Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

MOGOL: SBAGLIAI A NON
FARE PACE CON BATTISTI

MOGOL: SBAGLIAI A NON <BR> FARE PACE CON BATTISTI

"L’arrabbiatura diminuisce pian piano, con l’aumentare degli anni. Bisogna imparare ad accettare quello che arriva dalla vita". Lo afferma Giulio Rapetti, in arte Mogol, in un’intervista al Corriere della Sera, in occasione del traguardo dei 90 anni che raggiungerà il 17 agosto dopo aver scritto ben 1776 canzoni e venduto 523 milioni di dischi. "Ho avuto momenti continuamente belli. Mi sento persino protetto per tutta la fortuna che ho avuto. Non solo come autore di canzoni, ma come uomo: ho vissuto tante avventure, a volte mi sono salvato per un capello" ricorda definendosi “uno che ha voglia di avventure. Anzi, sono stato una delle persone più avventurose che ho conosciuto nella mia vita. Ho fatto il giro del mondo da solo, ho vissuto tante ore sott’acqua come ricercatore subacqueo, ero uno che si buttava a destra e a sinistra con i cavalli". Nel ricordare i suoi viaggi avventurosi, racconta un aneddoto curioso legato al suo tour planetario durato un solo mese: "A Tokyo sono rimasto appena quattro ore. Ero in una stazione circondato da 500 persone, mi sono spaventato e sono partito il giorno stesso per la Nuova Zelanda. Ma me lo sono goduto, io ero uno veloce. Ero veloce in tutto, anche a scrivere canzoni, un’ora è stata il mio tempo medio per comporre". Tra le curiosità svelate nell'intervista, spunta anche la storia legata al suo nome d'arte: "Non so da dove viene perché me l’ha scelto la Siae. Mandai 30 pseudonimi e mi dissero che nessuno andava bene. Poi ne mandai altri 100. E scelsero quello, ma non ero contento, mi pareva un nome cinese. Poi mi son detto: ‘Sta tranquillo, Giulio, non lo saprà nessuno’. Non pensavo proprio di avere successo".

Il racconto si sposta poi sullo storico sodalizio artistico con Lucio Battisti, ricordando il loro primo incontro: "Mi aveva fatto sentire una canzone e gli dissi francamente: ‘Non è un granché’. Lui rispose: ‘Sono d’accordo’ e mi fece un grande sorriso". Una sintonia che nel 1970 li spinse a compiere un viaggio epico a cavallo: "Lo dicevo prima: perché sono sempre stato avventuroso. Morivo dalla voglia di prendere il cavallo e partire, fare 600 chilometri e andare a Roma. Ho convinto Lucio, è stato molto paziente e gentile, e mi ha seguito. In 23 giorni siamo arrivati a Roma". La fine della loro collaborazione, avvenuta nel 1980, nacque da una questione legata alla parità dei compensi editoriali: "Mi sembrava giusto. Io avevo chiesto semplicemente che la ripartizione editoriale fosse equa. Ma non è che lui trattasse molto queste cose, forse è stato consigliato", e alla domanda se la decisione fosse dipesa dalla moglie risponde: "Questo non lo so". Un allontanamento che oggi lascia spazio al rimpianto: "Quando Lucio è morto: ho pensato che forse, indipendentemente dall’equità, avrei potuto accettare che le cose rimanessero così". Parlando delle sue opere più care, il paroliere svela quale sia il brano che porta nel cuore: "Dormi amore, la canta Celentano, con la musica di Gianni Bella. Sono 33 anni più vecchio di mia moglie e ovviamente morirò molto tempo prima di lei: parlo di questo, di lei sola e io che comunque tornerò a vegliare su di lei", “è un pensiero che scrissi in un momento di riflessione, ma so che è toccante per tante persone". Sulle tracce che continuano a generare maggiori proventi, precisa: "La cifra non la so, ma L’emozione non ha voce è la più suonata e cantata. Ancora Celentano e Gianni Bella". E conclude: "Credo che ognuno di noi debba stimarsi. Bisogna vivere in modo da essere lieti e contenti di come si agisce", "posso solo dire: ‘Grazie, Signore, di avermi riservato una vita dove sei spesso intervenuto ad aiutarmi’”, confermando di frequentare la messa "tutte le domeniche". Sul panorama musicale contemporaneo poi sottolinea: "Onestamente non ascolto mai musica perché non ho la radio in macchina e nemmeno a casa. Posso solo dire che nel rap la melodia non c’è più: e se viene a mancare la melodia, c’è qualcosa di importante in meno". Il festival di Sanremo? "Mi è capitato, qualche volta. Ma penso che per l’importanza che ha il Festival, le canzoni dovrebbero essere scelte da una commissione di grande competenza. Una volta almeno era così", “una persona sola non può valutare tutte le canzoni per Sanremo". Non manca un tributo a Francesco Guccini: "Ha contributo a tenere alta la cultura popolare e popolare non significa inferiore, lo diceva anche Proust. La cultura è tale quando arriva a tutti, e lui arrivava a tutti". (11 ago - red)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

archivio

I RITORNATI

IL SUMMIT DEI TALENTI

Summit dei Talenti foto Ricercatori

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola