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direttore Paolo Pagliaro

TERREMOTO AMATRICE:
OLTRE 150MILA SCOSSE

TERREMOTO AMATRICE: <BR> OLTRE 150MILA SCOSSE

A dieci anni dal 24 agosto 2016, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ricorda una delle sequenze sismiche più complesse, estese e distruttive della storia recente dell’Appennino centrale, con oltre 150.000 terremoti localizzati nell’area in quest’ultimo decennio. 

Il terremoto di magnitudo 6.0 causò 299 morti: 237 ad Amatrice, 51 ad Arquata del Tronto e 11 ad Accumoli, epicentro del sisma. I feriti furono 388. Quella del 24 agosto 2016 non fu una scossa isolata, ma l'inizio di una sequenza sismica che per mesi interessò un ampio settore dell'Appennino centrale: alle forti scosse del 26 ottobre nell'area di Visso seguì, il 30 ottobre, il terremoto di Norcia (Mw 6.5) — il più forte registrato in Italia dal sisma dell'Irpinia del 1980 — fino ai quattro eventi del 18 gennaio 2017. Una sequenza che ha definito un cratere sismico di quasi 8.000 km quadrati, esteso su 138 Comuni tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, nel corso della quale la Rete Sismica Nazionale dell'INGV ha localizzato oltre 100.000 terremoti.  Sin dalle prime ore dalla scossa di magnitudo 6.0 che colpì, nella notte del 24 agosto, i comuni di Accumoli (RI) e Arquata del Tronto (AP), il personale dell’INGV si è adoperato incessantemente con tutte le sue articolazioni tecniche, scientifiche e operative per fornire il proprio contributo alle comunità colpite e al Paese tutto: dalla ricerca degli effetti geologici prodotti in superficie dal sisma al censimento dell’impatto sulle abitazione e sulle infrastrutture, passando per la densificazione delle reti di monitoraggio della sismicità, l’identificazione di eventuali effetti di amplificazione locale e il supporto concreto ai cittadini. “In questa significativa giornata il primo pensiero va alle 299 vittime, alle loro famiglie e alle comunità di Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e degli altri territori dell’Appennino centrale colpiti da quella lunga sequenza sismica”, dichiara il presidente dell’INGV, Fabio Florindo. “Per l’INGV questo anniversario è anche l’occasione per ricordare il grande impegno del personale dell’Istituto che, fin dalle prime ore e poi per molti mesi, ha lavorato giorno e notte nel monitoraggio della sequenza, nell’analisi dei dati e nel supporto al sistema di Protezione Civile”. “In questi dieci anni molto è cambiato. Conosciamo meglio la pericolosità sismica del nostro territorio, le reti di monitoraggio sono state ulteriormente sviluppate e possiamo contare su un sistema di sorveglianza attivo 24 ore su 24. Ma una maggiore capacità di osservare e comprendere i terremoti non significa essere al riparo dalle loro conseguenze. Non possiamo sapere quando e dove avverrà il prossimo forte terremoto. Sappiamo però che l’Italia continuerà ad avere terremoti importanti. Il punto, quindi, è utilizzare il tempo che abbiamo per ridurre la vulnerabilità degli edifici e delle infrastrutture e per far crescere la consapevolezza dei cittadini. La conoscenza scientifica e il monitoraggio hanno fatto grandi passi avanti. La responsabilità che abbiamo oggi è fare in modo che questa conoscenza contribuisca sempre di più alle scelte di prevenzione. Credo che, a dieci anni dal terremoto del 2016, questo sia anche un modo concreto per ricordare ciò che è accaduto e le persone che quella notte hanno perso la vita”, aggiunge Florindo.

“La notte del 24 agosto di dieci anni addietro, il violento terremoto che ebbe epicentro tra Accumoli e Arquata del Tronto, nel cuore dell’Appennino centrale, colpì numerosi comuni tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, a cui seguirono ulteriori sequenze sismiche fino agli inizi del 2017. Con il suo bilancio di 299 morti, 365 feriti e più di 40.000 sfollati, quel terremoto – delle cui devastazioni Amatrice è divenuta simbolo – costituisce una pagina drammatica della storia della Repubblica e funge da monito costante sulla necessità continua di potenziare i meccanismi di prevenzione e intervento da attuare al verificarsi dei fenomeni sismici a cui è soggetto il nostro Territorio” si legge in una dichiarazione del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “I volontari accorsi da tutta Italia, il loro prezioso e generoso operato, insieme alla prontezza degli interventi delle Autorità di primo soccorso sono stati veicolo di aiuti e assistenza, portando anche un segnale di speranza e di ripartenza con cui si è dato inizio a un processo di ricostruzione – prosegue il capo dello Stato -. Così come in occasione delle altre catastrofi naturali che si sono registrate nel nostro Territorio, lo spirito di solidarietà che unisce il popolo italiano si è rivelato un efficace strumento di resilienza e contenimento dinanzi a calamità di così ampia portata e violenza. Il risanamento è un percorso, non privo di complessità, che richiede l’impegno di essere ultimato nel più breve tempo possibile ed è un richiamo alla responsabilità collettiva di ripristinare quella normalità che è stata spezzata nei territori colpiti da questa tragedia. In questo giorno di memoria, mi unisco al dolore di coloro che hanno subito la perdita di familiari ed esprimo la mia vicinanza ai feriti e a quanti si sono ritrovati improvvisamente in condizioni di grande difficoltà”.

“Non dimenticheremo mai la notte del 24 agosto 2016. Alle 3.36 la prima, terribile, scossa della drammatica sequenza sismica che per mesi ha sconvolto il Centro Italia, distruggendo interi borghi e colpendo un pezzo vastissimo del nostro territorio nazionale” scrive la premier Giorgia Meloni su X. “Oggi rendiamo omaggio alla memoria delle 299 vittime del terremoto e torniamo a stringerci ai loro cari, in questa giornata di ricordo e commemorazione. In questi dieci anni sono state tante le difficoltà. Troppi rinvii e false partenze hanno impedito che la ricostruzione potesse procedere rapidamente. Il Governo ha raccolto questa responsabilità e ha lavorato, con costanza e determinazione, affinché potesse concretizzarsi un deciso cambio di passo. I dati testimoniano che la direzione è cambiata, sia per quanto riguarda i contributi concessi e già liquidati per la ricostruzione privata, sia per quello che concerne la ripresa degli investimenti per la ricostruzione pubblica, per troppo tempo rimasta bloccata. In questo cammino sono tornati a splendere anche alcuni dei simboli più significativi e identitari del territorio. Come la Basilica di San Benedetto a Norcia, quasi completamente distrutta dalla scossa del 30 ottobre 2016. Altrettanto incessante l’impegno per sostenere la ripresa economica e sociale, essenziale per garantire che i borghi e le città colpiti dal terremoto possano continuare ad essere vivi e vitali. Molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. E, per questo, non abbiamo intenzione di fermarci. Dando ancor più forza e continuità a quel grande lavoro di squadra che, in questi anni, ha visto protagonisti tutti i livelli istituzionali nazionali e locali, insieme al tessuto economico, sociale e produttivo e ha permesso di raggiungere risultati inizialmente impensabili. L’obiettivo rimane comune e condiviso: vincere la sfida della rinascita dell’Appennino centrale”. (24 ago)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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