Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

Frida Kahlo e Marilyn Monroe: due icone che hanno rotto gli schemi

Mostre
Le grandi mostre in programma in Italia e quelle che hanno l'Italia, attraverso i suoi grandi artisti, come protagonista nel mondo. Lo "Speciale mostre" è un viaggio tra capolavori, opere d'avanguardia e sperimentali, pittura e scultura, memoria e identità, storia e filosofia, un tributo all'arte e ai suoi protagonisti e un modo per scoprire quanto di buono fanno le istituzioni nazionali e locali per il nostro patrimonio culturale e di creatività.

Frida Kahlo e Marilyn Monroe: due icone che hanno rotto gli schemi

Così lontane, così vicine: la pittrice messicana icona del surrealismo e la diva di Hollywood simbolo del glamour. A Fermo è stata inaugurata il 27 giugno la mostra di Palazzo dei Priori “Frida Kahlo e Marilyn Monroe. Vite parallele”, a cura di Carolina Dema, Tanino Bonifacio e Alberto Rossetti. La mostra sarà visitabile fino a domenica 1° novembre. Oltre 120 fotografie raccontano le esistenze di due donne solo apparentemente lontane. Pittrice rivoluzionaria la prima, diva hollywoodiana e incarnazione della bellezza la seconda, Frida Kahlo e Marilyn Monroe condividono sorprendenti affinità, senza essersi mai incontrate: la costruzione della propria immagine pubblica, il rapporto complesso con il corpo, gli amori più tormentati, il desiderio di maternità mai realizzato e una costante tensione tra fragilità privata e mito pubblico. Un racconto biografico intenso e coinvolgente che intreccia arte, cinema, politica e cultura visiva. La mostra è promossa dal Comune di Fermo, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo e in collaborazione con Rjma Progetti culturali e Art Book Web. L’organizzazione è affidata a Maggioli Cultura e Turismo. In mostra gli scatti di grandi fotografi, tra cui Nickolas Muray, Guillermo Kahlo, Imogen Cunningham, Lucienne Bloch, Leo Matiz, Lola e Manuel Alvarez Bravo, Edward Weston, Sam Sahw, Ed Feingersh, Milton Greene, Cecil Beaton e Richard Avedon. Accanto alle fotografie anche le sale “Omaggio a Frida” e “Omaggio a Marilyn” con opere d’arte di Warhol, Rotella, Lodola e Zang Hongmei. (gci)

SIRIA, A CIVITANOVA MARCHE (MC) LE OPERE DI DENUNCIA DI FARES CACHOUX

Civitanova Marche (MC) accoglie la prima mostra in Italia di Fares Cachoux, artista franco-siriano che utilizza l’arte grafica come potente strumento di riflessione sulle questioni più urgenti del nostro tempo: politica, società e ambiente. “…Oltre” è il titolo della mostra che, dallo scorso 13 agosto fino al 3 novembre, sarà ospitata presso lo Spazio Multimediale San Francesco. Il progetto, a cura di Cristina Falco ed Enrico Lattanzi, è organizzato dal Museo Magma (Museo Archivio della Grafica e del Manifesto) e da Cartacanta Aps e presenterà tutte le più importanti serie dell’artista. Nato ad Homs, in Siria, e trasferitosi a Parigi per proseguire gli studi, Cachoux si distingue per uno stile minimalista dove colori vibranti e linee nette sono protagonisti. Le sue opere riescono a descrivere con una sintesi chiara e immediata eventi e situazioni complessi che tutti possono riconoscere. Non si tratta di semplici rappresentazioni visive, ma di veri e propri manifesti che scuotono la coscienza, spingendo il pubblico a interrogarsi sulle grandi sfide che segnano il presente. Colori pieni, luminosi e gioiosi si giustappongono a temi oscuri della contemporaneità, come la Rivoluzione siriana. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso temi e ambienti differenti, seguendo l’evoluzione di Cachoux in una ricerca che intreccia questioni universali ed altre più specificamente legate al mondo arabo. (red)

“MORFOLOGIE DI LUCE”: L’ARTE DI ANTONIO BARRESE A VARESE

La Fondazione Marcello Morandini di Varese ospita, fino al 20 dicembre, la mostra “Antonio Barrese: Morfologie di luce”, a cura di Stefania Gaudiosi, un ampio percorso dedicato a uno dei protagonisti italiani della ricerca artistica tra arte, scienza e progetto. Antonio Barrese, fondatore e anima del Gruppo MID (Mutamento Immagine Dimensione) ha sviluppato, sin dagli anni Sessanta, una poetica che unisce progettualità scientifica, tensione estetica e sperimentazione tecnologica, anticipando molte delle attuali riflessioni sul valore trasformativo e anticipatorio della ricerca artistica. La mostra, con il patrocinio di Regione Lombardia e del Comune di Varese, presenta una selezione di immagini e opere interattive che indagano la luce come materia formale e concettuale, elemento generativo dello spazio e veicolo di potenziamento cognitivo. Alla base del lavoro artistico di Barrese c’è l’idea che arte, scienza e progettazione siano profondamente collegate e condividano la stessa missione: immaginare e anticipare il mondo che desideriamo costruire. La Fondazione Morandini, con Morfologie di luce, crea un ambiente immersivo, dove lo spettatore è invitato a scoprire le potenzialità nascoste della luce e il suo divenire linguaggio ed espressione. Molte le opere esposte: una selezione di lavori storici e recenti, che coprono un arco temporale che spazia dal 1965 al 2025. La mostra sarà accompagnata da un articolato programma di iniziative culturali, educative e inclusive pensate per coinvolgere pubblici di tutte le età. La Fondazione conferma inoltre il proprio impegno nei campi dell’inclusione e dell’educazione attraverso il progetto “Memorie d’arte”, dedicato alle persone con demenza senile e Alzheimer e ai loro accompagnatori, e grazie ai percorsi didattici per le scuole realizzati in collaborazione con Ambarabart SRLS. Completano il progetto la quarta edizione della residenza d’artista della Fondazione e la pubblicazione del catalogo della mostra, prevista per settembre, quale strumento di documentazione e approfondimento critico dell’esposizione. (gci)

A MANTOVA “BABELE” DI GIORGIO MILANI

Una ricerca artistica che si colloca in una dimensione di confine tra scultura, grafica e riflessione concettuale, configurandosi come una costante indagine sul potere comunicativo delle forme e dei simboli. Dallo scorso 27 giugno fino al 19 settembre, la Biblioteca Teresiana a Mantova ospita la prima personale mantovana di Giorgio Milani (Piacenza, 1946), dal titolo “Babele”. L’esposizione, curata da Francesca Ferrari, Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi, promossa dal Comune di Mantova e dalla Biblioteca Teresiana, ripercorre la carriera dell’artista piacentino, attraverso 70 opere, tra dipinti e sculture, appartenenti ai suoi cicli più iconici, dalle Torri di Gutenberg alle Babeli, dai Poetari alle Sindoni. I suoi lavori si caratterizzano per la presenza di una fitta stratificazione di segni, lettere e alfabeti, reali e immaginari, concepiti come strutture architettoniche capaci di evocare archivi della memoria. In questo contesto, “Babele” diventa metafora della molteplicità dei linguaggi e delle culture, ma anche immagine della complessità del mondo contemporaneo e della necessità di costruire relazioni e comprensione reciproca attraverso la comunicazione e il dialogo. La sua arte si propone come strumento di riflessione critica sulla società, sui meccanismi della conoscenza e sulla possibilità di condividere il sapere, di cui la biblioteca rappresenta il simbolo più alto e profondo. Non è un caso che la rassegna sia ospitata dalla Biblioteca Teresiana di Mantova, fondata nel 1780, luogo storicamente dedicato alla conservazione e alla trasmissione del sapere scritto, che si distingue per l’eccezionale valore del suo raro e pregiato patrimonio antico. Il progetto si inserisce, inoltre, nel più ampio contesto culturale cittadino attraverso il dialogo con la Giornata Europea della Cultura Ebraica (6 settembre) e con il Festivaletteratura di Mantova (9–13 settembre), condividendone i temi legati alla scrittura, al linguaggio e alla narrazione. La mostra diventa così parte di un percorso culturale interdisciplinare, capace di coinvolgere pubblici diversi e di favorire l’incontro tra arti visive e letteratura. L’allestimento è a cura di Massimo Ferrari, Claudia Tinazzi con Annalucia D’Erchia, Daniela Mori (Politecnico di Milano, Polo di Mantova, Dipartimento ABC). Il catalogo edito da LetteraVentidue includerà contributi inediti dei curatori – Francesca Ferrari, Massimo Ferrari e Claudia Tinazzi – insieme a un saggio del critico d’arte Alberto Fiz e a una selezione ragionata dei principali saggi dedicati all’opera di Giorgio Milani. (gci)

“INNESTI 26”: A MILANO L’ESPOSIZIONE DI ENZO FIORE

Un’occasione per scoprire l’arte di Enzo Fiore: dallo scorso 25 giugno fino al 27 settembre la raccolta museale GASC - Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei, in collaborazione con Isorropia Homegallery, presenta “INNESTI 26”, progetto espositivo curato da Luigi Codemo che mette in dialogo la ricerca artistica di Enzo Fiore con la collezione permanente custodita nelle sale di Villa Clerici a Milano, dando vita a un percorso che esplora i temi, le tensioni e le trasformazioni della sua poetica attraverso il confronto con il patrimonio storico e artistico del museo. L’esposizione si sviluppa all’interno degli spazi di Villa Clerici, dove cinque opere dell’artista vengono inserite nel percorso museale, instaurando relazioni inedite con dipinti, sculture e testimonianze artistiche appartenenti alla raccolta permanente. Le opere non si limitano a occupare lo spazio espositivo, ma si intrecciano con esso, generando rimandi, consonanze e contrasti che invitano il visitatore a rileggere il patrimonio del museo da prospettive nuove. L’idea dell’“innesto”, che dà il titolo al progetto, si traduce in un dialogo vivo tra linguaggi, epoche e sensibilità differenti. L’inserimento delle opere di Fiore all’interno della collezione permanente mette infatti in evidenza le molteplici forme attraverso cui può manifestarsi l’esperienza del sacro: un’esperienza che emerge talvolta per affinità e talvolta per attrito, facendo affiorare tensioni, interrogativi e significati capaci di attraversare il tempo. La mostra si inserisce nel più ampio progetto culturale “INNESTI”, iniziativa che sviluppa una delle missioni fondative della GASC: promuovere il confronto tra l’arte contemporanea e la dimensione del sacro attraverso il coinvolgimento di artisti che, con linguaggi e percorsi personali, si misurano con temi spirituali, simbolici ed esistenziali. È proprio seguendo questa vocazione che, a partire dagli anni Cinquanta, ha preso forma la raccolta museale di Villa Clerici. Oggi la GASC rappresenta una delle più importanti collezioni italiane dedicate all’arte sacra del Novecento e contemporanea. Il museo conserva oltre tremila opere e testimonia il lavoro di alcuni tra i più significativi protagonisti dell’arte italiana e internazionale, tra cui Francesco Messina, Aldo Carpi, Floriano Bodini, Silvio Consadori, Lello Scorzelli, Gino Severini, Felice Casorati, Giacomo Manzù, Kengiro Azuma, Aligi Sassu, Valentino Vago, William Xerra, Agostino Arrivabene, Luca Coser, Davide Coltro e numerosi altri autori. Giunta alla sua sesta edizione, “INNESTI 26” conferma il valore della collaborazione tra la GASC - Galleria d’Arte Sacra dei Contemporanei e Isorropia Homegallery, associazione culturale no profit impegnata nella promozione e valorizzazione dell’arte contemporanea. (gci)

NELLA FOTO. Lucienne Bloch - Frida morde la sua collana - 1933

(© 9Colonne - citare la fonte)
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