Il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto arriva a Ulaanbaatar con un’opera permanente che mette in dialogo arte contemporanea, cultura mongola e rigenerazione ambientale. Il progetto, realizzato su iniziativa dell’Ambasciata d’Italia in Mongolia, in collaborazione col Ministero della Cultura, Sport, Turismo e Gioventù della Mongolia, e Fondazione Pistoletto Cittadellarte, nasce dall’incontro tra il segno del Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto e Narrow Path, la ricerca artistica di Battogtokh Turbat, con la curatela di Francesco Stocchi. L’opera è stata inaugurata dall’Ambasciatore d’Italia in Mongolia, Giovanna Piccarreta, assieme al Ministro dell’Ambiente e Cambiamenti Climatici della Mongolia, On. Sandag-Ochir, domenica 23 agosto a Ulaanbaatar, in occasione della Conferenza delle Parti delle Nazioni Unite sul contrasto della desertificazione (CoP 17 UNCCD) dando vita a un nuovo luogo di incontro tra Italia e Mongolia, tra differenti culture e tradizioni e tra diverse visioni del futuro. Il Terzo Paradiso, nato dalla riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, rappresenta una nuova fase dell’umanità fondata sulla ricerca di un equilibrio tra natura e artificio, memoria e futuro, tradizione e innovazione.
A Ulaanbaatar questo principio assume una forma concreta e profondamente legata al territorio. Il segno prende infatti forma attraverso la piantumazione di olivelli spinosi, specie autoctona capace di contribuire al contrasto della desertificazione. Gli alberi costituiscono l’opera stessa: un simbolo universale viene così tradotto in un gesto concreto di cura e rigenerazione del paesaggio. L’opera rappresenterà quindi anche un contributo all’iniziativa del Presidente della Mongolia “Billion trees movement”. Il Terzo Paradiso entra inoltre in dialogo con Narrow Path di Battogtokh Turbat. Ferro e osso, materiali che custodiscono la storia e la cultura nomade della Mongolia, incontrano il segno di Pistoletto, creando uno spazio comune nel quale identità differenti non si contrappongono, ma generano nuove possibilità di convivenza. È in questo incontro che il progetto assume anche il valore di un atto di Pace Preventiva: una pace che non interviene soltanto dopo il conflitto, ma che si costruisce prima, attraverso la cultura, la responsabilità condivisa, la cura dell’ambiente e la capacità di mettere in relazione le differenze. Il Terzo Paradiso di Ulaanbaatar diventa così un’opera viva e destinata a trasformarsi nel tempo. Gli alberi cresceranno, il paesaggio cambierà e con esso continuerà a evolversi l’opera stessa: non soltanto un simbolo da osservare, ma un processo del quale prendersi cura. Come dichiarato dal curatore Francesco Stocchi “Abbiamo pensato a un’opera che non dovesse semplicemente essere collocata in Mongolia, ma nascere dal confronto con ciò che rende questo luogo e la sua cultura unici e trovato nel Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto un linguaggio capace di farlo. L’incontro con Battogtokh Turbat permette al segno universale di Pistoletto di misurarsi con materiali, tradizioni e sensibilità profondamente radicati nella cultura nomade mongola. È proprio nello scambio tra differenze, anziché nella loro cancellazione, che un’opera può acquisire un nuovo significato e diventare realmente parte del luogo che la accoglie.“ L’Ambasciatore Giovanna Piccarreta ha aggiunto che “l’opera e‘ destinata a restare in Mongolia, quale simbolo dell’amicizia tra i due Paesi e quale testimonianza dell’impegno condiviso per la promozione della pace, del multilateralismo, e della sostenibilita‘ ambientale, oltre che della comune sensibilita‘ verso la bellezza e verso il valore della cultura e delle tradizioni, in entrambi i casi caratterizzate da un importante retaggio storico.“ Il progetto è realizzato dall’Ambasciata d’Italia in Mongolia e dal Ministero della Cultura, Sport, Turismo e Gioventù della Mongolia, in collaborazione con Fondazione Pistoletto Cittadellarte (Direttore Paolo Naldini, referente progetto Francesco Saverio Teruzzi), con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Pechino, del Museo Nazionale Chinggis Khaan (Project Manager Darkhijav Jadambaa), di MIAT Mongolian Airlines e del National Garden Park di Ulaanbaatar.(red BIG ITALY)
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