“I consumatori americani amano il Made in Italy e non vogliono assolutamente rinunciarvi”. Lo afferma, in una intervista a Il Giorno, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso sostenendo che le tensioni tra Donald Trump e la premier Giorgia Meloni non freneranno il desiderio dei consumatori statunitensi di acquistare prodotti italiani. Il ministro ricorda che “lo scorso anno il nostro export verso gli Stati Uniti è cresciuto del 7,2%, malgrado i nuovi dazi; ad aprile ha registrato un ulteriore +12,1% su base annua, la migliore performance tra i Paesi europei. Un risultato che ha consentito di piazzarci al quarto posto globale, superando Giappone e Corea del Sud, due giganti asiatici. L’Italia è sempre più competitiva. Cresce nel mondo e attrae il mondo in Italia, perché abbiamo un sistema produttivo più resiliente e più dinamico di altri, quindi più capace di affrontare le crisi cogliendo le opportunità”. Una situazione che non scalfirà la solidità delle collaborazioni tecnologiche tra i due Paesi. In particolare la farmaceutica, “grazie anche agli investimenti americani, continua a registrare una forte crescita, come il settore spaziale, in cui collaboriamo con la Nasa anche nella nuova avventura lunare: pochi giorni fa il nostro Luca Parmitano è stato scelto come pilota della prossima missione Artemis e il modulo abitativo in cui vivranno gli astronauti sulla Luna sarà costruito in Italia”. Inoltre sottolinea che “una grande azienda italiana ha appena vinto una commessa a New York, per ristrutturare uno dei centri più famosi di Manhattan, e l’altro giorno a Villa Taverna ho partecipato alla presentazione del progetto di IONQ, che intende realizzare a Roma una sua piattaforma per lo sviluppo del quantum nel mercato europeo. Peraltro, siamo sempre più una destinazione turistica, come dimostrano gli investimenti dei grandi brand alberghieri, anche americani” e “siamo recentemente diventati la seconda destinazione turistica europea, superando la Francia”. Ed evidenzia che “abbiamo scalato sette posizioni nella classifica globale di attrattività degli investimenti, passando dal 23° al 16° posto, e siamo saliti dall’11° all’8° posto nel FDI Confidence Index. È un fenomeno strutturale e non si arresta certamente per un contrasto di visione politica. Il nostro Pil è cresciuto nella prima parte di quest’anno in linea con la Francia e più della Germania. La produzione industriale ha ripreso a crescere, con sette mesi positivi negli ultimi dieci, e cresce anche da sei mesi la produzione di auto”. Sul versante del lavoro, il ministro precisa: “L’occupazione ha segnato un altro record storico, con oltre un milione e duecentomila occupati in più: la migliore performance d’Europa. Sono aumentati i contratti stabili e le famiglie hanno recuperato potere d’acquisto”. Infine evidenzia che “l’inflazione era al 12,6% quando ci siamo insediati nell’ottobre 2022; nel biennio 2024-2025 è stata poco superiore all’1% e, se dovesse sbloccarsi la navigazione nello Stretto di Hormuz, nei prossimi mesi potrebbe tornare a livelli fisiologici. Abbiamo ancora tanto da fare, ma sappiamo di essere sulla strada giusta”. (22 giu - red)
(© 9Colonne - citare la fonte)




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