Il meeting di Rimini, organizzato dal movimento cattolico Comunione e Liberazione, è indubbiamente un evento importante nel periodo estivo italiano e riesce ad attirare l’attenzione di quasi tutti gli strumenti di comunicazione sociale. Quest’anno è stato celebrato per la 47^ volta. Il tema, affascinante, è l’ultimo verso della Divina Commedia: “L’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso, canto XXXIII,v.145). Nel primo Canto, Paradiso, vv.7-9., Dante aveva dichiarato che la fantasia non era stata in grado di seguire l’intelletto, ma ora, alla fine, dichiara che la sua volontà e desiderio sono mossi da una ruota immutabile dell’universo “rota ch’igualmente è mossa” (v. 144), cioè dall’amore divino, che si identifica con Dio. Solo attraverso Lui il mondo può salvarsi.
Proprio come insegnava mons. Luigi Giovanni Giussani, fondatore dell’importante movimento. Rivolto ai giovani in modo particolare. Spiegava come il desiderio umano di infinito viene soddisfatto solo dalla fede cristiana, lo diceva anche Agostino di Ippona, che lo recepisce in continuità quasi omogenea. Tutto ciò che avviene nel mondo però è soggetto alle sue intemperie e finitezza. Anche il vino migliore, come l’Amarone della Valpolicella, produce una scoria, il tartaro, che deve essere accuratamente rimosso dalla botte di invecchiamento, per evitare di rovinare l’uno e l’altra.
Così Comunione e Liberazione accanto ai sublimi insegnamenti del fondatore non è stata insensibile al fascino del potere politico, all’attrazione del potere economico, ha messo in secondo piano la gerarchia dei valori cristiani, fino a conoscere l’esperienza del carcere per il suo massimo esponente politico. Non c’è personaggio di potere che non sia passato dall’evento di Rimini. Nel quale è sorprendente l’assenza totale di critica o autocritica. Solo due papi hanno fatto visita a Rimini: Giovanni Paolo II nel 2002 come scelta di ripiego, essendo saltata una visita programmata in Polonia, e Leone XIV quest’anno. Il quale, da cattolico formatosi in ambiente protestante, ha usato un linguaggio chiaro, diretto e senza bisogno di interpretazioni, affermando tra l’altro: “Liberiamo la convivenza dal sospetto, la cultura dall’ideologia, il lavoro dalla idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte. Smascheriamo i rapporti di potere ingiusti, alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali. La pace è custodita e diffusa da persone che amano incontrarsi e non temono di confrontarsi. Prima di confini, definizioni e istituzioni ci sono le persone. Questa consapevolezza è al cuore del cristianesimo”.
Un’ogiva nucleare sul meeting di cattolici, che da Berlusconi in poi hanno supportato e supportano politiche di tutt’altro indirizzo. Profittando di vantaggi, posti di governo e di sottogoverno. Politiche che calpestano il Vangelo, in un consesso di cattolici che lo mettono a parole al primo posto, oltre che la dignità umana. Imporre alle ONG, che salvano vite umane, porti sicuri lontani dai luoghi di salvataggio, deportare fuori dall’Unione europea, e pretendere che lo facciano anche gli altri Stati membri, dei Disgraziati che fuggono da guerre e dalla fame, trattare con Stati canaglia come la Libia, ben sapendo dell’esistenza dei lager, a disposizione di torturatori come Almasri, salvato dall’Italia con tutti gli onori dall’arresto, approvare il riarmo interno e internazionale (UE) a scapito di sanitá e istruzione, armare l’Ucraina acriticamente anziché spingerla alla trattativa, non condannare esplicitamente e ripetutamente l’incessante genocidio di Gaza, tentare di ingraziarsi il tycoon troglodita e amorale, sbandierare il fiscal drag come beneficio fiscale mentre è un aumento camuffato delle tasse soprattutto per i redditi bassi, sfruttare i ruoli istituzionali per avvantaggiare la propria parte politica, tentare di aggirare/calpestare la Costituzione per garantirsi il potere attraverso elezioni cui partecipa meno della metà degli aventi diritto, non dialogare con le opposizioni per cercare di creare una situazione con meno diseguaglianze, non è praticare quello che Leone XIV ha detto. Che vale comunque per tutti gli uomini di buona volontà e che per dei supercattolici dovrebbe essere un imperativo categorico. Quest’anno la passerella non è stata particolarmente significativa, salvo il fatto che la presenza del nuovo papa ha colmato ogni possibile lacuna. Tuttavia il legame col potere si è dimostrato saldissimo: il prestito di un’opera di Antonello da Messina, tolto da un museo nazionale (L’Aquila) per un evento privato, ne è l’inconfutabile dimostrazione. Ma resta valido l’insegnamento chiaro e di immediata comprensione: “Nessun servo può servire a due padroni...non potete servire a Dio e a mammona”(Vangelo di Luca, 16,13).





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