Il 10 agosto 1946 il piú grande statista italiano, Alcide De Gasperi, esordiva alla conferenza di pace di Parigi di fronte ai rappresentanti di 21 Stati, i vincitori della seconda guerra mondiale, con queste parole:" Prendo la parola in questo consesso mondiale e sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia é contro di me: é soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa ritenere un imputato, l'essere arrivato qui dopo che i piú influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione". Concludeva poi cosí: "Vi chiedo di dare respiro e credito alla Repubblica d'Italia. Un popolo lavoratore di 47 milioni é pronto ad associare la sua opera alla vostra per creare un mondo piú giusto e umano". Aveva anche detto:" Ho il dovere innanzi alla coscienza del mio paese e per difendere la vitalità del mio popolo di parlare come italiano, ma sento la responsabilità e il diritto di parlare anche come democratico antifascista, come rappresentante della nuova Repubblica che, armonizzando in sé le sue aspirazioni umanitarie, le concezioni universalistiche del cristianesimo e le speranze internazionalistiche dei lavoratori, é tutta rivolta verso quella pace duratura e ricostruttiva che voi cercate e verso quella cooperazione fra i popoli che avete il compito di stabilire".
Di colpo De Gasperi si prendeva la responsabilità di dichiarare terminata quella adesione di massa degli Italiani al fascismo, frutto anche di dinamiche interne alle masse, perché spesso si concretizza quello che diceva Sallustio:" Solo pochi cercano la libertá. I piú non cercano che buoni padroni". O come diceva Dostoevskij nell'Affittacamere: "Offri la libertà all'uomo debole ed egli stesso si legherá e te la riporterá".
In realtá confrontando la sublime dignitá del pensiero di De Gasperi con quello degli attuali pallidi, patetici e pericolosi nostalgici di un passato tragico, si puó ipotizzare tutta la deriva verso la quale é diretta la nostra societá. Obbiettivamente indebolita dopo decenni di imperanti ideologie, berlusconiana e leghista, entrambe antifasciste all'inizio, che riescono ad indorare le catene antilibertarie attraverso la cultura del consumismo e della comunicazione. Una cultura, si fa per dire, dove tutti sono d'accordo, colti e incliti, pur di far parte di coloro che possono usufruire di vantaggi, che spesso si riveleranno dei miraggi. La libertá é ormai percepita come diritto e non anche come dovere. Su questo terreno fertile é comprensibile il consenso ingiustificato verso i partiti attualmente al governo, che pur non hanno migliorato il potere d'acquisto di stipendi, salari e pensioni, la lotta alle diseguaglianze fra Regioni, all'interno della societá, si pensi alla tassazione diversa fra redditi eguali (se tassati con la flat tax o con le varie aliquote Irpef), ai condoni fiscali ripetuti e rinnovati, ecc..Non é possibile parlare di Alcide De Gasperi senza ricordare anche la sua opera per far nascere l'Unione europea insieme com Schumann e Adenauer, e vedere il misero spettacolo attuale, dove il governo italiano sembra impegnato solo a costruire muri. Anche questo non é sorprendente: il capo del nostro governo con il suo partito e con la Lega sono sovranisti, populisti e nazionalisti. "La botte dá il vino che ha" recita un vecchio adagio, che traduce quanto dicevano gli Scolastici piú compiutamente in latino:"Quidquid exprimitur ad modum exprimentis exprimitur".
La leader di questa alleanza governativa é alla disperata ricerca di un consenso internazionale e non prova vergogna di assumere posizioni inumane, proponendo di gestire i Migranti come stracci, usa e getta: in Albania, in Burundi, in Uganda..., facendo credere, con il Capitano, che il fenomeno sia solo un fatto di trafficanti di essere umani. Aldilá della necessitá di manodopera straniera extraeuropea, senza la quale non potrebbero essere garantite nemmeno le condizioni igieniche minime ad esempio negli ospedali italiani, il diritto a migrare fa parte della storia e della dignitá umana, come ci hanno insegnato tra gli altri Abramo ed Enea. Ridurre l'insipienza del blocco del trattato di Schengen a seguito dei fatti di Ceuta all'ignoranza geografica del nostro governo sarebbe un insulto all'intelligenza. Sono pretesti per seminare divisioni, per sollevare gli istinti piú bassi delle nostre popolazioni e di quelle di altri Stati pure in crisi e per picconare l'Unione europea. Tentando biecamente di ammantare il tutto anche in nome e difesa del Cristianesimo. Che insegna esattamente l'opposto. Non ancora paga dello schiaffo ricevuto dal suo amico troglodita e amorale Trump, la nostra donna , madre e cristiana dovrebbe prendere in mano il capolavoro di Baruch Spinoza, L'Ethica more geometrico demostrata, sul silenzio, postare sul suo cellulare il detto di Archiloco "qualche volta mi sono pentito di aver parlato, ma mai di aver taciuto", rileggere il mezzo versetto dell'Apocalisse, 8,1 "Si fece silenzio nel cielo per circa mezz'ora". Se ció non bastasse, potrebbe essere di aiuto il Don Chisciotte:" Nella bocca chiusa non entrano mosche". Come diceva Molière "É facile formarsi opinioni sbagliate quando si é accecati dalle apparenze".





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