«In Italia vale esclusivamente la legge dello Stato e nessun precetto religioso può pretendere di porsi al di sopra del nostro ordinamento e della nostra Costituzione. Con la proposta di legge di Fratelli d'Italia a prima firma di Sara Kelany interveniamo con norme chiare per contrastare il fondamentalismo e il separatismo islamico: stop all'uso di indumenti che coprono e nascondono il volto in pubblico, contrasto severo ai matrimoni forzati e piena trasparenza sui finanziamenti ai luoghi di culto». È il messaggio lanciato da Fratelli d’Italia da Monfalcone nel corso del convegno “Nessuna resti nascosta - La sfida delle donne al velo integrale: libertà e partecipazione contro l’islamizzazione”.
Per il presidente dei senatori di FdI, Lucio Malan, «non possiamo contrastare l’imposizione di una cultura diversa dalla nostra senza essere coscienti della nostra identità e delle nostre radici culturali, storiche e di fede. L’integrazione richiede il rispetto delle nostre regole, mentre in diversi Paesi europei fino al 64% dei musulmani ritiene che la sharia venga prima delle leggi dello Stato, con una pressione a tutti i livelli che arriva fino alle scuole impedendo tradizioni secolari. Combattere il separatismo islamico significa difendere prima di tutto le donne e i giovani dentro quelle stesse comunità: la libertà religiosa richiede trasparenza sui finanziamenti alle moschee, ma anche la libertà di lasciare la religione dei genitori senza rischiare la vita e di rifiutare i matrimoni combinati, su cui interviene con forza la proposta di legge di FdI a prima firma Kelany. Mentre la sinistra si salda con l’islamismo rinnegando persino le proprie battaglie sui diritti delle donne, con il governo Meloni noi difendiamo le nostre regole di convivenza e sosteniamo la natalità e le famiglie italiane».
«Non è concepibile l’idea che in Italia possa esistere un diritto alternativo come la sharia, nemmeno in posizione subordinata rispetto al nostro ordinamento», ha sottolineato il presidente dei deputati di FdI, Galeazzo Bignami. «Chi sceglie di vivere nella nostra nazione è tenuto ad accettarne fino in fondo le regole e i principi costituzionali, sottoscrivendo le intese previste dall'articolo 8 della Costituzione e garantendo piena trasparenza su chi finanzia le moschee. Superare l’ipocrisia del politicamente corretto e denunciare queste situazioni, con lo sguardo lucido e senza illusioni che già vent’anni fa ebbe il cardinale Giacomo Biffi, significa rendere davvero libere tante donne, ragazze e bambini, opponendoci alla saldatura politica e di piazza tra l’islamismo e una sinistra pronta a sacrificare i nostri valori fondativi e il nostro patrimonio pubblico».
«A differenza della sinistra, noi non rendiamo le donne invisibili, ma le integriamo a pieno titolo nella società», ha dichiarato il deputato e responsabile del dipartimento Immigrazione di FdI, Sara Kelany, prima firmataria della proposta di legge. «Con la nostra proposta di legge contrastiamo le sacche di separatismo religioso e le 'no-go zone' in cui vige la Sharia, introducendo l'obbligo di trasparenza sui finanziamenti esteri alle moschee con la chiusura dei centri non a norma, l'aumento delle pene per i matrimoni combinati e il reato che vieta i certificati di verginità, mentre la sinistra si volta dall'altra parte per racimolare qualche voto. Sul fronte dell'immigrazione, le sentenze si possono e si devono criticare quando assumono i tratti di manifesti ideologici: pur nel massimo rispetto per la stragrande maggioranza dei magistrati che lavorano in scienza e coscienza, un piccolo zoccolo duro di magistrati ideologizzati utilizza provvedimenti ciclostilati sui Cpr per ostacolare il governo. Nonostante questo, i numeri dimostrano che le misure del governo Meloni funzionano: abbiamo ridotto gli sbarchi irregolari dell'80%, aumentato i rimpatri del 50% di anno in anno e registrato un calo degli omicidi del 15% e dei femminicidi del 18%, chiudendo il rubinetto degli ingressi illegali dopo dieci anni di governi di centrosinistra».
«Siamo un Paese aperto e democratico – ha ribadito il deputato e responsabile del programma di FdI, Francesco Filini – ma difendiamo la laicità dello Stato: "laici sì, fessi no". Se in alcuni Paesi islamici alle donne è vietato uscire scoperte, in Italia non sarà consentito circolare a volto coperto, né tollereremo più scene come quelle che si vedono anche a Monfalcone, con le donne costrette a camminare dietro agli uomini. L'Islam politico e radicale porta avanti un'aggressione culturale contro l'Occidente e ha trovato nella sinistra italiana un perfetto cavallo di Troia, con le femministe che restano mute di fronte alla sottomissione delle donne. Finché ci saranno Fratelli d'Italia e Giorgia Meloni al governo, la libertà e la democrazia degli italiani saranno difese fino in fondo».
(© 9Colonne - citare la fonte)




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