Mentre i repubblicani fanno i conti con la gravissima sconfitta alle elezioni di metà mandato, non si è certo placata la “guerra dei monumenti” scatenata dal presidente americano Donald Trump. Uno degli argomenti più controversi del tentativo del tycoon di “iscrivere il suo nome”, a memoria perenne, nell’architettura stessa della capitale federale è quello che riguarda l’arco trionfale (già ribattezzato “arco di Trump”) che dovrebbe sorgere nientemeno che tra il Lincoln Memorial e il cimitero nazionale di Arlington.
L’OPPOSIZIONE DEI VETERANI E L'ALLARME DEGLI ESPERTI DI ARCHITETTURA. Il progetto mastodontico — una struttura imponente alta ben 76 metri concepita per includere anche spazi di sicurezza, un ponte di osservazione e imponenti statue bronzee — ha scatenato una dura sollevazione da parte delle associazioni dei combattenti e del mondo accademico. Diverse associazioni di veterani, tra cui i reduci della guerra del Vietnam, hanno intentato azioni legali contro l'amministrazione federale, denunciando come l'opera rappresenti uno sfregio alla solennità del vicino cimitero militare di Arlington e un tentativo di trasformare uno spazio di memoria collettiva in un trofeo politico personale.
Sul fronte urbanistico, autorevoli storici dell'architettura e urbanisti hanno aspramente criticato l'iniziativa, sostenendo che un manufatto di tali proporzioni distruggerebbe irreparabilmente la prospettiva architettonica originale (il cosiddetto view corridor) della capitale, alterando irrimediabilmente l'asse monumentale che collega visivamente il Lincoln Memorial con l'ingresso di Arlington. Nonostante le proteste e i pareri fortemente contrari espressi dalla comunità di esperti, la Commissione per la Pianificazione della Capitale ha dato il via libera formale, sebbene il giudice distrettuale Tanya Chutkan abbia successivamente imposto stringenti restrizioni e rigidi obblighi di notifica preventiva per monitorare ogni mossa ed evitare cantieri lampo prima delle pronunce definitive dei giudici.
DALLO STUDIO OVALE AI MONUMENTI PROTETTI PER DECRETO. Mentre incassa lo scontro aperto attorno all'arco trionfale, l'inquilino della Casa Bianca ha scelto di blindare un altro simbolo del potere federale attraverso un atto formale. Trump ha firmato un proclama che dichiara lo Studio Ovale monumento nazionale. Tale provvedimento, formalizzato nelle scorse ore, mira a preservare la configurazione attuale della stanza dei bottoni e della vicina Sala del Gabinetto. Tuttavia, gli osservatori politici e costituzionali sottolineano che l'azione non impedisce giuridicamente ai futuri presidenti di ridisegnare o rimuovere le pesanti decorazioni volute dal tycoon, né vieta a un eventuale successore di revocare il proclama stesso con un semplice atto amministrativo.
IL PIANO SUL KENNEDY CENTER E LA BATTAGLIA LEGALE PER IL CAMPO DA GOLF. La frenetica corsa alla riprogettazione urbanistica e simbolica della capitale non si ferma qui e comprende altri contesti fortemente criticati dalle autorità locali e dalle associazioni civiche. Tra questi spicca il progetto di intervento sul celebre Centro Kennedy e la controversa vicenda legata al campo da golf pubblico di East Potomac Links.
Sul fronte del celebre impianto sportivo, l'amministrazione ha ordinato la chiusura finalizzata a una profonda ristrutturazione. Anche in questo caso, tuttavia, il piano si scontra da settimane con un duro braccio di ferro nelle aule giudiziarie, dove i magistrati federali hanno bloccato i tagli e contestato le forzature procedurali messe in campo dal governo federale, trasformando ogni singolo cantiere voluto dal presidente americano in un terreno di scontro istituzionale permanente. (6 NOV – deg)
(© 9Colonne - citare la fonte)




amministrazione