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direttore Paolo Pagliaro

‘’Le Ali di Aminah’’:
Lorenzo Gambetta
ci porta nel 2089

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

 ‘’Le Ali di Aminah’’: <br> Lorenzo Gambetta <br> ci porta nel 2089

La memoria che ritorna, il peso e la bellezza dell’appartenenza, la fragilità delle identità di seconda generazione, l’eredità invisibile che scorre di genitore in figlio: “Le ali di Aminah”, il nuovo libro di Lorenzo Gambetta, in libreria per Infinito edizioni, è una storia che attraversa continenti, epoche e silenzi per ricordare che nessun futuro può nascere senza ascoltare ciò che è stato. È il 2089. Malik ha quattordici anni e vive in Valtellina con suo nonno Hassan, che lo ha cresciuto e protetto, ma custodisce un passato segnato da guerra, migrazione e perdite mai raccontate. Dopo un viaggio scolastico in Libia — ora parte degli Stati Uniti d’Europa — il ragazzo sente affiorare questioni che nessuno ha mai saputo o voluto affrontare.

 

Tra le rovine del campo di Al-Zawiyah, simbolo di un secolo di sofferenze e respingimenti, Malik percepisce che quelle mura trasudano la storia della sua famiglia. E quando trova una vecchia fotografia nascosta e un misterioso simbolo che collega suo nonno a un uomo incontrato nel deserto libico, intuisce che la verità è più vicina — e dolorosa — di quanto credesse. Mentre Malik cerca le proprie radici, Hassan è costretto a rivivere il suo passato: il villaggio africano abbandonato per fame, il deserto, i lager libici, la traversata, l’Italia ostile e poi accogliente, la guerra che gli ha portato via un figlio. Due generazioni, due fughe, due ferite che si cercano disperatamente.

 

“Memoria rimossa per sopravvivenza ma che prima o poi presenta il conto. Memoria come indispensabile strumento per capire. Memoria che chiarisce e si chiarisce in un viaggio a ritroso dall’Italia alla Libia di un nipote prima e poi di un nonno. Memoria oggetto di ricerca negli archivi. Memoria come passione civile. Senza la memoria, dicono le organizzazioni per i diritti umani e i comitati delle famiglie di coloro che hanno subìto violazioni dei diritti umani, non c’è verità e non c’è giustizia” scrive Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia. 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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