Roma, 20 nov – “Fin dal marzo 2021 ho invitato ad introdurre nelle scuole l’educazione all’affettività, alla parità di genere e al rispetto dell’altro: ciò non per una mia idea originale, ma perché lo prevede la Convenzione di Istanbul. Non sono mai stata ascoltata, adesso invece pare che lo sia”. Così l’autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Garlatti, annunciando una serie di proposte contro la violenza sui minori in occasione della Giornata mondiale per i diritti dell’infanzia. Secondo il garante, “inasprire le pene, aggiungere reati sicuramente è utile perché chi commette fatti gravi deve essere punito, ma bisogna investire molto nella prevenzione: questi fatti non devono proprio accadere, a chi è stato ucciso non serve a nulla che poi l’assassino abbia l’ergastolo”. “Ci sono varie forme di prevenzione, una è quella dell’educazione nelle scuole – spiega Garlatti - Poi come garante ne propongo delle altre, a partire dalla problematica del cosiddetto ‘teen dating violence’: la violenza nella relazione tra adolescenti è una questione importante e sottovalutata, e molte volte gli stessi protagonisti non se ne rendono conto. Una violenza che magari non lascia lividi sulle vittime ma che è molto pesante, con atti come il controllare il cellulare da parte del partner, o altre forme di controllo che sono prodromiche ad una vera e proprio violenza. Cosa fare? Prima di tutto propongo che vengano adattati ai minori sistemi come l’Isa (Increasing self awarennes), ovvero di autoconsapevolezza: si tratta di questionari con cui una persona si rende conto se è a rischio, se è vittima. A corollario di questa iniziativa la creazione di centri specifici antiviolenza per minorenni”. Per il garante “è inoltre necessaria una semplificazione per le segnalazioni: qui mi rifaccio a una raccomandazione in questo senso del Consiglio d’Europa dello scorso 6 settembre. Suggerisco l’elaborazione di linee guida semplici e chiare, ma anche una forma di protezione per chi denuncia, perché molte volte queste non vengono fatte per paura delle ritorsioni, che non significhi però anonimato nei confronti dell’autorità a cui si denuncia”. (PO / Roc) ////
(© 9Colonne - citare la fonte)
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