senza uno sportello bancario, evidenziando il rischio di un progressivo ampliamento del divario tra aree metropolitane e aree interne. In questo contesto, Roma continua a rappresentare il principale presidio bancario nazionale grazie alle sue 848 filiali comunali e 1.157 provinciali. Una concentrazione che, tuttavia, non deve far dimenticare le difficoltà che interessano numerosi territori del Lazio e del resto d'Italia, dove cittadini e imprese vedono progressivamente allontanarsi servizi fondamentali per lo sviluppo economico e la coesione sociale. "La banca non è soltanto un luogo dove effettuare operazioni, ma un presidio economico e sociale indispensabile per il tessuto delle micro e piccole imprese", dichiara Giordano Rapaccioni, segretario della CNA di Roma. "Per un artigiano o un piccolo imprenditore il rapporto con il sistema bancario significa poter contare su interlocutori che conoscono il territorio, valutano i progetti d'impresa e accompagnano gli investimenti. La digitalizzazione rappresenta una grande opportunità, ma non può sostituire completamente la presenza fisica né tradursi in un progressivo abbandono dei territori. Servono politiche capaci di garantire prossimità, accesso al credito e relazioni di fiducia, perché senza questi strumenti si indebolisce la competitività delle imprese e si impoveriscono le comunità locali. Il nostro modello di sviluppo considera le banche partner delle imprese, non ostacoli che affidano agli algoritmi la decisione finale sul futuro di un'attività." Per CNA Roma “la sfida consiste nel costruire un modello di innovazione capace di coniugare servizi digitali e presenza territoriale, evitando che la modernizzazione del sistema bancario generi nuove disuguaglianze. Per le micro, piccole e medie imprese, infatti, il credito – se non lasciato esclusivamente in mano agli algoritmi – continua a rappresentare uno strumento essenziale per investire, innovare e creare occupazione”. (5 ago - red)
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