“L’USEF chiede trasparenza sulla riforma e una politica regionale per i Siciliani nel mondo. Richieste condivisibili, che rendono ancora più evidente una contraddizione: si proclama la centralità della diaspora, ma si contesta il riconoscimento diretto delle sue associazioni tra i destinatari della legge. Quale centralità si intende riconoscere alle comunità all’estero, se poi si esprimono ‘perplessità’ proprio sull’inclusione delle loro associazioni tra i destinatari della legge?”. Così Giuseppe Stabile, vicesegretario per l’Europa e l’Africa del Nord del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, replica all'Unione Siciliana Emigrati e Famiglie (USEF) che nei giorni scorsi aveva sollecitato il Governo regionale e l’Assemblea Regionale Siciliana a “fare chiarezza sul percorso di riforma della legislazione regionale sull’emigrazione e a riportare la questione dei Siciliani nel mondo al centro dell’agenda politica regionale”. “Chiedere requisiti rigorosi è doveroso – sottolinea Stabile -. Trasparenza significa attività documentate, rendicontazione e controlli: la sede in Sicilia, da sola, non garantisce rappresentatività o buona amministrazione. Il disegno di legge governativo prevedeva già un registro delle associazioni all’estero. Se le garanzie erano insufficienti occorreva rafforzarle: contestare l’inclusione è una scelta politica diversa dal regolare la partecipazione. Anche la denuncia della scomparsa dell’emigrazione dall’agenda regionale appare forzata. Lo stesso appello elenca iniziative legislative e strumenti di programmazione. Tempi e risultati possono essere criticati; rappresentare quel percorso come un vuoto significa piegare i fatti alla polemica”. “Del resto, poche settimane prima, l’USEF aveva promosso a Palermo un convegno su emigrazione e spopolamento, con il contributo dell’Assessorato regionale e la partecipazione di esponenti istituzionali. Chiedere maggiore attenzione è legittimo; descrivere un’assenza generalizzata è poco coerente con quella stessa interlocuzione. La storia dell’associazionismo merita rispetto, ma la rappresentatività si misura nel presente, attraverso partecipazione e risultati. Nessuna anzianità organizzativa conferisce il diritto di parlare per l’intera diaspora. La riforma deve sostenere progetti, competenze e opportunità verificabili, riconoscendo pari dignità a tutte le organizzazioni che rispettano le regole, ovunque abbiano sede. I Siciliani nel mondo sono maturi per un rapporto diretto con la Regione. Chi ne rivendica la centralità dovrebbe riconoscerne anche l’autonomia”, conclude Stabile. (red - 6 nov)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione