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direttore Paolo Pagliaro

SENATRICI IN GONNA
CONTRO TAJANI E VANNACCI

SENATRICI IN GONNA <BR> CONTRO TAJANI E VANNACCI

Senatrici di opposizione in gonna, nel Salone Garibaldi di Palazzo Madama, in segno di protesta contro le recenti frasi sulle donne del vicepremier Antonio Tajani (in merito alla relazione tra la lunghezza della gonna di una donna e la sua affidabilità) e del leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci (“tra una donna con la gonna lunga e una donna con la gonna corta, io una donna la preferisco sempre senza gonna”). Dibattito che si è poi spostato in aula, con il presidente del Senato Ignazio La Russa che ha così replicato alle parole della capogruppo di Italia Viva, Raffaella Paita: "Nessuno, in nessuna dichiarazione, ha detto che le donne non possono vestirsi come meglio ritengono". Ma La Russa, che aveva chiesto di differire il dibattito a fine seduta, ha poi aperto ad altri interventi sul tema. “La libertà – spiega Paita, che ha lanciato la protesta - si misura da qualsiasi gesto di libertà,  ivi compresa la dimensione di una gonna o qualsiasi altro gesto le donne vogliano compiere, senza essere giudicate dagli uomini e senza essere limitate dagli uomini: quindi quello che ha detto Tajani è qualcosa di profondo, l'ha ripetuto due volte nello stesso periodo, evidentemente il concetto gli era molto caro e noi oggi abbiamo fatto un gesto che è un gesto di libertà,  per dire che siamo libere di vestirci come vogliamo, abbiamo il diritto all'ambizione, abbiamo il diritto a fare politica come riteniamo di fare e lo abbiamo non solo per noi ma per le altre generazioni, per le giovani generazioni, per le donne che questa libertà invece non ce l'hanno”. Secondo Cecilia D’Elia, senatrice dem vicepresidente della Commissione Femminicidio, quella di Tajani  “non è una frase uscita male, è una frase a cui noi dobbiamo dare un valore politico  e da cui prendiamo le distanze, quindi il tema è appunto questa cultura innata  in cui sono imbevuti e neanche si rendono conto di dire una cosa che è offensiva  nei confronti delle donne”. Valeria Valente, senatrice dem ex presidente della Commissione femminicidio, afferma invece: “Vorremmo dire a Tajani che noi non è che ci vestiamo, ci comportiamo o facciamo le nostre scelte per piacere agli uomini,  né tantomeno aspettiamo di essere scelte, qualche volta addirittura arriviamo a scegliere gli uomini:  Tajani non se ne è accorto ma forse possiamo portarlo al 2026. Siamo arrivati a questo grazie alle battaglie di tante donne nel nostro passato, ne siamo fiere e orgogliose, non smetteremo mai di ringraziarle  e soprattutto vorremmo dire ancora una volta a una premier donna, che sottolinea  che ha rotto il ‘tetto di cristallo’, che non ha il coraggio di prendere nettamente le distanze da tante affermazioni”. “E’ inutile – conclude - che facciamo un reato di femminicidio se poi Giorgia Meloni, di fronte a una battuta del genere,  non sa prendere le distanze e non sa condannare con nettezza e fermezza. L'abbiamo vista piegarsi alla sua maggioranza troppe volte: legge sul consenso, legge elettorale… se vuole essere una donna dalla parte delle donne sappia prendere le distanze, perché il femminismo non è un pranzo di gala e qualche volta richiede qualche prezzo, E’ disposta a pagare questi prezzi? Ad oggi non ci siamo”. “Noi abbiamo assistito, dopo l'esternazione del ministro Tajani – afferma la senatrice  dem Simona Malpezzi - ad una sorta di patriarcato intrinseco, nel senso che Tajani  si è scusato, ma non si è reso conto che quelle parole sono uscite perché lui pensava fossero giuste e non si è accorto che quelle parole sono  invece delle parole espressione del patriarcato. Questo è il classico esempio che il patriarcato esiste e in molte circostanze è inconsapevole”. “Ho indossato una gonna lunga, per non sbagliare, perché sono una donna seria e affidabile – ironizza Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5S -  Frasi gravissime. Perché ancora oggi nei tribunali italiani si chiede a una donna che ha subito violenza come fosse vestita. E quindi non si può ridurre l'uscita sfortunata del ministro a una battuta.  Tanto più che non era una frase, ma un discorso durato a lungo, con cui ancora si giudica una donna da come si veste. Per l'uomo questo non succede mai. Sottolineo peraltro che Forza Italia non è proprio un partito che ha promosso un modello femminile castigato e che con le gonne lunghe. Quindi davvero la morale da certi personaggi è qualcosa di inquietante. Riportano l'Italia agli anni 50, prima della riforma del diritto di famiglia, una cosa davvero sconcertante. Speriamo che vadano a casa presto”. (PO / Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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