In VIII Commissione al Senato (Ambiente e Comunicazioni) è terminato l’esame degli emendamenti sulla riforma della Rai. Martedì è previsto il voto sul mandato al relatore, il senatore Roberto Rosso. Proteste dell’opposizione. “Oggi abbiamo la prova di ciò che denunciamo da quasi due anni: il ritardo non era incapacità, era resistenza. Resistenza a recidere il cordone che lega il servizio pubblico al governo”, denuncia il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, intervenendo in commissione. “L’Europa – aggiunge - chiedeva più indipendenza; la destra ha conservato le nomine governative. L’Europa chiedeva risorse prevedibili e sottratte alle pressioni politiche; invece lasciano la Rai esposta alle decisioni annuali. L’Europa chiedeva garanzie sulle nomine e sulle revoche; hanno respinto le nostre proposte”. “Il consiglio di amministrazione della Rai della prossima legislatura, di domani, sarà di nuovo in mano alla destra. Cioè hanno fatto una riforma in barba al regolamento europeo, per cui andremo incontro ad un'infrazione europea. Per di più si mettono in mano il nuovo consiglio di amministrazione, perché c'è una norma che prevede che nel momento in cui questa riforma andrà a regime, dopo trenta giorni la maggioranza si potrà nominare il nuovo consiglio di amministrazione, e questo nell'anno della campagna elettorale” afferma Barbara Floridia, senatrice M5S, ex presidente della Vigilanza Rai. “E’ come se fosse – sottolinea Peppe De Cristofaro, capogruppo Avs in Senato - il secondo tempo della riforma elettorale, perché questa ignobile riforma della Rai, fatta in spregio delle norme europee, rappresenta il tentativo di truccare le regole del gioco a pochi mesi dal voto. Alla maggioranza interessa una Rai assoggettata al potere politico, esattamente come interessa una legge elettorale utile a loro e non al Paese. Stiamo parlando di un grande problema democratico”. “C'è il tema del controllo, che è ovviamente la loro ossessione, però c'è anche un altro tema e cioè l'indebolimento del sistema. La maggioranza ha come obiettivo finale l'indebolimento della Rai e noi rivolgiamo un appello anche a tutti i bravi e liberi professionisti di quell'azienda, perché dentro quell'azienda ci lavorano migliaia di persone che avrebbero il diritto di vedere un percorso di sicurezza, mentre in questo modo, svincolando la Rai dal contesto europeo e anche dalla modernizzazione del contesto europeo, la si indebolisce per scopo di parte e alla fine a rimetterci saranno esattamente quei lavoratori” dice Raffaella Paita, capogruppo Italia Viva al Senato, che rivendica l’unità del centrosinistra. Dalla maggioranza, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri fa notare invece che con questa riforma “la maggioranza dei consiglieri verranno eletti dal Parlamento, che è quello che poi si forma in base alle elezioni ed è un riferimento plurale. I consiglieri indicati dal Mef non avranno la funzione di amministratore delegato, perché sarà il consiglio di amministrazione a scegliere l’amministratore delegato, e questo potrebbe essere anche uno dei consiglieri eletti dal Parlamento: quindi qui c'è un'innovazione rispetto alla violenza del governo Renzi anche rispetto alle sentenze della Corte costituzionale”. Roberto Rosso, senatore di Forza Italia relatore della riforma, ricorda che “l'ha detto direttamente il ministro Giorgetti: essendo proprietario della Rai, il Mef deve per forza avere un minimo di controllo, ma non ha più potere di nomina dell'amministratore delegato. Secondo pilastro quello della stabilità, che è una delle principali richieste dell'Emfa e abbiamo dato stabilità, prevedendo che se qualche governo vorrà abbassare il canone, non potrà mai dare all’azienda meno di quello che è stato dato l'anno prima. Poi abbiamo ampliato da tre a quattro anni la durata del Cda. Infine, se noi non andassimo a rinominare subito il Cda una parte della legge non verrebbe applicata”. (Roc)
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