Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

ECLISSI DI LUNA,
SPETTACOLO ALL’ALBA

ECLISSI DI LUNA,  <BR> SPETTACOLO ALL’ALBA

Dopo l’eclissi di sole del 12 agosto all’alba di oggi uno stesso evento astronomico, ma stavolta per la luna, è stato ammirato nei cieli italiani. Nonostante la levataccia, l'evento ha mobilitato tantissimi appassionati lungo tutta la penisola, offrendo un magnifico e insolito risveglio astronomico. Come sottolineano gli esperti dell’Inaf questa vicinanza temporale non è un caso, poiché la meccanica celeste prevede che, quando le condizioni geometriche dei nodi orbitali permettono un’eclissi solare durante la Luna nuova, la configurazione si riproponga in modo complementare due settimane dopo, in concomitanza con la fase di Luna piena. Si è trattato di un’eclissi parziale estremamente profonda, arrivando a coprire circa il 96% della superficie visibile del disco lunare all'interno del cono d'ombra della Terra. Per gli osservatori italiani, spiega l’Inaf, lo spettacolo si è concentrato interamente nelle prime ore del mattino, all'orizzonte ovest-sud-ovest. La fase penombrale è iniziata attorno alle 3,23 ora italiana con un cambiamento di luminosità tenue; l'inizio della parzialità è avvenuto intorno alle 4:33 quando la Luna ha iniziato concretamente a immergersi nell'ombra scura della Terra; il massimo dell'eclissi si è registrato alle ore 6,12, istante in cui il 96% della luna era avvolto nell'ombra, sfiorando quasi la totalità e tingendosi di sfumature calde, rossastre o color rame dovute al filtraggio della luce solare attraverso l'atmosfera terrestre. Poiché il culmine dell'evento è avvenuto a ridosso del mattino, la fase finale dell'eclissi non è stata visibile integralmente dall'Italia, in quanto il nostro satellite naturale è tramontato tra le 6:30 e le 6:55 del mattino a seconda delle regioni, scomparendo sotto l'orizzonte mentre le luci dell'aurora e del sole nascente rischiaravano definitivamente il cielo. Le regioni occidentali e la Sardegna hanno goduto di margini leggermente più ampi grazie a un tramonto della luna spostato di qualche minuto più avanti nel tempo, mentre procedendo verso est la finestra utile si è ridotta drasticamente nei minuti immediatamente successivi al massimo.

 

In un articolo nel suo magazine online l’Inaf ricorda che già duemila anni fa i Cinesi, i Caldei, gli Egizi, i Maya, i Greci e i Romani conoscevano le cause del fenomeno e sapevano pure calcolare quelle future; eppure, fuori dalla cerchia dei pochi sapienti, erano più popolarmente diffusi i miti che cercavano di spiegare il fenomeno, durante il quale i due astri più luminosi del cielo sembravano perdere la vita. L’eclissi era infatti interpretata come il momento in cui l’astro entrava in collera, era morto, o era tolto dal cielo o sceso fino in Terra. In Mesopotamia erano considerate solitamente un brutto presagio per il regnante, per cui si inventarono il rituale del “re sostituto”, così da accontentare la profezia uccidendo il finto re e salvando quello vero. Secondo la mitologia norrena, durante le eclissi, il Sole e la Luna venivano divorati da due lupi che gli davano continuamente la caccia; lo stesso pensavano molte altre culture, come in Cina dove però le fauci erano quelle del drago celeste. Nell’antica Grecia si pensava che la Luna sparisse perché fosse scesa in Terra: o venuta volontariamente per incontrare il suo amato Endimione, oppure perché costretta dalle maghe della Tessaglia, che con i propri incantesimi tentano di far discendere la Luna dal suo carro. La cosa straordinaria è che di fronte a questi fenomeni, in ogni parte del mondo, la tradizione voleva che per scongiurare la sconfitta dei due astri, bisognava fare più rumore possibile, con corni, tamburi, strumenti e oggetti qualunque, così da spaventare i divoratori cosmici fino a farli desistere, oppure per liberare l’astro dall’influsso delle parole magiche. E così, sottolinea l’Inaf, le costellazioni della volta celeste visibili in questo periodo sembrano stranamente richiamare i miti associati alle eclissi. La costellazione della Lira, per esempio, in queste sere alta sopra le nostre teste e riconoscibile immediatamente grazie alla luminosa stella azzurra chiamata Vega, è un ottimo modo per cominciare a fare rumore. La versione più diffusa del mito la identifica con l’arpa con cui Orfeo riuscì a commuovere i signori degli inferi e a convincerli a liberare dalla morte la sua amata Euridice. Un altro mito, la identifica invece con lo strumento del poeta e musicista Arione, posto nel cielo assieme e non lontano dalla costellazione del Delfino, l’animale che gli aveva salvato la vita. Pizzicando le corde della Lira, potremmo immaginare le stelle del Grande e del Piccolo Carro visibili a Nord come due gruppi di sette note musicali, oppure percuoterle per creare altro rumore. Tra essi si erge proprio la costellazione del Dragone, mentre in direzione Ovest troviamo la Corona Boreale e a Sud l’arancione Antares. (28 ago - red)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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