“Ora che il Palio di Siena si è concluso, dopo vari rinvii, e le luci della ribalta si sono spente, è doveroso chiedersi che fine facciano i cavalli una volta terminata la competizione. Il loro destino non riguarda soltanto gli animali impiegati nel Palio, ma migliaia di equidi a fine carriera, troppo spesso condannati al macello. Le alternative esistono e il pensionario di Radicondoli, in provincia di Siena, ne è testimonianza diretta”. Lo afferma Animal Equality che ribadisce la necessità di garantire ai cavalli atleti che smettono di correre un fine carriera. Da tempo l’organizzazione per la protezione degli animali allevati a scopo alimentare denuncia, attraverso il proprio lavoro investigativo e di analisi, le criticità sistemiche della macellazione degli equidi a livello nazionale. A inizio luglio, insieme a Fondazione Islander, ha lanciato una raccolta firme a sostegno di una proposta di legge per porre fine alla macellazione degli equidi in Italia e riconoscerli come animali d’affezione.
“Attualmente i cavalli del Palio di Siena, così come quelli dei palii in generale, delle corse ippiche, degli sport equestri e delle carrozze turistiche, sono inseriti all’interno di un vero e proprio circuito di rottamazione di equidi a fine carriera. Con tale prassi i proprietari non solo evitano di sostenere i costi necessari al mantenimento dei cavalli non più performanti, che dovrebbero al contrario ricevere cure veterinarie adeguate, ma riescono anche a guadagnare dalla loro vendita” prosegue la nota.
“Quando questi animali non 'rendono' più, per i proprietari rappresentano un costo di cui liberarsi. La loro vendita e la loro macellazione costituisce un meccanismo che prolunga il loro sfruttamento fino all’estremo a vantaggio del proprietario: così ai cavalli, trattati come strumenti usa e getta, viene negata qualsiasi tutela e dignità” afferma Matteo Cupi, direttore esecutivo di Animal Equality Italia. L’articolo 3 della proposta di legge promossa da Animal Equality insieme alla Fondazione Islander mira invece a garantire maggiori tutele agli equidi usati all’interno delle competizioni ippiche e in altri settori. In particolare, l’articolo prevede che tutti gli equidi impiegati in attività sportive, terapeutiche, ricreative o lavorative, una volta cessato definitivamente il loro utilizzo per tali finalità, vengano considerati “dismessi” o “in pensione”. In questo caso, il proprietario o detentore dell’equide è tenuto, entro 15 giorni dalla cessazione dell’attività, a darne comunicazione all’Azienda Sanitaria Locale territoriale, indicando i dati identificativi dell’equide, inclusi quelli presenti nell’anagrafe equina, il luogo di destinazione dell’animale, con indicazione precisa della struttura o del fondo presso cui sarà alloggiato, e le condizioni di mantenimento previste, nel rispetto delle normative vigenti in materia di benessere animale. Nella proposta, le Aziende Sanitarie Locali sono chiamate a esercitare attività di vigilanza e controllo sulla corretta gestione e sul benessere degli equidi dismessi, anche mediante ispezioni presso i luoghi di detenzione. L’abbandono o la cessione non tracciata degli equidi dismessi verrebbe inoltre vietata, obbligando a registrare ogni trasferimento di proprietà o detenzione secondo le disposizioni vigenti. La proposta prevede inoltre che la violazione degli obblighi comporti l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 10.000 a euro 50.000, a eccezione che il fatto costituisca un reato. (19 ago – red)
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