La Corte Costituzionale francese ha annullato il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 15 anni, stabilendo che tale misura costituisce una "violazione sproporzionata" della loro libertà di espressione. I membri della Corte hanno ritenuto che l'articolo 1 della legge — volto a tutelare i minori dai rischi connessi all'uso dei social media — leda la libertà di espressione e di comunicazione dei minori di 15 anni in modo né appropriato, né necessario, né proporzionato. Poiché l'esame si è limitato all'articolo 1, l'organo non si è pronunciato sul divieto di utilizzo dei cellulari nelle scuole superiori — la cui entrata in vigore è prevista per il 1° settembre — anch'esso contenuto nel medesimo provvedimento legislativo. Dopo il caso dell’Australia che ha aperto le danze, quando lo scorso dicembre milioni di adolescenti si sono svegliati senza social, essendo partito il primo divieto al mondo per i minori di 16 anni, anche in Italia il mondo politico ha acceso i riflettori su questo tema, con una proposta di legge bipartisan a prima firma della senatrice di Fratelli d’Italia Mennuni e della deputata di Italia Viva Marianna Madia. (
Il presidente Emmanuel Macron, per cui questa legge rappresenta un punto qualificante, ha immediatamente incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu di lavorare a una "formulazione giuridicamente solida" per il divieto, un impegno assunto da tempo dal presidente. Il capo del governo dovrà lavorare "il più rapidamente possibile" alla stesura di un testo che "tenga conto della decisione del Consiglio costituzionale e del quadro normativo europeo", ha spiegato l'Eliseo in una nota, aggiungendo che il capo dello Stato resta "pienamente determinato" a portare a termine la riforma "entro la primavera del 2027". "Prendo atto della decisione del Consiglio costituzionale sul divieto dei social media per i minori di 15 anni, ma non mi arrendo", ha dichiarato Sarah El Hairy, Alto Commissario per l'Infanzia. "Riprendiamo i lavori – garantendo una solida base giuridica in coordinamento con la Commissione europea – per rendere realtà questa tutela. La decisione del Consiglio costituzionale chiude una strada, ma non pone fine alla battaglia". (Roc)
PO / Roc)
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