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direttore Paolo Pagliaro

L’ALLARME ECOLOGICO
LANCIATO DALLA CHIESA

L’ALLARME ECOLOGICO <br> LANCIATO DALLA CHIESA

Il Vaticano torna sulla crisi ambientale con un nuovo documento teologico. La Commissione Teologica Internazionale (CTI, in un documento dal titolo "Prendersi cura della nostra Casa comune: Risposta responsabile e fraterna al Dio trinitario", pensato come sviluppo della Laudato si' di Papa Francesco, parte da una diagnosi netta: una crisi ecologica e sociale "di dimensioni sinora sconosciute". A supporto, la Commissione cita il sesto rapporto ambientale dell'Onu, secondo cui lo stato del pianeta "ha continuato a deteriorarsi in tutto il mondo" nonostante le politiche adottate dai governi. Tra i dati richiamati: il calo della biodiversità, il peggioramento della qualità dell'acqua dolce dal 1990 e le zoonosi, che pesano per oltre il 60% sulle malattie infettive trasmesse all'uomo. Sul piano dei principi, il documento boccia sia lo sfruttamento indiscriminato della natura sia le visioni che mettono l'uomo sullo stesso piano di piante e animali. La linea proposta è intermedia: l'essere umano come "amministratore e servitore del creato", non padrone assoluto. Tra i modelli citati, il "principio sabbatico" della tradizione biblica — il riposo periodico di persone, animali e terra — indicato come alternativa alla logica della produttività a ogni costo. Chiude il testo un elenco di criteri per l'azione concreta: ascolto del "grido della Terra e dei poveri", destinazione universale dei beni, opzione preferenziale per i poveri. La Commissione invita infine al dialogo con le altre tradizioni religiose sul tema della cura ambientale.

Per Angelo Bonelli, deputato di AVS e co-portavoce di Europa Verde “il richiamo del Vaticano sull’emergenza ecologica, che non è estranea alla fede cristiana e provoca sofferenza e morte, richiamano una responsabilità che non può più essere elusa.  Di fronte a fiumi che si prosciugano, ghiacciai che scompaiono, siccità e incendi che devastano il nostro territorio, il governo Meloni e la destra climafreghista continuano a fermare le politiche climatiche e a proteggere gli interessi di pochi”-  Per questo motivi come Verdi “rilanciamo una proposta concreta: riconoscere l’ecocidio come quinto crimine internazionale, perseguibile dalla Corte Penale Internazionale dell’Aia. Chi distrugge sistematicamente gli ecosistemi anteponendo il profitto alla sopravvivenza del pianeta deve rispondere delle proprie responsabilità. L’Italia smetta di ostacolare il cambiamento e si faccia promotrice, in Europa e nel mondo, del riconoscimento dell’ecocidio. Come  AVS continueremo a batterci in ogni sede affinché questo non resti solo un appello, ma diventi realtà”.

(Sis)

 

(© 9Colonne - citare la fonte)
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