Lascia a chi gli succede “un Paese più forte e giusto”. Nel è convinto Keir Starmer, che questa mattina ha rassegnato le dimissioni da primo ministro britannico e da leader dei Labour. Nel suo discorso di fronte al numero 10 di Downing Street, l’avvocato londinese ha rivendicato i cambiamenti apportati a un partito ereditato in una situazione di “bancarotta politica, morale e finanziaria”, che con lui è tornato a governare il 4 luglio del 2024 dopo 14 anni di dominio conservatore. Anche l’economia britannica per Starmer è oggi “più forte”, con “retribuzioni che salgono più dell’inflazione, investimenti al sicuro, infrastrutture e la fine dell’austerity”. A pesare sulla scelta del Sir, soprattutto il calo di popolarità, sancito dalle elezioni amministrative di maggio scorso e funestato anche dallo scandalo legato a Petere Mandelson, nominato ambasciatore negli Stati Uniti e poi rimosso in seguito all’emersione di rapporti compromettenti con Jeffrey Epstein. A confermare la sua candidatura è adesso Andy Burnham, ex sindaco laburista di Manchester, che due giorni fa, dopo la vittoria nel voto suppletivo per il seggio di Makerfield, ha ottenuto un seggio a Westminster, condizione essenziale per ricoprire la carica di “Prime minister”. Ex chierichetto ed esponente dell’ala progressista dei Labour, Burnham sarebbe il primo ministro cattolico del Paese, fede trasmessagli dalla madre Eileen, di origini irlandesi. Qualche anno fa, da sindaco, aveva anche incontrato papa Francesco, regalandogli una maglietta del Manchester United. “Le persone vogliono vedere progressi sulla crescita economica, sui servizi pubblici, sull’edilizia e sulle opportunità pr la prossima generazione. Il cambiamento politico non dovrebbe mai distrarre dalla responsabilità di migliorare la vita delle persone”, ha scritto oggi su X. (22 giu-mol)
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