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direttore Paolo Pagliaro

RUSSIA-NATO, SE GLI USA
TEMONO L’ESCALATION

RUSSIA-NATO, SE GLI USA <BR> TEMONO L’ESCALATION

“Non si trattava di nessuna di queste ragioni”. Con questa battuta rilasciata ieri durante un'intervista al giornalista Glenn Beck, il presidente americano Donald Trump ha liquidato le ricostruzioni sulle reali motivazioni del viaggio a Mosca del direttore della CIA, John Ratcliffe. Per il tycoon non c'entravano né la crescente aggressività russa verso l'Alleanza Atlantica né la pressione economica sull'Iran, definendo l'intera missione come una trasferta “di routine”. Ma la retorica della Casa Bianca contrasta con le indiscrezioni di intelligence: gli Stati Uniti temono davvero che un conflitto su larga scala tra Russia ed Europa occidentale sia ormai alle porte?

IL "CANALE OMBRA" DI LANGLEY E I SOSPETTI SULLA NATO. L'interrogativo appare del tutto fondato alla luce dei dettagli emersi sulla visita compiuta all'inizio di questa settimana da Ratcliffe nella capitale russa. Secondo quanto riferito da fonti a conoscenza del dossier, l'inquilino di Langley si sarebbe recato a Mosca con l'obiettivo prioritario di ammonire direttamente i vertici russi di non compiere attacchi o provocazioni militari contro i Paesi membri della NATO. Contestualmente, il numero uno della CIA avrebbe sollevato anche la questione dell'Iran, in un momento di fortissima tensione nel Golfo Persico. Se da un lato la CIA ha rifiutato di rilasciare commenti ufficiali, dall'altro il Cremlino ha confermato i contatti attraverso il portavoce Dmitry Peskov, precisando che Ratcliffe ha avuto colloqui con i servizi secreti russi ma non ha incontrato il presidente Vladimir Putin. Leggendo tra le righe, la mossa di Washington tradisce la preoccupazione concreta per un'escalation incontrollabile sul margine orientale dell'Europa.

SCONFINAMENTI E IL RISCHIO PERMANENTE DI UN CASUS BELLI. La misura di quanto la situazione sia infiammabile è data dagli incidenti che si verificano ai confini dello spazio aereo europeo. Ieri pomeriggio, alle 17.38, l'Esercito Nazionale della Moldavia ha rilevato l'ingresso non autorizzato di un drone provenienti dal territorio ucraino nei pressi dell'insediamento di Palanca. L'aeromobile è poi rientrato nei cieli ucraini alle 17.43 nella zona di Tudora, verso la regione di Odessa. “A seguito degli attacchi aerei russi contro l'Ucraina, si è verificato un volo non autorizzato sul nostro spazio aereo nazionale”. Con questo comunicato il Ministero della Difesa moldavo ha confermato l'ennesimo sconfinamento legato ai bombardamenti di Mosca. Tali episodi dimostrano come un errore di traiettoria o un'azione sconsiderata possano fornire il casus belli per un'estensione del conflitto. Uno scenario che si inserisce nel progressivo deterioramento dei rapporti tra Mosca e Londra, dove settori dei comandi militari britannici considerano ormai inevitabile un confronto diretto con la Russia.

IL PIANO BRITANNICO DI "PREPARAZIONE CIVILE" ALLE GRANDI CRISI. Questo clima di tensione permanente trova un riscontro concreto nei piani di emergenza predisposti nel Regno Unito, dove l'establishment politico e militare sta avviando un'operazione per responsabilizzare direttamente la popolazione di fronte allo scenario di uno scontro prolungato o di attacchi alle infrastrutture critiche. I dettagli dei piani del governo di Londra, emersi da un'inchiesta del Financial Times, rivelano l'intenzione delle autorità britanniche di spingere i cittadini a strutturare vere e proprie scorte domestiche di prima necessità. L'obiettivo primario del Cabinet Office è fare in modo che ogni famiglia disponga autonomamente di risorse sufficienti — acqua potabile, cibo a lunga conservazione, medicinali salva-vita e batterie per le comunicazioni d'emergenza — per sopravvivere in modo indipendente per diversi giorni. Questa responsabilizzazione della popolazione consentirebbe ai servizi di soccorso e alle forze di difesa civile di concentrare uomini e mezzi esclusivamente sulla tutela dei soggetti più vulnerabili. Le simulazioni del governo britannico prendono in considerazione scenari di scontro ibrido, tra cui devastanti cyber-attacchi russi capaci di mettere fuori uso la rete elettrica, le infrastrutture bancarie e i sistemi di distribuzione idrica, fino ad eventi climatici estremi come alluvioni ed ondate di calore che potrebbero sovrapporsi a una paralisi logistica di matrice bellica.

DETERRENZA CONTINENTALE E MINACCE ATOMICHE. Sullo sfondo di questo clima di pre-guerra, la Francia sta tentando già da tempo di riorganizzare l'architettura di sicurezza del continente. Il presidente Emmanuel Macron ha aperto a più riprese alla possibilità di estendere l’“ombrello nucleare” francese agli altri Paesi dell'Unione Europea, creando un polo di deterrenza autonomo rispetto alle incertezze della politica americana. La risposta di Mosca non si è fatta attendere, affidata alle consuete ed esplicite minacce atomiche da parte della leadership russa e dello stesso Putin. Tra i bersagli più recenti della retorica del Cremlino c'è la Svezia: Mosca ha fatto sapere che un eventuale dislocamento di missili nucleari della NATO sul territorio svedese trasformerebbe immediatamente il Paese scandinavo in un obiettivo militare prioritario per le forze strategiche russe.

LO SCONTRO DIRETTO TRA RUSSIA ED EUROPA È DAVVERO ALLE PORTE? L'accumularsi di questi fattori spinge ad analizzare con freddezza le reali probabilità di un'escalation continentale. La diplomazia e i canali militari di prevenzione non sono del tutto interrotti, come dimostra proprio il viaggio cautelativo di Ratcliffe a Mosca. Tuttavia, la combinazione tra la rigidità russa, il riarmo europeo e la moltiplicazione degli incidenti tattici sul campo riduce al minimo i margini di manovra. Il rischio reale non è necessariamente una dichiarazione di guerra programmata, ma l'innesco automatico di una reazione a catena a seguito di un incidente di frontiera non calcolato.

RAID SU KIEV E PRESSIONE CONTINUA A POKROVSK. Mentre la diplomazia ombra tenta di contenere i rischi di un allargamento del conflitto, sul terreno ucraino la guerra continua a consumare uomini e risorse. Nelle prime ore di oggi, attacchi aerei russi hanno colpito la capitale Kiev, provocando forti esplosioni e la caduta di detriti e frammenti di missili in due quartieri della città. Lungo la linea del fronte si sono registrati ben 203 scontri a fuoco nelle ultime 24 ore. Il settore di Pokrovsk rimane la direttrice più attiva dell'offensiva russa, dove le truppe di Mosca continuano a concentrare spinta d'urto e fuoco d'artiglieria nel tentativo di spezzare la linea difensiva ucraina nell'Oblast di Donetsk. (27 AGO – deg)

(© 9Colonne - citare la fonte)
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