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direttore Paolo Pagliaro

TRUMP, SCHIAFFO A SEUL
PER COMPIACERE KIM

TRUMP, SCHIAFFO A SEUL <BR> PER COMPIACERE KIM

“Kim Jong Un mi ha sempre trattato con grande rispetto, ci siamo incontrati in diverse occasioni, ci siamo parlati e abbiamo trascorso del tempo insieme. Io lo capisco e lui capisce me”. È con queste parole che il presidente statunitense Donald Trump ha rivendicato la propria intenzione di riaprire un canale politico diretto con Pyongyang, respingendo lo scetticismo sugli sviluppi del dialogo bilaterale. Dietro le quinte diplomatiche, l'inquilino della Casa Bianca starebbe infatti spingendo i propri consiglieri a fissare un nuovo vertice con il leader nordcoreano già entro l'autunno, un'ipotesi rilanciata da un'inchiesta del Wall Street Journal e ripresa oggi con forza dall'agenzia di stampa russa Tass e dalle principali testate asiatiche. Il dossier sarebbe stato affrontato nei colloqui preliminari in vista della prossima missione presidenziale in Asia, pur senza essere ancora entrato nella fase organizzativa operativa, additando il summit APEC di novembre a Shenzhen come possibile sede del faccia a faccia. Alla Casa Bianca una fonte si è limitata a precisare che l'incontro avverrà “a tempo debito”.

LA RIDUZIONE DELLE MANOVRE MILITARI NEL GOLFO DI COREA. Sul piano operativo, le intenzioni di riavvicinamento manifestate da Washington hanno già prodotto effetti immediati sul dispositivo di sicurezza nella regione. Le esercitazioni militari congiunte tra Stati Uniti e Corea del Sud, avviate lunedì, subiranno un netto ridimensionamento: la durata dell'operazione annuale “Ulchi Freedom Shield”, originariamente pianificata su undici giorni fino al 27 agosto, è stata accorciata di sei giorni e si concluderà venerdì. “Abbiamo deciso di modificare la durata dell'esercitazione UFS in modo che si svolga dal 17 al 21 agosto”, ha reso noto in un comunicato lo Stato Maggiore congiunto sudcoreano. Dal Canto suo, la Difesa americana ha cercato di ridimensionare la portata strategica del taglio, con un funzionario del Pentagono che ha precisato come “questi aggiustamenti preservano gli obiettivi essenziali di prontezza operativa e addestramento” e che “non ci sarà alcuna riduzione degli obiettivi di addestramento degli Stati Uniti”.

LE MOSSE DI TRUMP E IL DISAPPUNTO DI SEUL. La decisione di ridimensionare le manovre militari risponde a un preciso input politico arrivato domenica dal presidente americano, che ha colto di sorpresa lo storico alleato asiatico definendo le esercitazioni “costose” e sostenendo che inviassero “un segnale totalmente inappropriato e ostile” al regime di Pyongyang. Il tycoon ha fatto espressamente leva sui suoi “ottimi rapporti” con Kim Jong Un per giustificare la decisione di tagliare la presenza militare americana in un'operazione ormai impossibile da annullare del tutto. La scelta di Washington di ammorbidire le manovre nell'area riflette la volontà di offrire un segnale d'apertura al Nord, pur esponendo a nuove incognite il coordinamento di sicurezza con la Corea del Sud.

LA POSIZIONE DEL GOVERNO SUDCOREANO E LA REAZIONE DI PYONGYANG. L'obiettivo fondamentale non è “trattare una specifica entità come un avversario, ma preservare, in sicurezza e pace, la vita quotidiana della popolazione”, ha dichiarato ieri il presidente sudcoreano Lee Jae Myung tramite il proprio ufficio, nel tentativo di ridimensionare la portata delle polemiche e rassicurare l'opinione pubblica interna circa la natura difensiva dell'alleanza. Da parte sua, l'apparato propagandistico del Nord ha mantenuto una linea rigida. Oggi l'agenzia di stampa ufficiale nordcoreana KCNA ha diffuso un duro attacco contro le manovre alleate, evitando però di fare menzione delle concessioni accordate da Trump: “Useremo il nostro diritto all'autodifesa per neutralizzare le minacce militari delle forze ostili attraverso azioni trasparenti”, si legge nel titolo di un commento della KCNA, che qualifica le esercitazioni come “la minaccia più immediata e palese” per la sicurezza nazionale e regionale. Un atteggiamento di fermezza che segue di pochi giorni il test con missile balistico condotto da Pyongyang lo scorso 12 agosto, confermando la delicatezza del contesto diplomatico nel quale Washington punta a reinserire il nuovo vertice.

(19 AGO – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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