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“Il riso di zia Palma” unisce una famiglia

Libri
Ogni settimana uno scaffale diverso, ogni settimana sarà come entrare in una libreria virtuale per sfogliare un volume di cui si è sentito parlare o che incuriosisce. Lo "Speciale libri" illustra le novità delle principali case editrici nazionali e degli autori più amati, senza perdere di vista scrittori emergenti e realtà indipendenti. I generi spaziano dai saggi ai romanzi, dalle inchieste giornalistiche, alla storia e alle biografie.

“Il riso di zia Palma” unisce una famiglia

“IL RISO DI ZIA PALMA” UNISCE UNA FAMIGLIA

Sono le quattro del mattino e Antonio, ottantotto anni, è già in cucina per preparare un pranzo speciale che vedrà riuniti dopo molto tempo i suoi numerosi parenti. Mentre le pietanze prendono forma a poco a poco, la sua mente vaga fra i ricordi di tutta una vita. Sono trascorsi cento anni da quando la famiglia di Antonio si è trasferita in Brasile senza però mai dimenticare Viana do Castelo, il villaggio portoghese dal quale i suoi genitori erano partiti subito dopo il loro matrimonio, nel 1908, insieme a Palma, la sorella del padre. Era stata proprio zia Palma, una donna generosa e anticonformista, a raccogliere dal sagrato della chiesa il riso lanciato sui due giovani sposi dopo la cerimonia e a farne un regalo di nozze modesto, ma simbolo di fecondità e amore eterno. Antonio ripensa alla sua vita e a quella dei suoi fratelli - ai matrimoni, ai figli e ai nipoti, ai litigi e alle rappacificazioni - sempre sotto il segno di quel riso raccolto dalla zia che fa da collante tra chi non c'è più e chi deve ancora nascere. Con una scrittura intimista, un tocco di realismo e suggestioni gastronomiche, Francisco Azevedo, con “Il riso di zia Palma” (Mondadori, pp. 312, 14,90 euro, traduzione di Patrizia Di Malta) ricostruisce l'appassionante saga di una famiglia di emigrati portoghesi giunti in Brasile con nel cuore il paese d'origine che non rivedranno più, seguendo lungo tutto l'arco del Novecento i cambiamenti sociali e culturali di una nazione in continuo sviluppo. (Sip)

“UN REBUS DI MEZZA ESTATE” PER IL MARESCIALLO BUONANNO

Tra residenze di campagna, il maresciallo Buonanno, in “Un rebus di mezza estate” (Marsilio editori, pp. 362, 18,50 euro) deve scovare il nuovo misterioso assassino. Possibile che un pericoloso killer si aggiri indisturbato nelle impervie e domestiche alte langhe piemontesi? Parrebbe di sì, dato che fra calici di sauternes, bagna cauda e barbera, fastosi o scombinati matrimoni, avvenenti signore firmate, pattuglie della polizia, cascine crollate, lugubri marchesi, giovani formaggiai, vedove, caprioli, cinghiali, volpi, boschi, pizzerie, barche in costruzione nel porto dei Savona, scrittrici fasulle e giovinastri di paese, atavici odii fra vicini e patrimoni trafugati, ma altri solidissimi, un assassino misterioso semina in una manciata di ore una serie di sanguinosi omicidi. Una commedia nera, nerissima, e un inestricabile rompicapo di mezza estate – è giugno, tempo stupendo, nelle più grandiose e segrete colline del nord Italia - risolto, com'è naturale, dal flemmatico maresciallo Giuseppe, per tutti Beppe, Buonanno, comandante della stazione CC di Monesiglio coadiuvato da Sebastiano Guarienti, noto - agli affezionati lettori della saga di Gianni Farinetti - sceneggiatore nato a Bra. Il finale, sarà dunque nella tradizione dell’autore? (Sip)

“NON VOLARE VIA”: IL ROMANZO DI UN BAMBINO STRAORDINARIO

“Non volare via” (Garzanti, pp. 224, 14,90 euro) di Sara Rattaro è una storia che parla di tutti noi. Un romanzo sulle prove a cui l'amore ci sottopone ogni giorno. Per essere straordinari non è necessario nascere perfetti. Matteo è nato sordo e oggi è giorno di esercizi. La logopedista gli mostra un disegno con tre uccellini. Uno vola via. Quanti ne restano? La domanda è continua. Ma Matteo non risponde, la voce non esce e nei suoi occhi c'è un mondo fatto solo di silenzio. All'improvviso la voce dice: «Perché vola via?». Un uccellino è volato via e Matteo l'ha capito prima di tutti. Prima della mamma, Sandra. Prima della sorella, Alice. È il padre a essere volato via, perché ha deciso di fuggire dalle sue responsabilità. All'inizio non era stato facile crescere il piccolo Matteo, eppure tutti si erano fatti forza. E’ stato l'amore a travolgere Alberto, un amore perduto e rimpianto. Uno di quei segreti del passato che ti sconvolgono la vita quando meno te l'aspetti. Adesso Alberto ha una famiglia che ha bisogno di lui. Sandra è la donna che ha sacrificato tutto per il figlio. Alice è la figlia che sta diventando grande troppo in fretta. Ma soprattutto ha bisogno di lui Matteo, che vorrebbe gridare: «Papà, non volare via». Questa è una storia che parla di un amore grande e imperfetto. E’ il romanzo di un bambino coraggioso, di un padre spaventato e di una ragazza con i piedi per terra. Ma anche quello di una madre che non ha dimenticato di essere una donna. (Sip)

“AUMARAIS”: UNA CITTA’ E UN ENIGMA DA RISOLVERE

Aumarais è una cittadina francese, negli anni a cavallo tra le due guerre ed è anche il cuore in cui si apre l'enigma in fondo al quale è celata la chiave per accedere a uno sterminato tesoro. Milto Kayik è un contadino le cui piantagioni di pesche all’improvviso si ammalano e smettono di dare frutti. E così lo costringono a partire per la guerra, dove un giorno cattura un soldato ussaro che in cambio della vita lo mette a conoscenza di un segreto, lo indirizza sulle tracce di una grande ricchezza e gli affida una lettera scritta in caratteri tanto affascinanti quanto misteriosi. Ed ecco che Milto giunge ad Aumarais, seguendo la scia di quella promettente scommessa. Ma la cittadina francese è un universo dove niente è come sembra ma tutto pare messo lì per svelarci ciò che realmente siamo. Chi è Andrea Kratzer? E il ragazzino Gaël? E Elfreth J. Watkins è davvero il benefattore che tutti credono? E dove è nascosto, infine, il tesoro sulle cui tracce non si trova soltanto Milto Kayik? Francesco Fracassi, con “Aumarais” (Feltrinelli, pp. 144, 12 euro) riesce a costruire un mondo magico e perfetto in cui tutto sta dove deve stare. Un universo in magistrale equilibrio nel quale la poesia e l’incanto si fondono con un raffinato romanzo giallo. (Sip)

 “LUI E’ TORNATO”: HITLER SI RISVEGLIA NEL 2011

“Lui è tornato” (Bompiani, pp. 448, 18,50 euro). Nell’estate del 2011 Adolf Hitler si sveglia in uno di quei campi abbandonati che ancora si possono vedere nel centro di Berlino. E’ una città bizzarra, diversa da come l’aveva lasciata. La guerra sembra finita, intorno a lui non ci sono i suoi fedelissimi commilitoni e non c’è traccia di Eva. Sente un forte odore di benzina esalare dalla sua divisa sudicia e non riesce a spiegarsi l’intorpidimento delle sue articolazioni. Regna la pace adesso, ma ci sono molti stranieri. Una donna, tale Angela Merkel, è alla guida del Reich. 66 anni dopo la sua fine nel bunker, contro ogni previsione, Adolf inizia una nuova carriera, stavolta a partire dalla televisione. Questo nuovo Hitler non è, tuttavia, né un imitatore, né una controfigura. È proprio lui, e non fa né dice nulla per nasconderlo, anzi, è tremendamente reale. Ma nessuno gli crede: tutti lo prendono per uno straordinario comico e tutti lo cercano. Ma lui non scherza affatto. Il mondo che Hitler incontra 66 anni dopo, infatti, è cinico, spudorato, bramoso di successo e incapace di opporre qualsiasi resistenza al “nuovo” demagogo. Al massimo riesce ad apporre il compulsivo “mi piace” dei social network. Satira, comicità, analisi spietata del nostro tempo: il romanzo d’esordio di Timur Vermes è pieno di umorismo ed è divenuto, in breve tempo, un fenomeno editoriale con pochi precedenti. (Sip)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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