Montpellier - Ritardo della crescita, ipotonia muscolare, anomalie cranio-facciali, deficit cognitivo e cardiopatie: si manifesta così la sindrome di Kabuki, una malattia genetica rara che colpisce un bambino ogni 30mila nati. Una patologia causata da mutazioni di un gene (KMT2D), che codifica una proteina chiamata MLL4 coinvolta nell’organizzazione della cromatina, il complesso di Dna e proteine contenuto nel nucleo delle cellule. Una novità promettente nello studio della malattia e delle sue cause arriva grazie alla ricerca di cui UniTrento è capofila, che svela un meccanismo finora sconosciuto che collega le alterazioni della cromatina ai difetti della risposta cellulare agli stimoli meccanici.
Il lavoro, frutto di un impegno di quattro anni e di un approccio multidisciplinare che ha richiesto la collaborazione internazionale tra centri di ricerca esperti in malattie genetiche, biologia cellulare e biologia molecolare e che ha visto il contributo di fisici esperti in fotonica, meccanica, e modellistica computazionale, individua una nuova chiave di lettura della sindrome, anche in termini di prospettive terapeutiche. Propone infatti un nuovo paradigma nella biologia della cromatina: per la prima volta individua il ruolo dei fattori della cromatina (quale è la proteina MLL4) nella regolazione della risposta del nucleo cellulare agli stimoli meccanici e rispetto alla modulazione della funzionalità dei tessuti e degli organi. Con un’altra novità: la ricerca dimostra infatti per la prima volta come l’alterazione della meccanica del nucleo sia collegata direttamente alla patogenesi della sindrome di Kabuki spiegando alcune delle più ricorrenti manifestazioni patologiche della malattia.
Lo studio nasce dalla collaborazione tra numerosi enti di ricerca e università italiane ed internazionali: Università di Trento con i Dipartimenti Cibio e di Fisica, Fondazione Bruno Kessler, Istituto italiano di Tecnologia, Istituto fondazione di Oncologia molecolare (Ifom Ets), politecnico Eth di Zurigo, Università Federico II di Napoli e Università e Ospedale di Montpellier. A pubblicare i risultati è ora la prestigiosa rivista scientifica The Embo Journal, con l’articolo "Chromatin condensates tune nuclear mechanosensing and preserve nuclear integrity to prevent cGAS activation”. (9colonne)
(© 9Colonne - citare la fonte)





amministrazione