"Sicuramente quanto avvenuto a Ceuta è un evento atipico ed eccezionale: considerare le 50mila persone arrivate nell'arco di 24 ore in quelle condizioni è evidente che non è un fatto naturale, neppure in un periodo di forte tensione sulle migrazioni come quello attuale. Si tratta di un evento migratorio di anomale dimensioni che fa pensare a una regia dell'iniziativa in un contesto organizzato, ma nulla toglie alla drammaticità del fenomeno e tutto porta a pensare che occorra porre mano a una gestione europea delle migrazioni. Il trend sarà inevitabilmente in crescita, e altri eventi del genere potranno ripetersi". Lo afferma, in una intervista a Il Riformista, Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni internazionali all'Università Cattolica di Milano. "È possibile che la sentenza sulla regola della normalizzazione dei Saharawi possa aver creato aspettative sulla speranza che si potesse forzare la mano alle autorità spagnole, però contemporaneamente mi pare che ci sia stato un chiaro tentativo politico dalla parte di diversi attori, principalmente il Marocco che comunque non ha mai cessato di avere un atteggiamento politico ostile nei confronti di Ceuta spagnola, ciò allo scopo di rivendicare sempre la possibilità di riprendersi l'amministrazione dell'exclave. Trump ha sostenuto recentemente queste ambizioni marocchine, e forse anche la volontà di creare un caso che potesse essere sfruttato ai fini di politica interna negli Stati Uniti e che mettesse in difficoltà Sánchez che è guardato dall'Amministrazione Trump come un avversario politico". La conversazione si sposta poi sulla decisione del governo italiano di sospendere gli accordi di Schengen: "Concordo con Sánchez: sospendere Schengen è stata una cosa che non c'entrava niente secondo presunte regole che non sono contenute in Schengen. Non era necessario questo trambusto: la crisi è stata risolta nell'arco di 24 ore dall'autorità spagnole con molta più fermezza ed efficacia di quanto fanno normalmente le autorità Italiane. Penso che sia un pessimo segnale per un Paese come l'Italia che è sempre a pietire solidarietà quando deve fronteggiare eventi di crisi migratorie che sono infinitamente più piccoli di questo di Ceuta" e "lo trovo anche contraddittorio nel momento in cui si chiede una politica europea e poi dopo si sospende Schengen, che è il modo con cui gli europei gestiscono complessivamente le loro frontiere, per cui gli stessi che fanno i diavoli a quattro per chiedere una politica europea sulla migrazione e sulla gestione dei confini rispetto ai migranti poi sono molto renitenti nel condividere la responsabilità per i confini europei di fronte alle minacce militari russe. Insomma, l'impressione è che la mossa italiana sia stata propagandistica e che abbia trovato il riscontro in altri Paesi per motivi analoghi, ma sostanzialmente non ci abbiamo comunque fatto una bella figura". E conclude: "Probabilmente si chiederà un potenziamento di Frontex per avere più mezzi a disposizione, per gestire in maniera più rigorosa gli accordi con i Paesi che dovrebbero collaborare sul controllo della migrazione a fronte di vantaggi di carattere commerciale. Poi è chiaro che le questioni che sono alla base delle migrazioni possono essere sfruttate per fini politici, ma il dato di fatto è che - con il riscaldamento planetario in rapido ed esponenziale incremento anche delle acque degli oceani - si creeranno condizioni per cui avremo sempre più pressione migratoria su un'Europa spopolata e incapace di prendere decisioni, anche a livello nazionale, sui rapporti con i Paesi col mare. Insomma, non si aprono buone prospettive". (11 ago - red)
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