“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”: ne era convinto Giovanni Falcone, e ne avrebbe avuto ulteriore conferma se avesse potuto vedere i ventimila studenti che a Palermo hanno commemorato il ventunesimo anniversario della strage di Capaci. Il 23 maggio del 1992 l’“attentatuni” che uccise il giudice insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, seguito il 19 luglio dello stesso anno da quello che uccise il collega e amico Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina. Da allora, Falcone e Borsellino sono i simboli più forti della lotta alla mafia e il loro ricordo non può che essere unito, come nelle celebrazioni di oggi e come nel messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, inviato in occasione dell’anniversario a Maria Falcone, presidente della Fondazione “Giovanni e Francesca Falcone”: “L'Italia – scrive il capo dello Stato - fu ferocemente colpita nelle persone di suoi servitori eccezionali, di grandi magistrati, di autentici eroi che sacrificarono la loro vita a difesa della legalità e della democrazia. La battaglia e l'esempio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino diedero i loro frutti. Le indagini e gli interventi della magistratura e delle forze dell'ordine consentirono di contrastare con ancora maggiore efficacia vecchie e nuove forme di penetrazione e aggressione criminale. L'impegno prosegue instancabilmente con rinnovati successi e vede unite le forze politiche e sociali. Così come - e l'ho ricordato un anno fa a Palermo - prosegue l'impegno di perpetuare nel ricordo riconoscente i percorsi umani e professionali di coloro che sono caduti vittima del brutale attacco delle mafie”. “In questo contesto - ha sottolineato il presidente Napolitano - la mobilitazione di coscienze e di energie - promossa dalla Fondazione nel nome di Giovanni e Francesca Falcone e testimoniata dagli studenti che arrivano a Palermo a bordo delle navi della legalità - costituisce un contributo prezioso, divenuto ormai insostituibile, per la diffusione della cultura della legalità tra le generazioni più giovani”. Le navi della legalità, ribattezzate Giovanni e Paolo, sono salpate ieri da Civitavecchia e Napoli, con 2.600 ragazzi a bordo: su quella partita da Civitavecchia c’erano anche il presidente del Senato Piero Grasso e il ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca Maria Chiara Carrozza, mentre su quella partita da Napoli c’erano il presidente di Libera don Luigi Ciotti e il commissario antiracket Giancarlo Trevisone. Ad accoglierli a Palermo stamattina ventimila studenti e una delegazione di giovani provenienti da 13 paesi europei. Molti di questi giovani hanno partecipato poi alla cerimonia nell’aula bunker dell’Ucciardone, condotta da Fabio Fazio: tra le autorità presenti, oltre a Grasso e il ministro Carrozza, anche il Guardasigilli Anna Maria Cancellieri e il presidente dell’Associazione nazionale magistrati Rodolfo Sabelli. Nel pomeriggio due cortei, uno dall'aula bunker e l'altro da via D'Amelio, luogo dell’attentato a Borsellino, diretti entrambi sotto l'albero Falcone dove, alle 17.58, ora della strage di Capaci, sono risuonate le note del “Silenzio”. Poi la messa in memoria delle vittime della mafia presso il Centro Educativo Ignaziano, con la partecipazione del premier Enrico Letta. Nel giorno del ventunesimo anniversario della strage di Capaci, infine, Corleone – un paese che rappresenta nell’immaginario collettivo uno dei simboli della mafia – è stata “invasa” da tremila studenti nella piazza principale ribattezzata “Falcone e Borsellino” ed è diventata la “terza piazza della legalità”, dopo quelle di Palermo in piazza Magione e nel parco intitolato a Ninni Cassarà. Perché Falcone, oltre agli innegabili risultati nella sua attività di magistrato – tanto che si parla di “metodo Falcone” nella lotta alla mafia – e al ricordo del suo sacrificio ha lasciato in dono anche un’inesauribile speranza: “La mafia – sosteneva - non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine”. (Roc – 23 mag)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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