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direttore Paolo Pagliaro

10 ANNI DAL TERREMOTO:
30% ABITA ALTROVE

10 ANNI DAL TERREMOTO: <br> 30% ABITA ALTROVE

Ricorrono domani i dieci anni dal terremoto di magnitudo 6.0 che colpì l’Appennino centrale e causando 299 vittime. Il terremoto provocò 299 morti: 237 ad Amatrice, 51 ad Arquata del Tronto e 11 ad Accumoli, epicentro del sisma. I feriti furono 388. Quella del 24 agosto 2016 non fu una scossa isolata, ma l'inizio di una sequenza sismica che per mesi interessò un ampio settore dell'Appennino centrale: alle forti scosse del 26 ottobre nell'area di Visso seguì, il 30 ottobre, il terremoto di Norcia (Mw 6.5) — il più forte registrato in Italia dal sisma dell'Irpinia del 1980 — fino ai quattro eventi del 18 gennaio 2017. Una sequenza che ha definito un cratere sismico di quasi 8.000 km quadrati, esteso su 138 Comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, nel corso della quale la Rete Sismica Nazionale dell'INGV ha localizzato oltre 100.000 terremoti.

Ad Amatrice sono stati censiti 4.333 edifici danneggiati dal sisma. Gli interventi conclusi hanno consentito finora di recuperarne 1.628. Sul territorio comunale risultano attivati 828 interventi di riparazione e ricostruzione, con 348 cantieri completati, mentre circa il 72% degli edifici danneggiati è ormai inserito nel percorso di ricostruzione. Ad Amatrice è stato ripristinato il 38% degli immobili danneggiati. Dieci anni dopo l’allarme del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) va oltre la lentezza dei cantieri: il pericolo concreto è completare la ricostruzione fisica senza avere più una comunità da insediare. “A dieci anni dal sisma il nostro primo pensiero va alle vittime e a chi ha visto azzerata la propria storia, ma oggi dobbiamo chiederci con franchezza che futuro stiamo costruendo”, dichiara Alessandro Panci, presidente del CNAPPC. “I dati ci dicono che il 25-30% della popolazione non risiede più in questi territori e per completare le opere serviranno probabilmente altri dieci anni. Venti anni complessivi rappresentano un salto generazionale: chi è andato via ha costruito la propria vita altrove e non tornerà per ritrovare luoghi ormai divenuti estranei”. Oltre la monocultura turistica per Panci, l'illusione di affidare la rinascita di centri come Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e delle rispettive frazioni esclusivamente al turismo rischia di snaturarne l'identità: “Un borgo la cui sopravvivenza è legata solo ai visitatori rischia di perdere la propria anima. Scompaiono i negozi di vicinato, le tradizioni si indeboliscono e tutto si riduce a un’offerta commerciale standardizzata. Ma per abitare un luogo occorre viverlo quotidianamente, incontrarsi e costruire appartenenza, non trasformarlo in un fondale per turisti”. Da qui il richiamo del presidente degli Architetti a un cambio di paradigma che metta al centro la rigenerazione sociale ed economica: “Non possiamo limitarci a sperare che tutto torni com’era: la formula del ‘dov’era, com’era’ rischia di diventare una scorciatoia per non compiere scelte coraggiose, perché ricostruire gli edifici non significa automaticamente ricostruire una comunità. Così come non possono bastare le ordinanze sanzionatorie, che con la paura della multa rischiano di spingere a fare in fretta anziché a fare bene. La vera priorità, oggi, è riportare immediatamente vita e funzioni nei territori senza attendere che tutto sia completato, riaprendo progressivamente gli spazi a residenti, commercio e servizi essenziali. Accanto a questo, serve una leva economica strutturale: rafforzare gli incentivi e alleggerire il peso di imposte come IMU e TARI è indispensabile per convincere famiglie e giovani a tornare, investire e restare”, “restituire ‘contenitori’ non basta se non siamo in grado di dare loro un ‘contenuto’. Il rischio concreto che stiamo correndo è quello di consegnare alle comunità centri storici bellissimi, sicuri e perfetti dal punto di vista architettonico, ma tristemente vuoti”.

Inoltre l'Ordine dei Geologi del Lazio sottolinea come l'esperienza maturata in questi dieci anni debba tradursi in una cultura diffusa della prevenzione evidenziando che il confronto tra i diversi eventi della sequenza — in particolare tra il sisma del 24 agosto e quello, di magnitudo superiore, di Norcia del 30 ottobre, che non causò vittime dirette anche perché molti edifici erano già stati evacuati — dimostri un principio chiave: l'impatto di un terremoto sulla società dipende non solo dalla sua energia, ma anche dalle condizioni del territorio e dal livello di preparazione della comunità. Non possiamo sapere quando avverrà il prossimo terremoto distruttivo, ma possiamo decidere quanto saremo preparati quando avverrà. Tra i risultati concreti del lavoro post-sisma, l'Ordine richiama la realizzazione, in sinergia tra mondo professionale, università e centri di ricerca, degli studi di microzonazione sismica di livello 3 per tutti i 138 Comuni del cratere — un percorso che ha anche rafforzato la competenza della comunità professionale. A questo si sono affiancati l'entrata in vigore, dal 2018 delle nuove Norme Tecniche per le Costruzioni e il potenziamento delle reti di monitoraggio sismico dell'INGV avviato proprio a partire dall'agosto 2016 ed il progetto Portiamo la Geologia nelle Scuole – Custodi del Pianeta con iniziative di comunicazione e divulgazione rivolte alle scuole e ai territori del cratere sismico. (23 ago - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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