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CALDO RECORD, LE VITTIME TRA GLI OVER 85

CALDO RECORD, LE VITTIME TRA GLI OVER 85

"Il caldo record e africano non è affatto finito. Secondo le previsioni meteo almeno fino alla metà di settembre continueranno ad esserci temperature nettamente superiori alla media in tutto il Paese, con punte fino a 40 gradi e oltre al Centro-Sud e in Sardegna. Considerando che il caldo torrido è iniziato a metà maggio, si tratta di quattro mesi di condizioni estreme, solo parzialmente mitigate da temporali, spesso violenti e con danni, soprattutto al Nord. Il cambiamento climatico non è più soltanto una questione ambientale: i suoi effetti sono ormai misurabili anche in termini di salute e mortalità. E il confronto tra l’estate 2025 e quella che stiamo vivendo nel 2026 aiuta a comprendere sia la dimensione del problema sia la necessità di leggere correttamente i numeri. Uno studio condotto dall’Imperial College London e dalla London School of Hygiene & Tropical Medicine ha stimato che nell’estate 2025, nelle 854 città europee analizzate, si siano verificati circa 24.400 decessi associati al caldo. Di questi, circa 16.500, pari al 68%, sarebbero attribuibili all’aumento delle temperature determinato dal cambiamento climatico di origine antropica. L’Italia presentava il bilancio più pesante in termini assoluti: circa 6.700 decessi associati al caldo, dei quali quasi 4.600 attribuibili al riscaldamento antropico". Lo afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano Statale, past president di ANPAS e vicepresidente di Samaritan International.

"I primi dati ufficiali italiani consentono oggi di delineare un quadro più preciso. Già nel periodo compreso tra il 25 maggio e il 30 giugno, il Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera aveva rilevato nelle città monitorate un eccesso medio di mortalità del 3% tra gli over 65, con un incremento del 5% nelle città del Centro-Sud e del 2% al Nord. L’impatto era tuttavia fortemente differenziato sul territorio: Torino registrava un +19%, Roma +6%, Bari +23%, Cagliari +35%, Palermo +11% e Catania +17%. A luglio la situazione è diventata ancora più interessante dal punto di vista epidemiologico. Il mese è stato il secondo luglio più caldo mai registrato a livello globale. Nell’Europa occidentale le temperature sono risultate mediamente superiori di 2,79 °C rispetto al periodo climatico di riferimento 1991-2020. Nelle 27 città italiane monitorate dal Ministero della Salute, le anomalie della temperatura massima sono state comprese tra +1,3 e +4 °C. L’Italia è stata inoltre interessata da due importanti ondate di calore: una iniziata il 12 luglio, particolarmente prolungata al Centro-Sud, e una seconda dal 26 luglio, che ha coinvolto praticamente l’intero Paese ed è proseguita nei primi giorni di agosto. Eppure il dato complessivo offre un elemento importante: nel mese di luglio la mortalità totale degli over 65 è rimasta sostanzialmente in linea con quella attesa. Nelle città del Nord sono stati osservati 4.437 decessi contro 4.457 attesi; al Centro-Sud 5.645 contro 5.623 attesi".

"Questo non significa però che il caldo non abbia avuto conseguenze. Significa piuttosto che l’impatto si è concentrato sulle persone più anziane e vulnerabili. Tra gli over 85, infatti, durante le ondate di calore di luglio è stato registrato un aumento della mortalità dell’8%, che sale al 9% nelle città del Nord, mentre è del 7% al Centro-Sud. È probabilmente questo uno dei dati più significativi dell’estate 2026: il caldo estremo non produce necessariamente un aumento uniforme della mortalità nell’intera popolazione anziana, ma colpisce selettivamente chi possiede minori capacità fisiologiche di adattamento. Durante le giornate di ondata di calore emergono inoltre differenze territoriali molto rilevanti. A Reggio Calabria è stato osservato un +78% della mortalità rispetto all’atteso, a Cagliari +47%, a Messina +44% e a Palermo +42%. A Roma l’eccesso è stato del 6%. Sono dati che devono essere interpretati con prudenza, soprattutto nelle città più piccole, dove variazioni di pochi decessi possono determinare percentuali molto elevate. Ma il segnale complessivo rimane evidente: età molto avanzata, fragilità e durata dell’esposizione rappresentano i principali moltiplicatori del rischio".

"C’è poi un aspetto che merita particolare chiarezza. Non possiamo ancora affermare che nell’estate 2026 in Italia siano morte 5.000, 6.000 o 8.000 persone “per il caldo”. All’inizio di agosto avevo ipotizzato, qualora le condizioni climatiche estreme fossero proseguite, un possibile bilancio complessivo nell’ordine di 5.000-8.000 decessi in eccesso, sulla base dell’andamento climatico e del confronto con le estati precedenti. Era e rimane una proiezione epidemiologica, non un consuntivo. I dati di sorveglianza oggi disponibili suggeriscono che l’impatto complessivo potrebbe essere stato più contenuto di quello che lo scenario meteorologico iniziale lasciava temere, pur mostrando segnali importanti nelle fasce più fragili. Ed è proprio questa distinzione a rendere credibile la comunicazione scientifica: una previsione deve essere aggiornata quando arrivano i dati osservati".

"Il confronto con il 2025 richiede inoltre cautela. I quasi 4.600 decessi italiani del 2025 sono una stima della quota di mortalità attribuibile al cambiamento climatico ottenuta mediante modellizzazione epidemiologica. I dati ministeriali del 2026 misurano invece la mortalità osservata rispetto a quella attesa nelle città sottoposte a sorveglianza. Sono grandezze differenti e non possono essere confrontate come se fossero due semplici conteggi annuali. Resta però un punto difficilmente contestabile: anche nel 2026 le temperature eccezionalmente elevate hanno avuto conseguenze sanitarie misurabili, concentrate soprattutto tra i grandi anziani. Il caldo raramente compare sul certificato di morte come causa principale. Più frequentemente agisce aggravando insufficienza cardiaca, patologie respiratorie, insufficienza renale, disidratazione e squilibri metabolici. È per questo che l’epidemiologia utilizza la mortalità osservata rispetto a quella attesa e studia la relazione temporale con le temperature".

"Il dato degli over 85, +8% durante le ondate di calore di luglio, dovrebbe quindi rappresentare un campanello d’allarme. Significa che dobbiamo migliorare ulteriormente la capacità di individuare preventivamente gli anziani soli, i pazienti cronici, le persone non autosufficienti e chi vive in abitazioni che non consentono un adeguato raffrescamento. Servono medicina territoriale, assistenza domiciliare e servizi sociali capaci di intervenire prima che la persona fragile arrivi al pronto soccorso. L’esperienza del 2026 contiene però anche un messaggio positivo: non esiste un automatismo tra temperature estreme e aumento generalizzato della mortalità. Prevenzione, adattamento, sistemi di allerta e capacità dei servizi sanitari e sociali di raggiungere tempestivamente le persone vulnerabili possono ridurre l’impatto. Il cambiamento climatico rimane quindi una grande questione di sanità pubblica. Ma proprio perché lo è, dobbiamo affrontarlo con dati, sorveglianza epidemiologica e interventi concreti, evitando sia il negazionismo sia l’utilizzo allarmistico dei numeri. A fine estate sarà necessario tracciare un bilancio definitivo del 2026. Solo allora potremo quantificare con maggiore precisione quanto sia costata questa stagione in termini di vite umane. I dati disponibili oggi ci dicono già, però, chi dobbiamo proteggere per primo: i più anziani e i più fragili. Ho volutamente corretto la previsione dei 5.000-8.000 decessi pubblicata l’8 agosto, distinguendola dal dato osservato: è metodologicamente importante perché i dati ministeriali successivi mostrano un impatto complessivo più contenuto, ma un chiaro +8% negli over 85 durante le ondate di luglio", conclude Pregliasco.(red)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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