Losanna - Le api selvatiche e le api domestiche (Apis mellifera) svolgono un ruolo fondamentale nell’impollinazione delle piante coltivate e spontanee, un processo essenziale per la biodiversità e la produttività agricola. Tuttavia, il declino globale delle popolazioni di api, legato a fattori come pesticidi, cambiamenti climatici, perdita di habitat e diffusione di malattie, rappresenta quindi una minaccia crescente per gli ecosistemi e rende sempre più urgente sviluppare strategie efficaci per la conservazione degli impollinatori, sia selvatici sia allevati. Un aspetto particolarmente delicato è il rapporto tra api da miele e api selvatiche: le prime, spesso molto più abbondanti, possono competere con le specie selvatiche per le risorse disponibili e, in alcuni casi, contribuire alla diffusione di agenti patogeni. Ora, un nuovo studio realizzato da un team di ricercatori dell’Università Statale di Milano, coordinato da Carlo Polidori del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali e Gianalberto Losapio del Dipartimento di Bioscienze, implementato da Andrea Ferrari della Libera Università di Bolzano e Giovanni Cilia del CREA-AA di Bologna e con la collaborazione della University of Lausanne, ha analizzato come le trasformazioni del paesaggio legate al ritiro dei ghiacciai possano influenzare le interazioni indirette tra api da miele e api selvatiche e, in particolare, le dinamiche di trasmissione degli agenti patogeni. La ricerca, pubblicata su Oikos, è stata condotta nell’area proglaciale del Mont Miné, nella Val d’Hérens, nel Canton Vallese, in Svizzera. (9colonne)
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