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direttore Paolo Pagliaro

CARD. ZUPPI: NO
A CULTURA POTENZA

CARD. ZUPPI: NO <BR> A CULTURA POTENZA

“Oggi viviamo il tempo della cultura della potenza che ci porta a una grande disumanità e alla voragine della guerra. La capacità di conoscere l’altro ci può far arrivare alla pace perché solo così possiamo trasformare il nemico in un amico. Se ci chiudiamo in una enclave viviamo l’illusione di essere più protetti ma in realtà non lo siamo affatto. L’isolamento porta ad avere sempre più paura dell’altro tanto che non lo consideriamo più un fratello”. Lo ha affermato il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Matteo Zuppi, durante la celebrazione eucaristica di ieri al Meeting di Rimini. “Quanto sta avvenendo in Cisgiordania è inaccettabile – ha poi affermato -. Bisogna difendere la convivenza e i diritti, non è pensabile che vengano calpestati e umiliati i diritti di tutti, in particolare quelli degli arabi. Noi continueremo a far arrivare gli aiuti, vedendo bene ciò che è possibile fare a seconda delle diverse situazioni, in continua collaborazione con il Patriarcato latino di Gerusalemme”. L’arcivescovo di Bologna ha inoltre offerto una profonda riflessione sulla natura inclusiva della Chiesa, richiamando l'invito rivolto dal pontefice al Meeting di Comunione e Liberazione a fare della comunità un trampolino verso la realtà anziché un'enclave protetta: Nel mondo è così facile pensare di essere sicuri e di star bene chiudendosi in enclave! Anzi, il Papa ci ha invitato tutti a usare la comunità come un trampolino da cui tuffarvi nell'intera realtà, non per perdercisi ma per combattere l'inimicizia con l'amicizia”. Il cardinale, alla frammentazione generata da egoismi contrapposti, contrapponendovi la forza trasformativa dell'amore cristiano e della comunione fraterna.  Un passaggio centrale dell'omelia è stato dedicato all'amore incondizionato per la Chiesa, ammonendo i fedeli a non giudicarla secondo logiche mondane e a custodire gelosamente la sua missione di argine contro le derive della violenza e del profitto.  “Amate sempre la Chiesa! Amate e preservate l'unità. Non offendiamo mai questa Madre e non indeboliamola giudicandola come il mondo, usandole malevolenza, attribuendole categorie mondane.”  La Chiesa, pur vivendo nel mondo, mantiene la responsabilità decisiva di aiutare l'umanità a ritrovare se stessa, sciogliendo “la convivenza dal sospetto, la cultura dalla prepotenza, l'educazione dall'ideologia, il lavoro dall'idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte”.  Analizzando la condizione dell'uomo contemporaneo, Zuppi ha evidenziato come la secolarizzazione abbia ridotto la persona a individuo isolato, schiavo della propria autoreferenzialità e destinato all'insoddisfazione. “La comunione è liberazione dalla tirannia dell'io, che ha secolarizzato e ridotto la persona a individuo, facendogli credere di star bene affermando se stesso, possedendo, consumando, esaltandosi e finendo per distruggersi”. Contro questa deriva individualista, l'omelia ha ricordato che l'attuazione piena dell'io si compie unicamente nella dedizione concreta all'altro, richiamando l'amore che “move il sol e le altre stelle”.  Citando le parole di Giovanni Paolo II e di don Luigi Giussani, il cardinale ha concluso ricordando che l'interrogativo fondamentale sulla figura di Cristo interpella radicalmente l'esistenza di ciascuno, chiamandoci a superare la mediocrità e a impegnarsi per una società più umana e fraterna.  “La domanda che Cristo fa agli apostoli è la domanda della nostra vita. Nessun'altra domanda che l'uomo possa pensare è più grave, più grande e più decisiva di questa; tutta la vita nostra, come valore, dipende dalla risposta a questa domanda.” (24 ago - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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