“Ogni giorno che la guerra continua, l'umanità fa di fatto un passo indietro, mentre ogni passo verso la pace dà a tutta l'umanità una reale speranza di pace. Dobbiamo passare da una guerra senza fine alla fine della guerra, alla cessazione delle ostilità”. È con queste parole che il primo ministro indiano Narendra Modi si è rivolto al presidente russo Vladimir Putin a margine del vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai a Bishkek, in Kirghizistan. Un appello netto, pronunciato di fronte a quello che lo stesso capo del governo di Nuova Delhi ha definito “mio amico”, ma che rivela l'inquietudine strisciante anche tra i partner più stretti di Mosca. L'India, divenuta insieme alla Cina uno dei pilastri finanziari del Cremlino grazie all'acquisto di enormi volumi di greggio russo, si trova oggi a dover bilanciare i propri vantaggi economici con il peso politico di un conflitto da cui l'Occidente cerca di far uscire la Russia isolata. La retorica della moderazione, tuttavia, si scontra con una realtà del tutto opposta sul campo, dove la pressione militare russa non mostra alcun segno di rallentamento.
I RAID DELLA NOTTE E L'ESCALATION SUI CIELI UCRAINI. Nelle prime ore di oggi, l'esercito russo ha sferrato un nuovo attacco con missili e droni da combattimento sulla capitale ucraina e sulle aree circostanti. Le forze armate di Mosca hanno condotto un'operazione su vasta scala, portando la devastazione nei quartieri residenziali. L'amministrazione militare di Kiev ha confermato che tre persone hanno perso la vita e altre cinque sono rimaste ferite nella sola capitale. A Boryspil, cittadina a est della città principale, le incursioni aeree hanno colpito sia una struttura commerciale, dove si registra una vittima, sia un edificio residenziale di cinque piani, provocando il ferimento di otto persone, tra cui un bambino.
Secondo le autorità locali, guidate da Tymour Tkatchenko per la regione di Kiev, le traiettorie dei droni e dei vettori russi hanno deliberatamente preso di mira strutture civili e abitazioni. L'assenza di obiettivi militari evidenti in alcune delle zone colpite solleva nuovamente interrogativi sulle tattiche di logoramento psicologico impiegate dal Cremlino per piegare la resistenza della popolazione ucraina in una fase cruciale del conflitto.
LA REPLICA DI KIEV E L'OMBRA DEL SABOTAGGIO ECONOMICO. La risposta ucraina non si è fatta attendere e si è concentrata sulle infrastrutture energetiche strategiche in territorio russo. Sempre oggi, attacchi condotti con droni hanno preso di mira l'area del porto di Ust-Luga, situato nella regione di Leningrado sul Golfo di Finlandia. Il governatore della regione, Alexander Drozdenko, ha riferito che le strutture portuali hanno riportato danni e che è scoppiato un incendio, sottolineando come le forze di difesa aerea russa stiano tentando di respingere l'offensiva.
Ust-Luga non è un bersaglio casuale: l'hub marittimo rappresenta uno degli snodi fondamentali per l'esportazione di petrolio, carbone e fertilizzanti russi. Colpire questo snodo significa intaccare direttamente il cuore finanziario che alimenta la macchina bellica di Mosca, dimostrando la capacità delle forze di Kiev di proiettare la propria minaccia in profondità, ben oltre il fronte tradizionale.
DIPLOMAZIA D'EMERGENZA A WICKLOW E SPACCATURA SUI BENI CONGELATI. Mentre il fronte continua a bruciare, oggi e domani l'attenzione diplomatica si sposta in Irlanda, dove si riuniscono i ministri della Difesa e degli Esteri dell'Unione Europea. L'incontro di Wicklow vedrà la partecipazione anche del ministro degli Esteri britannico Ed Miliband e del suo omologo ucraino Andrii Sybiha. L'obiettivo primario dei vertici europei è convincere i paesi membri in possesso di sistemi d'intercettazione balistica, come i Patriot di fabbricazione statunitense, a cedere ulteriori batterie a Kiev per blindare i cieli ucraini.
Il nodo centrale resta tuttavia quello dei finanziamenti. Una cordata composta da Spagna, Svezia, Polonia e Paesi Bassi ha formalizzato la richiesta di utilizzare direttamente gli asset russi congelati nelle istituzioni finanziarie dell'UE, che ammontano a circa 210 miliardi di euro. La proposta incontra però la ferma opposizione di nazioni come il Belgio, che già alla fine dello scorso anno avevano bloccato iniziative analoghe, spingendo i Ventisette verso la strada di un prestito congiunto da 90 miliardi di euro. Tra le stanze dei diplomatici europei domina lo scetticismo circa la possibilità di sbloccare la questione in tempi brevi.
ATTACCHI IBRIDI E LO SCONTRO SULLE DEFINIZIONI POLITICHE. Il vertice europeo si svolge in un clima di crescente allarme per le azioni sovversive condotte all'interno dei confini dell'Unione. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ammesso di recente che la Germania è finita sotto una pressione costante a causa delle operazioni ibride attribuite a Mosca, spaziando dallo spionaggio al sabotaggio industriale. Un episodio emblematico è stato il ritrovamento, all'inizio del mese scorso, di un drone carico di esplosivo vicino ad aerei cargo ucraini presso l'aeroporto di Lipsia. Questa strategia di provocazione sottotraccia sta incrinando la pazienza dei paesi dell'est europeo. Il ministro degli Esteri estone Margus Tsahkna ha attaccato frontalmente la cautela esibita da molte capitali occidentali, dichiarando che la campagna condotta da Vladimir Putin non può più essere derubricata a semplice guerra ibrida, ma va definita apertamente come terrorismo di Stato.
TENSIONI SULLA TECNOLOGIA E INIZIATIVE AMERICANE. Sullo sfondo dei combattimenti e dei vertici europei si muovono le diplomazie internazionali e i giganti della tecnologia. Negli ambienti vicini al Cremlino si registra la convinzione che Mosca intenda intensificare lo sforzo bellico, interpretando i recenti contatti con l'intelligence americana – tra cui la visita a Mosca del direttore della CIA John Ratcliffe avvenuta il 25 agosto – come un segnale di debolezza di Washington. Dal canto suo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato di aver avuto colloqui con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner per preparare i futuri passaggi negoziali. Sul fronte dei rifornimenti tecnici, emergono forti limitazioni nell'uso dei sistemi satellitari Starlink per le operazioni d'attacco in territorio russo. L'amministratore delegato di SpaceX, Elon Musk, continua a opporsi all'impiego della rete per azioni offensive contro la Russia, sostenendo che permettere simili operazioni rischierebbe di innescare una pericolosa escalation globale anziché accelerare la conclusione del conflitto.
(1 SET – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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