Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

TRA TIBET E NEPAL
OLTRE 1.400 DISPERSI

TRA TIBET E NEPAL <BR> OLTRE 1.400 DISPERSI

“Abbiamo ricevuto informazioni secondo cui alcune persone sono intrappolate nel tunnel di Trishuli. Due elicotteri sono stati inviati sul posto, ma resta molto difficile individuare gli ingressi della galleria”. Così Raja Ram Basnet, portavoce dell'esercito nepalese, mentre i soccorritori tentavano l'evacuazione degli operai impegnati nella costruzione di una diga idroelettrica nell'area colpita dalle spaventose alluvioni che stanno devastando il confine tra il paese himalayano e la regione autonoma del Tibet. Il bilancio provvisorio delle vittime ha raggiunto quota 472 morti, di cui 469 confermati dalle autorità di Kathmandu e tre segnalati Pechino sul versante tibetano, ma la cifra appare tragicamente destinata a salire con oltre 1.400 persone che risultano ancora disperse lungo l'intera fascia di confine. Nel cuore dell'area colpita dalla frana in Tibet, la situazione nelle ultime ore si è ulteriormente aggravata fino a imporre la sospensione totale delle ricerche. Anche tre italiani mancano all’appello. Le autorità cinesi hanno ordinato lo stop ai soccorsi a causa della minaccia di cedimento dell'enorme invaso idrico sovrastante, destabilizzato dalle piogge ininterrotte. L'acqua ha iniziato a tracimare e a scorrere verso il valico di frontiera di Gyirong, l'epicentro della devastazione, costringendo i comandi di emergenza ad arrestare le unità sul campo e a disporre l'attesa di ulteriori indicazioni per scongiurare un'ondata secondaria dai risvolti catastrofici.

Nelle aree montane nepalesi il dramma si concentra nei cantieri idroelettrici sorti lungo i corsi d'acqua. L'ufficio del Primo Ministro nepalese ha comunicato che 350 tra lavoratori e residenti della zona sono stati presi in carico ed evacuati dai militari in condizioni estremamente rischiose, ostacolate dal persistente maltempo e dalla violenza del fango. Come accennato, in mezzo a queste forti difficoltà la polizia e l'esercito stanno comunque moltiplicando gli sforzi nel tentativo di raggiungere e trarre in salvo le oltre cento persone ancora bloccate nella galleria di Trishuli, parte  dell'imponente sistema infrastrutturale e idroelettrico situato lungo l’omonimo fiume. I racconti dei superstiti restituiscono la misura dell'impatto: uno degli operai messi in salvo via aria, ha testimoniato che al momento del crollo nel cantiere lavoravano almeno 400 persone e che con ogni probabilità i decessi supereranno il numero delle persone individuate e tratte in salvo. Il racconto dei sopravvissuti evidenzia la rapidità dell'evento e la difficoltà di trovare riparo. Un altro cantiere è stato sorpreso mentre le squadre lavoravano su versanti opposti: qui un testimone ha raccontato di essersi salvato trovandosi all'interno di una delle gallerie nel momento in cui l'ondata d'acqua e detriti travolgeva l'area esterna, trascinando via i responsabili dei lavori impegnati sul lato opposto. Analoghe testimonianze giungono da un altro evacuato nelle stesse ore, il quale ha sottolineato l'imponenza dei danni e la violenza dell'acqua che ha letteralmente spazzato via le infrastrutture temporanee presenti nel sito.

EVACUAZIONI STRATEGICHE E RICERCA DEI DISPERSI AL CONFINE. Se le operazioni a ridosso del bacino idrico tibetano sono momentaneamente congelate per la sicurezza del personale, le autorità di Pechino hanno reso noto che un contingente di 555 turisti rimasti bloccati nella zona colpita è stato evacuato e tratto in salvo unitamente a circa 499 residenti. Resta alta la tensione sul fronte dei dispersi in entrambi i Paesi: le stime fornite dal Centro operativo nazionale per le emergenze segnalano 113 turisti nepalesi, 85 componenti delle forze di sicurezza dell'esercito e della polizia e 161 abitanti locali di cui si sono perse le tracce, con il massimo sforzo concentrato nei distretti orientali di Nuwakot e Rasuwa. Dall'altro lato della linea di frontiera, i dati trasmessi dall'emittente statale cinese indicano almeno 558 dispersi nel territorio del Tibet, tra i quali figurano 260 cittadini stranieri. Tra questi si contano circa 65 cittadini statunitensi. Il quadro ha sollevato l'attenzione internazionale, culminata con l'intervento del presidente americano Donald Trump, il quale nello Studio Ovale ha confermato i contatti diretti tra i funzionari della Casa Bianca e la leadership nepalese, offrendo la disponibilità immediata ad inviare aiuti e materiali di soccorso per gestire la fase critica dell'emergenza.

A Kathmandu l'emergenza si riflette nella gestione della crisi urbana e del riconoscimento delle salme. Presso l'obitorio centrale della capitale nepalese sono state esposte le fotografie delle vittime recuperate dalle macerie per consentire ai familiari di avviare il riconoscimento, mentre centinaia di persone si mettono in coda per registrare i nominativi dei parenti svaniti nel nulla dopo il passaggio della piena. Le immagini documentate nei quartieri periferici e nelle vallate prossime all'area dell'impatto descrivono interi centri abitati sommersi e vie di comunicazione interrotte.

LA GENESI DELL'EVENTO E IL CEDIMENTO DEL GHIACCIAIO. Sul piano scientifico e geologico, gli analisti e i tecnici stanno cercando di ricostruire l'esatta sequenza causale che ha provocato un fenomeno di tale portata. L'analisi dei rilievi satellitari e dei filmati acquisiti sul campo ha evidenziato il punto d'innesco primario: la distacco di una porzione imponente di massa glaciale precipitata ad alta velocità nel torrente sottostante. Il distacco dell'enorme blocco ha generato un'onda d'urto idrodinamica composta da un mix denso di acqua, blocchi di ghiaccio e roccia polverizzata che si è rovesciata a grande velocità lungo la valle, travolgendo gli argini, i cantieri e gli insediamenti situati lungo il corso del fiume. Il disastro sottolinea la vulnerabilità sistemica delle infrastrutture ad alta quota esposte a fenomeni improvvisi di destabilizzazione dei versanti. Resta ora la priorità di verificare la tenuta strutturale degli invasi lungo l'intero bacino e di monitorare l'evoluzione del bacino idrico di Gyirong per evitare che nuove esondazioni travolgano le aree di soccorso e gli insediamenti posti più a valle. Ma il rischio di una nuova catastrofe è tutt’altro che remoto. (28 AGO – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

archivio

I RITORNATI

IL SUMMIT DEI TALENTI

Summit dei Talenti foto Ricercatori

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola