“È un ammutinamento?”. “Dipende da te”. Nel colossal Odyssey di Christopher Nolan, di cui questo botta e risposta tra Euriloco e Ulisse fa parte, la ciurma del re di Itaca rompe la disciplina sfiancata da anni di mare, mostri e promesse tradite. Quel mito antico trova oggi un riflesso inaspettato e drammatico nel cuore della contemporaneità: la più imponente e letale macchina da guerra mai costruita nella storia dell'umanità, una portaerei a propulsione nucleare da miliardi di dollari, inizia il suo viaggio di rientro non per una sconfitta sul campo, ma per il logoramento dei suoi uomini.
La USS Abraham Lincoln sta lasciando l'area di responsabilità del Comando Centrale e il Medio Oriente. Un rientro arrivato dopo oltre 250 giorni di navigazione ininterrotta e segnato da segnalazioni di un gravissimo peggioramento della salute mentale dell'equipaggio, due marinai lanciatisi in mare nei mesi scorsi, bagni fuori uso, fontanelle a secco e un morale ai minimi storici. Mentre il presidente Donald Trump e il segretario alla Difesa Pete Hegseth hanno cercato di minimizzare l'impatto della missione sostenendo che le condizioni a bordo siano state travisate, la realtà dei fatti si impone: persino l'impero americano deve fare i conti con il limite umano della propria flotta.
Ma il rientro forzato della Lincoln è solo la spia luminosa di un cortocircuito molto più profondo. L'episodio costituisce il punto di partenza per una riflessione cruciale sul futuro della proiezione di potenza globale. Se la superpotenza egemone deve spingere le sue navi al punto di rottura psicologico pur di garantire la presenza in un bacino strategico, significa che il modello stesso della portaerei sta incontrando un limite sistemico insostenibile. Viene da chiedersi se questi giganti del mare non stiano diventando i nuovi dinosauri della guerra globale.
LA LEZIONE UCRAINA E LA DITTATURA DELL'ASIMMETRIA. Il parallelo con quanto accaduto sui campi di battaglia dell'Europa orientale è immediato. Nel conflitto in Ucraina, la superiorità numerica e la corazza dei moderni carri armati pesanti e degli elicotteri d'attacco si sono infrante contro l'efficacia letale di sistemi d'arma infinitamente più economici, come i missili a spalla Stinger o i droni tattici da poche centinaia di dollari. L'equazione economica della guerra è stata completamente riscritta: un vettore economico e riproducibile in serie su larga scala è oggi in grado di annientare una piattaforma da diversi milioni di dollari.
Nel dominio marittimo non si è ancora arrivati allo scenario di una portaerei dal valore di diversi miliardi di dollari distrutta da un singolo missile molto più economico, ma la traiettoria concettuale è tracciata. L'idea che grandi navi da guerra possano dominare incontrastate le acque costiere senza correre rischi incalcolabili appartiene a un'epoca trascorsa. La guerra moderna non premia più necessariamente la stazza o la potenza bruta, bensì la flessibilità, la saturazione d'attacco e la sostenibilità dei costi.
LA MORSA CINESE: LA DOTTRINA A2/AD E I MISSILI ANTINAVE. A trasformare la minaccia teorica in un incubo strategico per i pianificatori del Pentagono è soprattutto la Cina, che ha sviluppato una sofisticata architettura di diniego di accesso, nota nel gergo militare come dottrina Anti-Access/Area Denial (A2/AD). L'obiettivo di Pechino è chiaro: creare una bolla protettiva al largo delle proprie coste all'interno della quale la presenza di una flotta nemica diventi strategicamente e finanziariamente inaccettabile.
L'ossatura di questo sistema si fonda sui missili balistici antinave di nuova generazione, come il DF-21D e il DF-26, soprannominati non a caso "carrier killer". Capaci di colpire bersagli mobili in mare a migliaia di chilometri di distanza con altissima velocità e manovre di rientro ipersoniche, questi vettori trasformano l'oceano in un ambiente ostile prima ancora che gli aerei imbarcati possano decollare. Se un missile ipersonico dal costo di pochi milioni di dollari può neutralizzare o colare a picco una portaerei con cinquemila persone a bordo, l'asimmetria strategica volge definitivamente a sfavore dei colossi navali.
IL PRECEDENTE DEL MAR NERO: LA LEZIONE DEI DRONI MARINI. A dimostrare che l'asimmetria navale non è una prerogativa esclusiva delle superpotenze industriali ci ha pensato la Marina ucraina nel bacino del Mar Nero. Senza disporre di una vera e propria flotta di superficie, Kiev è riuscita a paralizzare, danneggiare e costringere al ripiegamento la Flotta del Mar Nero russa attraverso l'impiego massiccio di droni marini di superficie radiocomandati e imbottiti di esplosivo.
I barchini autonomi, caratterizzati da una traccia radar quasi impercettibile e da un costo irrisorio rispetto alle unità navali tradizionali, hanno dimostrato come la saturazione d'attacco da parte di sciami di droni sia in grado di travolgere anche i sistemi di difesa di grandi incrociatori o fregate. Il Mar Nero è diventato così il laboratorio a cielo aperto della guerra navale del domani, confermando che il controllo dei mari non si misura più soltanto sul numero di tonnellate dislocate in acqua, ma sulla capacità di gestire la guerra robotica e informatica.
IL FUTURO DELLA US NAVY TRA SCUDI LASER E INTELLIGENZA ARTIFICIALE. Di fronte a queste vulnerabilità strutturali, le forze armate statunitensi cercano di evolvere per evitare che le proprie portaerei facciano la fine dei grandi rettili della preistoria. Per proteggere i gruppi di attacco dalle minacce ipersoniche e dagli sciami di droni, la marina americana sta investendo massicciamente nello sviluppo di armi ad energia diretta, come i laser ad alta potenza e i sistemi a microonde capaci di ingaggiare molteplici bersagli a costi per colpo pressoché nulli.
Accanto allo scudo tecnologico, si assiste a un vero e proprio cambio di dottrina operativa: le portaerei del futuro saranno sempre più integrate con velivoli senza pilota di scorta e sottomarini stealth ultra-silenziosi, operando da distanze di sicurezza assai maggiori rispetto al passato. Le portaerei non sono destinate a scomparire dall'oggi al domani, conservando un valore unico in termini di diplomazia navale e proiezione di sovranità politica; tuttavia, la loro invulnerabilità è tramontata per sempre, lasciando il posto a un'era di guerra navale dispersa, autonoma e ad altissima saturazione. (21 AGO – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)





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