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EXTRAPROFITTI, P. CHIGI:
AGIRE A LIVELLO UE

EXTRAPROFITTI, P. CHIGI: <BR> AGIRE A LIVELLO UE

Secondo fonti di Palazzo Chigi, se la misura sugli extraprofitti dell’energia “venisse applicata esclusivamente a livello nazionale, si finirebbe per penalizzare l'operatore energetico di Stato (e le imprese nazionali del settore energetico che operano principalmente sul mercato interno), ponendole in una situazione di svantaggio rispetto ai concorrenti internazionali che operano negli Stati membri limitrofi, privi di analoghi prelievi. Un intervento coordinato a livello europeo – sostiene la presidenza del Consiglio - è l'unico strumento in grado di garantire equità e neutralità competitiva: facendo contribuire in egual misura tutte le aziende petrolifere ed energetiche che operano nel mercato unico Ue, si evita di creare discriminazioni commerciali e si protegge la competitività del sistema industriale nazionale”. La precisazione del governo arriva in seguito alla lettera con cui i ministri dell’Economia di Italia, Austria, Germania, Spagna, Portogallo e Polonia hanno chiesto all’Unione Europea di imporre una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle società energetiche, ovvero sui guadagni superiori alla media di questi mesi dovuti si rialzi dei prezzi dell’energia provocati dalla guerra in Medio Oriente. “La tassazione degli extraprofitti rientra nelle competenze degli Stati membri che possono agire sulla base della legislazione nazionale”, aveva replicato una portavoce della Commissione europea. Dichiarazione sulla cui scorta la segretaria del Pd, Elly Schlein, aveva incalzato il governo: “Meloni e Giorgetti non hanno alibi. Si diano una mossa e agiscano”. “L'Italia continua a portare avanti con determinazione la propria iniziativa sul tema del contributo sugli extraprofitti del settore energetico, promuovendone la discussione a livello europeo. È fondamentale tuttavia – precisano le fonti di Palazzo Chigi - chiarire un equivoco sul metodo: la Commissione Europea non è stata "interrogata" per un parere o un'autorizzazione vincolante su questo specifico punto, né si è di fronte a una censura o un rigetto delle posizioni italiane. A differenza della missiva che l’Italia indirizzò al Commissario Hoekstra il 3 aprile scorso insieme ad altri quattro Stati membri (tra cui la Germania), la lettera inviata dall'Italia (insieme ad altri cinque Paesi dell’Unione europea) il 22 agosto è un documento indirizzato alla presidenza di turno irlandese nell’ambito della filiera in sede Ecofin. Si tratta perciò di un'iniziativa politica pensata per aprire un confronto diretto e un dibattito tra i ministri delle Finanze dei Paesi membri. La Commissione non è dunque il destinatario di un'istanza formale di valutazione, ma la discussione attiene al dialogo politico sovranazionale tra Stati membri. È poi indiscutibile – sottolineano da Palazzo Chigi - che ciascuno Stato mantenga la facoltà di adottare interventi a carattere nazionale. Tuttavia, un'azione limitata al solo perimetro di un singolo Paese rischia di produrre evidenti asimmetrie di mercato”. (Roc)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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