“Il tempo dell'"impero americano", apparenze residuali a parte, è trascorso: gli resta ancora fedele solo la cosiddetta "anglosfera" (Gran Bretagna, Canada, Australia: escluso ormai il Sudafrica), oltre al Giappone, a una parte del mondo arabo e musulmano - l'alleanza saudita-turco-pakistana - e ad alcuni Paesi latino-americani. Quello è il "nuovo Occidente" isterizzato e aggressivo, tra il quale e i paesi del Brics adesso proprio un'Europa politicamente unita potrebbe collocarsi come elemento equilibratore. Ma il comprendere le radici profonde dell'esigenza di una soluzione europeistica unitaria ci appare arduo perché - al di là di tristi vicende politiche - noi ignoriamo la nostra stessa storia: ed è qui che la scuola deve insistere”. Lo afferma lo storico Franco Cardini in un intervento su Il Fatto lamentando “il tormentone della "riforma dell'insegnamento" della storia avanzata mesi fa dal ministro Valditara con l'invito a tornare a mettere al centro del lavoro scolastico la storia dell'Italia. Al punto che, a scopo s'intende puramente indicativo, si era citato addirittura come modello il celebre racconto deamicisiano della Piccola Vedetta Lombarda”. Ed invoca “una nuova storia sintetica di tutti i popoli della terra e delle differenti egemonie culturali che si sono succedute fra loro (l'ultima, fra XVI e XXI secolo, è la nostra, l'"occidentale": sei secoli appena su sei millenni di storia delle differenti civiltà "superiori", vale a dire, lungi da qualunque allusione razzistica, in grado di proporre un panorama articolato dei loro assetti sociali e dei loro saperi). Tale storia, dotata di una solida base geoantropologica, potrà essere studiata e conosciuta, quindi amata, da tutte le genti della terra: con le sue scoperte, le sue invenzioni, le sue glorie religiose, artistiche e intellettuali. A tale scopo esistono ormai i nuovi strumenti tecnici e anche didattici: le risorse infotelematiche e l'Intelligenza Artificiale. Il fatto è che bisogna uscire dall'universo di conoscenze storiche ormai limitate al "nostro Occidente" o in rarissimi casi poco più, inadatte ormai alla nostra stessa esperienza esistenziale. È impensabile che in un mondo come l'attuale non si sappia globalmente quasi nulla di civiltà altissime come la cinese, l'indiana, la persiana, quella americo-precolombiana, quella dell'Africa nera, cioè appartenenti a giovani che si apprestano a guidare il genere umano nei decenni futuri o lo stanno già facendo; del resto, noi italiani pochino sappiamo della stessa storia degli altri Paesi europei - specie della parte orientale e meridionale del continente - od di quella dei ceti subalterni del nostro stesso Paese. È giunto il momento di affrontare questa situazione e di cambiarla: e si tratterà di porre in atto una sorta di rivoluzione antropologico-didattica non solo per quel che concerne i contenuti quantitativi e la loro disposizione, bensì anche i metodi". (22 ago - red)
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