ROMA ALLA SCOPERTA DEL COSTA RICA
Fino al 16 giugno la sala esposizioni dell’Istituto Cervantes di Roma ospita la mostra “Costa Rica el país más feliz del mundo”: 21 fotografi costaricensi interpretano tramite 65 fotografie la gioia, i colori e la vitalità della loro nazione. L’esposizione “Costa Rica el país más feliz del mundo”, organizzata dall’Ambasciata del Costa Rica in Italia e dall’Istituto Cervantes, con il patrocinio di Roma Capitale, rientra nel progetto “Latinografias” in programma fino a marzo 2014. Uno spazio permanente dedicato alle culture latinoamericane che svela - attraverso immagini, video, installazioni e incontri - lo spirito, le tradizioni, l’arte, i rapporti umani e sociali di paesi apparentemente lontani dall’Italia. La Repubblica di Costa Rica non ha ricchezze minerali, non ha petrolio, oro né metalli preziosi, eppure è il paese più felice del mondo secondo la New Economics Foundation di Londra, l’Università di Rotterdam e l’Economist. Il clima mite, la natura intatta, il benessere dei cittadini e un patrimonio immenso di biodiversità sono sicuramente dei punti a favore nel decretare la felicità di un luogo e della sua popolazione. Una democrazia stabile da 120 anni, dove i fondi militari sono stati convogliati verso la cultura, l’istruzione e la sanità, tutti beni preziosi, gratuiti e garantiti per i cittadini. Con un tasso di alfabetizzazione del 96% e con il 30% di foreste protette. Più che un paese una speranza, che viene raccontata a Roma oltre che con questa mostra anche con un mese di recital, conferenze, concerti ed incontri. (red)
IL RINASCIMENTO NELLA COLLEZIONE DI HENRIETTE HERTZ
La collezionista tedesca Henriette Hertz, appassionata d’arte del Rinascimento donò Palazzo Zuccari, da lei acquistato nel 1904 a Roma, dove aveva dato vita a un vivace circolo cosmopolita, alla società Kaiser Wilhelm (oggi Max Planck) perché vi nascesse un istituto di ricerca di storia dell’arte italiana. Alla sua morte nel 1913 inoltre giunse alla Galleria Nazionale d’Arte Antica il lascito della sua collezione di dipinti, costituita da 43 opere tutte di autori italiani risalenti soprattutto al rinascimento e alle scuole veneta e toscana. Lo stesso anno aprì l’istituto di ricerca con il nome di Bibliotheca Hertziana. Oggi, 100 anni dopo la sua fondazione, la Bibliotheca Hertziana – con 295.000 volumi e 800.000 immagini - è uno dei più rinomati istituti di ricerca al mondo per la storia dell'arte italiana e esaudisce così il desiderio originario della sua fondatrice. A questo anniversario la Galleria Nazionale d’Arte Antica, nella sua sede di Palazzo Barberini, dedica una mostra sulla raccolta di Henriette Hertz che vede per la prima volta esposti al pubblico gli affreschi raffaelleschi con Putti, la Madonna col Bambino e un angelo di Domenico Puligo e la Maddalena di Francesco Ubertini, raffinati esempi di cultura figurativa cinquecentesca. Queste opere, meno note, si uniscono a capolavori famosi come la Annunciazione di Filippo Lippi o la Madonna con Bambino di Giulio Romano, già inseriti nel percorso museale. (red)
LA STICKER ART DI OMINO71
Omino71, veterano fra gli street-artist romani, presenta fino al 16 giugno alla galleria Strike spa di Roma “Stick Omyno71 World”, la sua prima personale di opere completamente realizzate attraverso l’assemblaggio di sticker, L’artista è già autore del progetto Stick my World, l’evento italiano di stickering che dal 2007 ha visto trasformare oggetti di uso comune in opere d’arte uniche con la partecipazione di centinaia di artisti da tutto il mondo: un evento collettivo di copertura di un oggetto fisico che con il passare degli anni è andato crescendo a dismisura: prima una Vespa, poi una tavola da surf, una Panda, poi un camper. Con questa sua esposizione Omino71 riscopre lo sticker come medium per reinterpretare le sue icone pop assemblate per l’occasione con una nuova tecnica che abbina disegno, pittura, mosaico, collage, gioco e “sticker combo” (la pratica di sovrapposizione di sticker diversi), sperimentata per la prima volta dal vivo lo scorso aprile resso la Casa dell’Architettura di Roma. La sticker art è una delle tante declinazioni della Street art. Strade, quartieri, città si riempiono di immagini ripetute all'infinito con operazioni di “sticker bombing” che creano un brusio visuale di fondo, appena percepito, una specie di memoria diffusa tesa a promuovere indifferentemente un artista o un prodotto commerciale. (red)
LE OPERE “ANTI-TUMORE” DI TESTURO SHIMIZU
Una cornice inusuale, come potrebbe apparire un luogo di ricerca e di cura, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ospita fino all’8 giugno la mostra “Immunità” dell’artista giapponese Testuro Shimizu: 11 tele a olio esposte come fossero “sospese” nell’aria, nell’accettazione dell’Istituto. Le opere, dai titoli evocativi, tra cui: “Immunità”, da cui prende il nome la mostra stessa, “Fermezza”, “Ostinazione” e “Fugace”, raccontano attraverso i colori un percorso di guarigione e testimoniano la risposta dell’artista all’aggressività di un tumore. La mostra, realizzata con il patrocinio del Consolato Generale del Giappone di Milano e con la collaborazione della Galleria Nobili di Milano, prende le mosse dall’incontro di Ugo Pastorino, direttore del Dipartimento di chirurgia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ed il 55enne artista Testuro Shimizu, che da oltre 25 anni vive a Milano e che è stato curato nel 2010 presso l’Istituto. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto “Arte in reparto” (www.artemedicina.com), nato nel 2010 e articolato in due mostre precedenti e nella pubblicazione di un libro edito dalla casa editrice Skira, grazie al contributo della Fondazione Floriani, risultato dell’impegno artistico di 23 fotografi che hanno interpretato il ritorno alla vita di 33 persone guarite dal cancro.
QUANDO GINORI DELIZIAVA LE TAVOLE DI NAPOLEONE
In occasione dei quarant’anni dalla apertura del Museo delle Porcellane di Palazzo Pitti, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze e l’Associazione Amici di Doccia presenta fino al 23 giugno una mostra al Museo degli Argenti che metta in evidenza al contempo l’importante collezione museale di Palazzo Pitti e la produzione della manifattura di porcellane di Doccia del periodo fra la dominazione napoleonica e la Restaurazione lorenese (1800-1830). La manifattura Ginori, allora modernissima, venne fondata nel 1737 dal marchese Carlo Ginori a Doccia, presso Sesto Fiorentino. Durante il regno di Etruria (1801-1807) Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, dapprima principessa di Lucca e Piombino (1805-1809) e poi granduchessa di Toscana (1809-1814), promosse un rinnovato interesse per le arti e la manifattura di Doccia acquistò un posto di rilievo. In particolare, la manifattura, sotto l’illuminata direzione di Carlo Leopoldo Ginori Lisci (1792-1838) fu partecipe di importanti innovazioni tecniche e stilistiche provenienti dalla Francia, creando una tipologia decorativa che rimase in voga fino a tutto il terzo decennio del XIX secolo. In mostra sono presenti oltre 150 opere, 20 delle quali inedite. Tra queste la serie di piatti destinati al Kedivé d’Egitto commissionati alla Ginori negli anni 1822-1824 dal granduca Leopoldo II per ringraziare il Kedivé per il suo dono di una giraffa, tutt’ora conservata al museo della Specola di Firenze; la teiera e il vassoio donati da Napoleone a Elisa Bonaparte nel 1813 e il tavolo del Re di Etruria che torna a Pitti dal Museo Correr. Lo straordinario tavolo viene citato il 29 agosto 1801 tra i regali per Ludovico di Borbone I, Re di Etruria, e la consorte Maria Luisa di Borbone inviato da Napoleone per la nuova coppia regnante che al suo arrivo a Firenze trovò la Reggia di Palazzo Pitti, disadorna e carente di arredi, suppellettili e persino di stoviglie. Il tavolo seguì poi i Borbone-Parma nelle intricate vicende relative al possesso dei diversi regni. (red)





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