Agenzia Giornalistica
direttore Paolo Pagliaro

La “via crucis” dei migranti
dalla Libia ai Cpr

La “via crucis” dei migranti <br> dalla Libia ai Cpr

di Piero Innocenti

I dati forniti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza (Ministero dell’Interno) relativi al numero dei migranti sbarcati alla data del 3 ottobre scorso, ci aiutano a comprendere il fenomeno dell’immigrazione clandestina, che ha subito un decremento negli ultimi anni dopo i consistenti aiuti in denaro e mezzi forniti dal nostro Paese in particolare alla Libia , paese di maggior provenienza dei migranti a bordo di imbarcazioni. Così i 23.110 migranti ( 5.685 i bangladesi, il numero maggiore da alcuni anni ormai) sbarcati quest’anno vanno confrontati con i  51.855 dello stesso periodo del 2025 e i 51.193 del 2024 (nel 2016 erano stati addirittura 181.436).
Ma il dato più significativo lo ha fornito alcuni giorni fa, in occasione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, la Fondazione Ismu ricordando che dall’inizio di quest’anno al 24 settembre sono stati ben 1.971 i migranti che hanno perso la vita o risultano dispersi nel Mediterraneo. La maggior parte di tali tragedie si è verificata nel tragitto dalla Libia verso l’Italia.  Libia verso la quale continuano a svilupparsi diverse iniziative per rafforzare la gestione delle frontiere attraverso formazione, equipaggiamento, attrezzature e “ristrutturazione di edifici istituzionali”. Un’attività che si è sviluppata anche in  settembre grazie alle risorse messe a disposizione dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza e dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli con un programma specialistico (previsto da Eubam Libya- European union border assistance mission in Libya) che ha visto la presenza a Roma di tredici funzionari libici. L’auspicio è che tra gli “edifici istituzionali” da ristrutturare rientrino pure i centri di detenzione libici dove si trovano centinaia di migranti in condizioni vergognose (secondo le informazioni di esperti stranieri dell’immigrazione presenti nell’area), nel silenzio ignobile del nostro paese e dell’UE. Unione Europea che, invece, mostra i muscoli con l’approvazione definitiva di nuove norme che renderanno più semplice espellere chi non ha diritto alla protezione internazionale prevedendo anche i “return hubs” (centri di rimpatrio) in paesi extra UE (sul modello di quanto già fatto in Albania dal nostro governo).
Polemiche e spinte contrarie alla  realizzazione di nuovi Cpr (sei) annunciati nei giorni scorsi dal Ministro dell’Interno di cui due in Trentino Alto Adige,e poi in  Calabria, Campania, Emilia-Romagna e Toscana. Tutto questo mentre la ben nota situazione di eterogeneità e di promiscuità nei Cpr contribuisce a creare situazioni insopportabili di tensione. Infatti, tra le donne e gli uomini sprovvisti di un valido titolo di soggiorno in Italia, troviamo ancora oggi ex detenuti che, scontata la pena, sono stati trasferiti nei Cpr in attesa di una compiuta identificazione, stranieri che hanno a lungo risieduto legalmente in Italia  e che non avendo rinnovato il permesso di soggiorno per vari motivi, sono diventati irregolari, stranieri che non hanno mai avuto un documento regolare per la permanenza in Italia, apolidi che non hanno  fatto richiesta per il riconoscimento di tale status e che, di fatto,vengono più volte trattenuti (detenuti) nei Cpr perché non sanano mai la loro posizione giuridica.
Che i Cpr siano “luoghi patogeni” è noto da tempo e anche il Comitato europeo per la prevenzione della tortura dopo le visite compiute nell’aprile 2024 in alcuni di questi centri  ha evidenziato il degrado delle condizioni materiali e della qualità della vita. Nulla è cambiato da molti anni e proseguono, così, le “vie crucis” dei migranti che fuggono dai loro paesi per sopravvivere.

(© 9Colonne - citare la fonte)
IM

Italiani nel mondo

NOVE COLONNE ATG

archivio

NOVE COLONNE ATG / SETTIMANALE

archivio

Turismo delle radici
SFOGLIA il Magazine

archivio

I RITORNATI

IL SUMMIT DEI TALENTI

Summit dei Talenti foto Ricercatori

GLI ALFIERI DEL MADE IN ITALY

Le eccellenze italiane si raccontano

archivio

DALLE COMUNITA’
ITALIANE NEL MONDO

EDICOLA

Il meglio della stampa italiana all’estero

Logo Edicola